Dal 9° Rapporto Censis–Eudaimon emerge con forza l’idea che il lavoro abbia perso il suo posto al centro della vita delle persone, scalzato dal bisogno di benessere, tempo per sé e qualità della vita. Molti occupati non vivono più la carriera come obiettivo primario, percepiscono il lavoro soprattutto come fonte di reddito e faticano a trovarvi un senso profondo e gratificante.

Secondo il Rapporto, infatti, l’88,2% degli occupati italiani considera un diritto universale avere più tempo per sé stessi e il benessere personale, mentre il 71,3% ritiene che le condizioni tecnologiche ed economiche permettano di ridurre l’orario lavorativo, ad esempio con la settimana di quattro giorni – un’opinione condivisa soprattutto dai giovani under 34 (82,8%).

Per molti lavoratori, il lavoro sta perdendo significato: il 55,1% non vede la carriera come priorità vitale e il 64,7% lo percepisce solo come fonte di reddito, più un obbligo che una passione (44,7%); nonostante ciò, il 51,1% preferirebbe un’azienda allineata ai propri valori anche a costo di stipendi minori. Inoltre, il 45,8% prova ansia per email e chiamate fuori orario, e il 43,9% esercita il “right to disconnect”, con i giovani (57,7%) più propensi a ignorarle rispetto agli over 50 (33,7%).

Le gratificazioni scarseggiano: il 57,7% trova la retribuzione inadeguata e il 55,4% non riesce a risparmiare, mentre il 78,9% si sente poco valorizzato e il 62,2% manca di autonomia; solo il 32,5% vede nel “job hopping” (cioé il cambio frequente di azienda) la via per guadagnare di più. Emergono malesseri diffusi come fatigue (68,3%), ergofobia (54%) e sindrome dell’impostore (21,7%).

L’IA è usata dal 36,7% degli intervistati, ma spaventa: il 42,6% teme di perdere il posto di lavoro e di venire sostituito da robot e il 55,3% pensa che i dirigenti della propria azienda ripongono più fiducia nelle nuove tecnologie che nei lavoratori.

Per quanto riguarda i social, secondo gli intervistati essi proiettano un’idea di lavoro attraente, fatta di libertà, viaggi e successo personale. Un’immagine del lavoro che il 64,4% degli occupati ritiene fuorviante, irreale e falsa, il 15,6% no e il 20,0% non ha ancora formulato un’opinione in merito.

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