Secondo la nuova statistica realizzata congiuntamente dall’Authority di vigilanza e l’associazione delle imprese assicurative tedesche (Bafin–GDV) sulla Rc auto 2024, le differenze di sinistrosità tra le auto ad alimentazione tradizionale e le elettriche emergono in modo netto. Le autovetture puramente elettriche risultano, in media, meno coinvolte in incidenti e presentano un fabbrisogno di premio (Schadenbedarf) più basso rispetto ai veicoli con altri tipi di motore. Su circa 1,34 milioni di veicoli elettrici assicurati in responsabilità civile si registrano poco meno di 58.500 sinistri per un costo complessivo di circa 288,7 milioni di euro; la frequenza è di 44 sinistri ogni 1.000 anni‑veicolo, quindi sensibilmente inferiore alla media complessiva (50 su 1.000).

Per i veicoli ibridi il quadro è più sfumato. Gli ibridi senza plug‑in (oltre 497.000 veicoli) mostrano una frequenza leggermente superiore alla media, con 51 sinistri su 1.000 anni‑veicolo e circa 25.250 incidenti per 127,2 milioni di euro di costo. Gli ibridi plug‑in (quasi 835.000 unità), invece, hanno una frequenza in linea con la media complessiva, ma sono i più onerosi quando l’incidente avviene: la spesa media per sinistro è la più alta di tutte le alimentazioni, circa 5.429 euro, contro un valore medio generale di 4.879 euro. Anche gli ibridi non ricaricabili superano i 5.000 euro per evento, mentre i veicoli “altri” (benzina, diesel, ecc.) restano di poco sotto la media, intorno ai 4.865 euro.

Queste differenze si riflettono nel fabbisogno di premio. Le auto elettriche, pur avendo costi medi per sinistro non necessariamente bassissimi, beneficiano di una frequenza così favorevole da attestarsi su un fabbisogno di circa 215 euro, cioè sensibilmente sotto la media. Gli ibridi senza plug‑in si collocano un po’ sopra (256 euro), mentre i plug‑in hanno il fabbisogno più elevato, intorno ai 271 euro, combinando una frequenza nella media con danni medi più costosi. Ne deriva che, dal punto di vista tecnico‑assicurativo, i plug‑in sono oggi il segmento più “schadenträchtig”, cioè più oneroso in termini di costo sinistri per la Rc auto, mentre le vetture elettriche “pure” si comportano meglio sia per frequenza sia per fabbisogno complessivo.

La statistica conferma inoltre alcune tendenze trasversali già note ai tariffatori. I secondi veicoli e le flotte aziendali presentano, in tutte le tipologie di alimentazione, un quadro sinistri più sfavorevole: più incidenti, fabbisogno più alto e costi medi per crash maggiori rispetto al portafoglio complessivo, seppur inferiori a quelli tipici dei “secondi veicoli privati”. All’opposto, alcune caratteristiche del contraente o del rischio si associano a una sinistrosità più contenuta: il gruppo tariffario B (dipendenti pubblici), il pagamento del premio in soluzione annuale e il possesso di immobili sono tutti fattori collegati in media a un comportamento di guida più prudente e a un migliore andamento tecnico.

Incide molto anche l’uso del veicolo: più chilometri si percorrono in un anno, più peggiora il quadro dei sinistri, sia in termini di frequenza sia di costo complessivo. Anche l’età del veicolo al momento dell’acquisto gioca un ruolo: l’analisi mostra che, al crescere dell’età del mezzo, la situazione tende a peggiorare per le compagnie, con sinistri più onerosi.

Un discorso a parte riguarda i veicoli a due ruote (ciclomotori, motocicli, scooter) e i mezzi con targhe assicurative: nel 2024, a fronte di un lieve incremento del parco circolante, il numero di incidenti è cresciuto molto più marcatamente, con ulteriore aumento sia del fabbisogno sia del costo medio per sinistro; all’interno delle diverse “wagnisarten” con targa assicurativa emergono inoltre livelli di rischio molto differenti tra loro.

Nel complesso, la statistica 2024 restituisce un panorama in cui le auto elettriche appaiono, dal punto di vista Rc auto, relativamente “virtuose”, gli ibridi plug‑in rappresentano il segmento più oneroso per le compagnie, e le variabili legate al profilo del cliente, all’uso del veicolo e alle sue caratteristiche (chilometraggio annuo, età, seconda auto, flotta, status socio‑economico) restano determinanti almeno quanto la sola tipologia di alimentazione.

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