Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Il Codice di corporate governance (la cui applicazione, pur non obbligatoria, è ormai pressoché generalizzata nell’ambito delle società quotate) individua i princìpi per la redazione della politica per la remunerazione degli amministratori e del top management, in conformità a quanto previsto, per le società quotate, dalla vigente normativa sia italiana che europea. Il Codice raccomanda che vi sia un adeguato bilanciamento tra la componente fissa e quella variabile e che l’erogazione di quest’ultima sia legata in parte significativa a un orizzonte di lungo periodo. In proposito, il Rapporto 2025 sull’applicazione del Codice, predisposto dal Comitato italiano per la corporate governance, rileva che la componente variabile della remunerazione è legata a obiettivi sia di breve termine che di medio-lungo termine in circa il 73% delle società quotate, mentre solo nel 14% dei casi dipende unicamente da obiettivi di breve termine.
Il 2026 si apre con un panorama economico italiano in chiaroscuro, dove i segnali di ripresa lottano contro venti contrari piuttosto persistenti. Sebbene il pil abbia chiuso l’ultimo trimestre del 2025 con un incremento dello 0,3% grazie alla spinta decisiva degli investimenti legati al Pnrr, il Centro Studi di Confindustria segnala che l’industria fatica a trovare il passo giusto. La risalita appare lenta e condizionata da un dollaro svalutato che frena le esportazioni italiane e da consumi interni che, sebbene in lieve miglioramento sul fronte della fiducia, restano fragili nel volume reale degli acquisti. Un elemento centrale della congiuntura attuale riguarda il costo dell’energia. Il prezzo del petrolio è tornato a salire toccando 71 dollari al barile a febbraio, mentre il gas si è stabilizzato su livelli superiori a quelli di fine 2025. In questo contesto il decreto Energia varato da governo rappresenta una potenziale boccata d’ossigeno per il sistema produttivo, a patto che arrivi il via libera definitivo dalla Commissione Europea..
Dietro un’azienda in crescita, a volte, c’è un fondo di private equity. Non è una percezione, ma un dato di fatto. Almeno in Italia, dove circa 1.100 aziende sono detenute in portafoglio da fondi di private equity, confermando performance industriali complessivamente positive, con una crescita media annua (Cagr) dell’ebitda del 16% negli ultimi cinque anni e un ebitda medio di 25 milioni di euro. È questa una delle principali evidenze emerse dal diciassettesimo Global Private Equity Report 2026 di Bain & Company, presentato ieri a Milano da Sergio Iardella, senior partner e responsabile italiano private equity di Bain & Company. La maggior parte delle aziende appartengono al segmento industrial (con ebitda principalmente sotto i 5 milioni, ma che per il 23% mostra margini tra 10 e 30 milioni) e quello dei consumer product, segmento in cui aumenta la quota delle imprese con margini compresi tra 5-10 milioni e 10-30 milioni.

Gli insegnanti, che non vigilano, e i genitori, che non educano, responsabili per studenti e figli violenti. I docenti, in alcuni casi, rischiano una sanzione pecuniaria se non vigilano su studenti facinorosi che commettono gravi violenze in classe. La responsabilità, sempre pecuniaria dei genitori, è, invece, più ampia, scatta per un maggior numero di aggressioni e anche per atti di bullismo, compreso il ciberbullismo. Questo il quadro risultante dalle modifiche apportate dal dl sicurezza, approvato dal consiglio dei ministri del 5 febbraio 2026, che, intervenendo anche sul dl Caivano n. 123/2023 e sulla legge sui bullismi n. 71/2017, definisce cinque ipotesi di sanzioni amministrative applicate quando un minorenne commette reati. Il dl sicurezza risulta alla bollinatura della Ragioneria Generale dello stato per la pubblicazionein Gazzetta Ufficiale, attesa in settimana.
