Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
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Agricoltura ed edilizia nel mirino degli ispettori per il prossimo triennio. Almeno la metà delle verifiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro, infatti, sarà concentrata nei due settori, che vengono considerati “ad alto rischio”. Ma non solo. Agricoltura ed edilizia (in particolare le “costruzioni”) fanno parte anche nella rosa dei cinque settori in cui sarà indirizzata almeno la metà delle verifiche d’iniziativa dell’ispettorato nazionale del lavoro, insieme a logistica e trasporto; attività manifatturiere; servizi di alloggio e ristorazione; intrattenimento e attività stagionali; commercio ingrosso e dettaglio; servizi alle imprese. A stabilirlo è la Convenzione 2026/2028 sui rapporti tra Ministero del lavoro e Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) del 9 febbraio. Il documento fa coppia con il “Piano di attività e organizzazione 2026/2028” (Piao), approvato dall’Inl con decreto direttoriale n. 10 il 29 gennaio 2026. Entrambi i documenti, inoltre, s’intrecciano con il “Piano integrato per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro per l’anno 2026”, approvato dal Ministero del lavoro con decreto n. 20/2026.
Italia risk-free sul fronte economico. Tensioni geopolitiche, guerra dei dazi e volatilità dei mercati non hanno pesato come un macigno sul sistema produttivo nazionale. Al contrario, nell’ultimo anno la Penisola ha mostrato una resilienza invidiabile rispetto ad altre economie più blasonate arrivando a tagliare il traguardo del 2025 con un upgrade sul versante del rischio Paese. A sancire questo risultato, l’ultima edizione del Country Risk Atlas realizzato da Allianz che ogni anno analizza l’outlook economico, i rischi e le opportunità in 83 Paesi, rappresentativi di circa il 94% della ricchezza globale, arrivando a decretare una lista di buoni e di cattivi.
Il factoring tallona il credito bancario tradizionale non solo a livello di convenienza per le imprese, ma anche per la stabilità finanziaria dell’intero sistema produttivo. I suoi vantaggi, infatti, stanno in una migliore qualità del credito e nella capacità di gestire le posizioni deteriorate. Tuttavia, il settore continua a essere penalizzato dalla regolamentazione, che
non sempre riflette le sue specificità operative e fa emergere un disallineamento tra il rischio “regolamentare” e il rischio “effettivo”. È quanto emerso dalla ricerca “Valore, competitività e rischio del factoring. Il ruolo della regolamentazione”, condotta per Assifact, associazione ita
liana che riunisce le società di factoring, da Sda Bocconi
Poker di tutele contro il telemarketing selvaggio. L’ultima novità è la segnalazione all’Organismo di monitoraggio (Odm) del codice di condotta per gli operatori del settore. Va ad aggiungersi al servizio telematico di segnalazioni sul sito del Garante della privacy, al registro delle opposizioni (Rpo) e al blocco dello spoofing internazionale (chiamate dall’estero da numerazioni camuffate). Gli strumenti intervengono su livelli differenti: le segnalazioni all’Odm e al Garante della privacy sono reazioni dopo avere ricevuto le chiamate moleste, mentre Rpo e filtri anti-spoofing vogliono prevenire a monte lo stesso ricevimento di comunicazioni indesiderate. Chi aspira, però, a un risarcimento dei danni dovrà spostare la propria azione su altri tavoli e cioè attivare procedure di conciliazione/mediazione o procedimenti contenziosi e giudiziari
La condanna della società ai sensi del dlgs 231/2001 non può prescindere dall’accertamento della colpa di organizzazione: è quanto evidenziato nella “Rassegna di giurisprudenza 1/2026 – Modello 231, certificazioni e controlli di filiera: un nesso virtuoso”, pubblicata da Assonime, che, nell’analizzare le recenti pronunce sulla responsabilità amministrativa da reato degli enti, si sofferma anche sul rapporto dei modelli organizzativi con le certificazioni sulla sicurezza sul lavoro. Ancora, il documento mette in luce come nell’ambito dell’applicazione delle misure di prevenzione la giurisprudenza abbia riconosciuto al modello 231 una più ampia rilevanza quale indicatore di legalità e affidabilità dell’attività d’impresa
Aumenterà di oltre il 6% il costo del lavoro per le aziende obbligate, da gennaio, al versamento del Tfr al Fondo di tesoreria dell’Inps. È questa, infatti, la differenza tra la quota di retribuzione da versare all’Inps come Tfr (il 7,41%) e le cosiddette misure compensative, vale a dire la riduzione dei contributi non più dovuti per effetto del trasferimento del Tfr (0,98% per la generalità dei lavoratori; 1,18% nel caso di dirigenti). A ciò si aggiunge l’eventuale fabbisogno di liquidità derivante dallo smobilizzo del Tfr, con possibile ricorso al credito che farà lievitare il costo per il ricorso ai mercati finanziari. È entrata nel vivo la novità della Manovra 2026 con le modifiche al criterio (dimensione occupazionale) e alla periodicità della verifica dell’obbligo di conferimento del Tfr al Fondo di tesoreria. L’Inps ha dettato le istruzioni operative con la circolare n. 12/2026, fissando al 16 maggio il termine per il versamento delle quote di Tfr relative ai mesi di gennaio e febbraio 2026. Le aziende che hanno iniziato attività nell’anno 2025 e che, nello stesso anno, hanno raggiunto la soglia di 50 addetti devono versare il Tfr maturato dai dipendenti dall’inizio attività. Invece, le aziende già attive nell’anno 2025 (inizio attività entro il 2024) che, nell’anno 2025, hanno raggiunto la soglia di 60 addetti devono versare le quote di Tfr maturate dal 1° gennaio 2026