L’Intelligenza artificiale a scuola nel mirino del Garante della privacy. L’uso delle nuove tecnologie negli istituti d’istruzione e il loro impatto rispetto alla privacy di studenti, famiglie, dipendenti e terzi interessati è sotto stretta osservazione dell’autorità per la protezione dei dati. Fino a luglio 2026, tra le ispezioni programmate dal Garante, anche per mezzo della Guardia di Finanza, ci sono le verifiche sull’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale in ambito scolastico. A prevederlo è la deliberazione del Garante della privacy n. 797 del 30 dicembre 2025, che, per quanto di possibile interesse degli istituti scolastici, include, sempre nel piano ispettivo del primo semestre 2026, verifiche e approfondimenti tecnici in ordine alle violazioni di dati personali comunicate all’autorità, con particolare riguardo ai casi più estesi e delicati anche in ambito pubblico
Intesa Sanpaolo assicurazioni ha aderito alla Conference of European bancassurers (Ceb, conferenza dei bancassicuratori europei), diventando il primo operatore del mercato italiano del settore ad associarsi. Fanno parte della Ceb 21 compagnie con sede in Europa. Presieduta da Xavier Larnaudie-Eiffel (Groupement français des bancassureurs), con Javier Valle (VidaCaixa) vicepresidente e Álvaro Urrutia in qualità di direttore generale, oltre che presidente dell’associazione spagnola del comparto), l’associazione lavora per facilitare il dialogo fra le parti interessate, evidenziando il valore del modello di bancassicurazione per i consumatori, il ramo assicurativo e la società nel suo complesso.
Riflettori puntati sui Giochi Paralimpici invernali di Milano Cortina 2026: a undici giorni dall’inizio e a poche ore dall’arrivo in Italia della Fiamma Paralimpica, Allianz ha già dato il via ieri alle celebrazioni. Non sono solo gli ottimi risultati conseguiti dalla squadra azzurra alle Olimpiadi, appena concluse, a esigere una tale atmosfera festosa, ma una ricorrenza precisa: vent’anni di fruttuosa partnership tra il gruppo assicurativo e il Comitato Paralimpico internazionale (CiP).

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Da oggi l’alcolock non è più una riforma sulla «carta» del nuovo Codice della strada. A 15 mesi dall’entrata in vigore della legge, sul Portale dell’Automobilista il ministero dei Trasporti ha pubblicato l’elenco dei modelli installabili, dei rivenditori e delle officine autorizzate. Si entra nella fase operativa. L’alcolock è un etilometro collegato al sistema di accensione dell’auto. Prima di girare la chiave si dovrà soffiare. Se rileva alcol nel respiro, il motore non parte. Un funzionamento molto semplice, meno semplici le conseguenze. Dovranno montarlo, a proprie spese e per due anni, i guidatori fermati con un tasso superiore a 0,8 grammi per litro. Da ieri la sanzione non finisce più con un verbale da 800 a 3.200 euro, l’arresto fino a sei mesi, la sospensione della patente da sei mesi a un anno e la decurtazione di dieci punti: entra in auto e resta lì, ogni giorno, prima di partire. Se il tasso supera 1,5 g/l, oltre all’aumento delle pene, l’alcolock è obbligatorio per tre anni. Se l’auto non è di proprietà di chi guida, raddoppia la sospensione della patente. Il costo stimato si aggira intorno ai duemila euro, tutto a carico del sanzionato. Se l’auto è usata più volte al giorno, ogni volta bisognerà superare il test con boccagli monouso da acquistare a parte. A questo si aggiunge la taratura annuale obbligatoria: l’alcolock è uno strumento di misurazione e deve garantire precisione.

Entro il 2100 gli over 65 rappresenteranno il 24% della popolazione mondiale. Non si tratta di una semplice evoluzione demografica, ma di una trasformazione strutturale che ridefinisce lavoro, welfare, sanità e modelli di consumo. La piramide dell’età si rovescia, la pressione sui sistemi pubblici aumenta e la questione non è più quanto vivremo, ma come. In questo scenario l’Italia, uno dei Paesi più longevi al mondo, può ambire a un ruolo inedito: diventare un laboratorio globale dell’economia della longevità. L’ecosistema europeo della AgeTech – tutte quelle tecnologie, dispositivi e app che sono legate alla longevità – vale oggi 23,9 miliardi di dollari in termini di valutazione complessiva delle principali imprese, con 5,5 miliardi di capitali raccolti. Una dimensione ancora selettiva, ma in rapida espansione, trainata da cinque cluster tecnologici che stanno ridefinendo il mercato. Secondo la mappatura realizzata dalla Community Longevity+ di Teha Group, su 150 aziende europee, il 62% delle realtà leader fa leva su Ai& Data intelligence, infrastruttura abilitante per personalizzazione dei servizi, analisi predittiva e gestione integrata dei dati sanitari e finanziari. Accanto all’intelligenza artificiale emergono Genomics & precision medicine, che rappresentano il 28% del campione e puntano a intervenire sui meccanismi biologici dell’invecchiamento; le MedTech e la Cognitive and assistive robotics, entrambe al 12%, che spaziano dalla diagnostica avanzata alla robotica di supporto; e infine Wearables & connected health, al 9%, con dispositivi per il monitoraggio continuo di parametri fisici e cognitivi.
A sei anni esatti dalla scoperta in Italia del primo paziente colpito dalla pandemia di Covid il 21 febbraio del 2020 e a quasi tre anni dalla dichiarazione di fine emergenza dell’Oms nel maggio del 2023 la promessa dell’Italia di farsi trovare pronta di fronte a una nuova emergenza sanitaria non è stata ancora mantenuta. I due strumenti principali per arginare lo tsunami di una nuova pandemia – il nuovo piano pandemico e il potenziamento delle terapie intensive con almeno quasi 6mila nuovi letti aggiuntivi, quelli che si cercavano disperatamente nei mesi più duri del Covid per curare i pazienti più gravi – sono ampiamente in ritardo: innanzitutto manca all’appello il piano pandemico 2025-2029 annunciato da tempo dal ministero della Salute guidato dal ministro Orazio Schillaci a cui spetta il compito di disegnare l’architettura degli interventi e delle contromisure da adottare in caso di una nuova emergenza sanitaria. Il piano è al centro di un lungo rimpallo tra ministero della Salute e Regioni in cui si è inserito anche il ministero dell’Economia: l’ultima bozza del piano – un documento di oltre 300 pagine – risale all’estate scorsa a cui si è aggiunta anche una lettera lo scorso gennaio della Ragioneria generale dello stato che fa le pulci alle coperture economiche delle misure previste che non sono state ben studiate. Il piano è infatti finanziato con risorse importanti dalla manovra di bilancio dell’anno scorso che ha già stanziato 50 milioni per il 2025, 150 milioni per il 2026 e 300 milioni annui a decorrere dal 2027. Le Regioni che spingono per approvare al più presto il piano sottolineano tra l’altro come la mancata approvazione ha determinato «un vuoto normativo con conseguente incertezza per la pianificazione e attuazione delle misure in modo uniforme sul territorio nazionale».
Un’altro balzo dell’1,04% a 21,35 euro dopo il rally dello scorso venerdì. Il titolo Unipol consolida la propria posizione al di sopra dei 20 euro e lo fa in un mercato difficile ma che comincia a leggere la storia del gruppo assicurativo da ben altro punto di vista. Lo spiega bene Intermonte che in un report diffuso a valle dei risultati 2025 scrive: «Unipol non è più solo una solida compagnia assicurativa disciplinata nella gestione del business. È una storia di crescita del capitale che accelera più velocemente delle proiezioni e delle aspettative del piano. I risultati dell’anno 2025 confermano la solidità strutturale degli utili, ma, cosa ancora più importante, mostrano che la generazione di capitale organico sta procedendo molto più velocemente di quanto inizialmente ipotizzato». Di qui il giudizio outperform con target price a 23,6 euro: il 10,5% in più dei prezzi attuali