La sezione seconda della Cassazione, con due diverse sentenze, ha stabilito che la tardiva notifica del verbale di accertamento di violazioni del Codice della strada deve essere contestata dal destinatario nel termine di trenta giorni dalla stessa notifica, mediante ricorso al prefetto o al giudice di pace; in difetto, la questione della tardività della notificazione non può essere sollevata in sede di opposizione all’ingiunzione o alla cartella di pagamento. Sono le conclusioni che si leggono nella due sentenze della Cassazione civile, la numero 2857 e la numero 2861, depositate in cancelleria il 9 febbraio scorso. Le sentenze di cui al commento trattano il ricorso presentato dinanzi al giudice di pace contro diverse ingiunzioni di pagamento a titolo di sanzione per violazione del Codice della strada e maggiorazioni di mora relative al verbale di accertamento.

Il vento è cambiato all’improvviso. Fino a poche settimane fa la parola d’ordine era “bolla”. I titoli legati all’intelligenza artificiale correvano, i multipli si gonfiavano e la domanda era quando sarebbe arrivata la correzione. Poi qualcosa si è spostato. Non più il timore che l’IA fosse sopravvalutata, ma la possibilità opposta: e se funzionasse davvero? Se la disruption fosse reale, profonda, imminente? Se il risparmio gestito è stato il primo bersaglio, le assicurazioni non sono rimaste immuni. Colossi come Generali e Unipol per ora non hanno subito scosse a Palazzo Mezzanotte, ma si trovano davanti a un doppio fronte: da un lato l’IA può migliorare i modelli predittivi nella gestione sinistri; dall’altro può intensificare la concorrenza, abbassando le barriere all’ingresso nei rami più standardizzati. Anche qui, però, il modello italiano – con la sua forte componente di distribuzione tramite agenzie – rende
meno immediata la rottura. «Nel danni l’IA può comprimere i costi, nel vita può supportare la consulenza, ma il cuore resta la gestione del rischio e del capitale» continua Villa. «Non vedo una sostituzione secca, piuttosto una selezione tra chi investe e chi resta indietro»
L’ 11 febbraio si è consumata in Borsa una giornata di pesanti perdite per le azioni delle reti e del risparmio gestito italiane, da Finecobank a Banca Mediolanum fino a Banca Generali e ad Azimut. A pesare il lancio negli Stati Uniti di un nuovo sistema, dedicato alla programmazione fiscale e basato sull’Intelligenza artificiale, che si teme possa rimpiazzare
il consulente finanziario. Tofanelli (Assoreti): “Una piattaforma non potrà mai tenere conto dell’emotività del momento e sostituire il consulente”
Il settore del risparmio gestito sta attraversando una metamorfosi senza precedenti. Non si tratta più solo di allocare asset o battere un benchmark, ma di navigare una complessità crescente, nella quale la tecnologia e la sensibilità umana devono trovare un nuovo
equilibrio. Secondo il recente rapporto di Oliver Wyman, “10 Wealth Management Trends Shaping 2026”, il settore si sta muovendo verso un modello di “consulente aumentato”, dove l’intelligenza artificiale gestisce l’efficienza operativa, lasciando al professionista il compito più nobile e difficile: la gestione della relazione e della fiducia. L’AI è un’opportunità per battere nuove strade, ma anche una minaccia per chi punta alle rendite di posizione. Nel momento in cui la nuova frontiera della tecnologia fornisce risposte adeguate a bisogni dal lato della domanda come la costruzione dei portafogli, la pianificazione, il confronto commissionale tra i vari prodotti e la ricerca di costi non espliciti, i vantaggi informativi storici degli operatori si riducono e così cresce la pressione sui margini. Di conseguenza, il consulente è chiamato a focalizzarsi sugli ambiti dell’emotività e sulla sensibilità che nessun algoritmo può vantare. Il nuovo campo di battaglia è la mente del cliente: uno schema integrato e governato di relazioni, patrimoni, comportamenti, preferenze e rischi. È proprio nelle fasi di turbolenza – sempre più frequenti negli ultimi tempi – che la capacità del
professionista di agire come una sorta di coach comportamentale può fare la differenza
Consulentia 2026 ha scelto come temi il rapporto tra uomo e tecnologia e il ruolo fondamentale della fiducia per favorire investimenti consapevoli. Conte (Anasf): “Tra rischi e opportunità: l’IA va governata”.

Con qualche anno di ritardo anche in Italia c’è chi ha deciso di mettere fine alla stagione dei monopattini in sharing, mentre altre città stanno imponendo regole sempre più stringenti alle società che li gestiscono. Ad accelerare la svolta è stato senza dubbio il nuovo Codice della strada che dal 2024 impone l’obbligo del casco anche per chi va sui monopattini a noleggio. Da qui la scelta di Firenze che si è mossa per prima in Italia. Dopo un lungo braccio di ferro con la società che gestisce il servizio, dal primo aprile ne ha vietato la circolazione. Le ragioni? Esattamente le stesse che hanno motivato la scelta di Parigi, Madrid e Praga e che lamentano un po’ tutte le città italiane. A Torino si è mossa l’Unione Italiana Ciechi che ha avviato una petizione popolare per chiedere la sospensione del servizio in tutta la città. Anche a Roma la questione della sosta selvaggia è fonte di continue proteste dei cittadini. Di recente bici e monopattini in sharing della società Lime sono stati fermati per un mese, a causa di ripetute infrazioni, mentre nel 2024 alcuni operatori erano stati multati per non aver rispettato gli obblighi della giusta sosta nelle aeree consentite compromettendo decoro e sicurezza urbana. Milano, invece, è una delle città dove il servizio funziona a pieno regime, anche se non mancano proteste e lamentele. Non è mai scoccata la scintilla per lo sharing in monopattini a Bologna. Con i suoi 60 chilometri di portici ci sarebbero stati più problemi che vantaggi. In controtendenza invece Catania che ha attivato il servizio appena qualche giorno fa.
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II governo ha introdotto una normativa sui fondi sanitari integrativi, inserita nell’articolo 29 del decreto PNRR. La nuova legge affida alla COVIP la vigilanza sul settore — come già accade per i fondi pensione — rendendola l’autorità di controllo del welfare complementare. La norma impone maggiore trasparenza e tutela degli iscritti, con obbligo di pubblicare bilanci, dati contributivi, costi di gestione e patrimonio. Ciò pone fine all’attuale situazione di assenza di controlli e opacità, dove oltre 17 milioni di iscritti e più di 320 fondi operavano senza regole chiare. Entro un anno, la COVIP dovrà emanare un regolamento attuativo che definisca tipologie di fondi, capitali di garanzia e modalità di pubblicazione dei bilanci, superando l’obsoleta iscrizione annuale. In prospettiva, servirà anche una legge quadro per uniformare i benefici fiscali e favorire sinergie tra sanità pubblica e fondi integrativi. La riforma mira a rafforzare il secondo pilastro sanitario, indispensabile per sostenere un sistema sanitario in crisi in un Paese che invecchia rapidamente, migliorando l’accesso alle cure, riducendo le liste d’attesa e alleggerendo la spesa sanitaria pubblica
Intesa fa un passo in Europa. Le polizze di Ca’ de Sass, vendute agli sportelli della banca con la maggior presenza nella Penisola, entrano in Ceb, la Conference of European Bancassurers, associazione che raggruppa 21 compagnie europee di bancassicurazione, nessuna di queste, finora, italiana. La logica continentale sembra così conquistarsi spazio: Unipol da tempo è uscita dall’Ania e nel novembre scorso ha aperto un ufficio di rappresentanza a Bruxelles. Mentre «la nostra adesione alla Conference of European Bancassurers – ha detto Virginia Borla, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Assicurazioni che siederà nel board della Ceb con Massimiliano Dalla Via di Isp Protezione – rafforza l’impegno a partecipare in modo proattivo alla crescita e al riconoscimento del modello di bancassicurazione su scala europea».
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