Nel 2024 il tasso di motorizzazione in Italia ha raggiunto 701 autovetture ogni 1.000 abitanti, il valore più elevato dell’Unione europea, a fronte di una media Ue di 578, mentre Spagna, Francia e Germania restano su valori vicini alla media e sostanzialmente stabili. La crescita del parco auto italiano – spiega l’ISTAT – prosegue dunque a ritmo sostenuto, a differenza delle altre grandi economie europee. Il parco veicolare nazionale conta complessivamente 47,1 milioni di autoveicoli, di cui quasi l’88% autovetture, l’11,5% autocarri e lo 0,2% autobus.
Nelle città il tasso di motorizzazione è più basso rispetto alla media nazionale, ma comunque elevato: nei 112 comuni capoluogo si contano 651 autovetture ogni 1.000 abitanti, che scendono a 612 nei capoluoghi delle città metropolitane.
Le differenze territoriali sono marcate: si va da 594 auto ogni 1.000 abitanti nei capoluoghi del Nord-Ovest a 723 nelle Isole, con minimi a Venezia (460) e picchi a Frosinone (856) e, tra le grandi città, a Catania (824). Un confronto con l’offerta di trasporto pubblico locale mostra che dove il servizio è più abbondante (capoluoghi metropolitani, Nord-Ovest) i tassi di motorizzazione tendono a essere più contenuti.
Nel 2024 per la prima volta si arresta la crescita dei veicoli a combustibili fossili pro capite, indicatore inserito dalle Nazioni Unite tra i driver del cambiamento climatico: le auto alimentate a benzina, gasolio e gas rappresentano ancora il 93,9% del parco, ma il loro numero non aumenta rispetto al 2023, con un valore pro capite che resta fermo a 0,878 a livello nazionale (0,819 nei capoluoghi). I valori sono più bassi nel Nord-Ovest e più alti nelle Isole, dove la presenza dei veicoli tradizionali resta molto superiore alla media.
La pressione del traffico sulle aree urbane emerge chiaramente dalla densità veicolare: nel 2024 si contano 2.788 veicoli per km² di superficie urbanizzata in Italia e ben 3.990 nei comuni capoluogo, con punte di 7.590 veicoli/km² a Napoli e valori oltre i 6.000 anche a Torino, Milano, Palermo e Catania. A differenza del tasso di motorizzazione, la densità risulta più alta nelle grandi città (5.195 veicoli/km² nei capoluoghi metropolitani) che nei capoluoghi di provincia, seguendo comunque un chiaro gradiente Nord-Sud, con i valori più elevati concentrati nel Mezzogiorno.
Sul fronte ambientale, l’indice del potenziale inquinante del parco veicolare – che confronta auto più inquinanti (Euro 0-3) e a basse emissioni – scende a livello nazionale a 109,9 (era 136,0 nel 2019) e per la prima volta passa sotto 100 nel Nord-Est, segnalando un parco relativamente più “pulito”. Nei comuni capoluogo l’indice si attesta a 105,5, ma restano forti divari: tra le grandi città spiccano in negativo Catania (156,6) e altre realtà del Mezzogiorno, mentre Bologna, Torino, Milano, Venezia, Firenze e Roma scendono progressivamente sotto soglia 100, con Bologna al minimo nazionale (82). Una lettura combinata di densità e potenziale inquinante mostra situazioni particolarmente critiche a Napoli e Catania (alta densità e alto inquinamento) e più favorevoli a Venezia e Bologna (bassa densità e basso potenziale inquinante).
Le alimentazioni tradizionali restano prevalenti: oltre l’80% delle autovetture nei capoluoghi è ancora a benzina o gasolio (circa 46,5% benzina e 33,8% diesel), con quote diesel più basse nel Centro-Nord e nelle grandi città. Le auto a basse emissioni salgono al 19,7% nei comuni capoluogo (+2,3 punti in un anno), ma con un forte divario tra Mezzogiorno (fino al 10,8% nelle Isole) e Centro-Nord (intorno al 22%). All’interno di questo segmento prevalgono ancora le vetture a gas e bi‑fuel (10,1%), mentre le ibride sono l’8,8% e le elettriche appena lo 0,8%; tuttavia, dal 2019 al 2024 le ibride crescono di oltre il 600% e le elettriche di quasi il 40% l’anno, pur con un rallentamento nel 2024.
Resta critico il tema dell’età del parco circolante: nei capoluoghi quasi due auto su tre (64,3%) hanno almeno 8 anni, con percentuali ancora più elevate a livello nazionale (66,9%) e una quota di vetture ultra-ventennali pari al 24,3%, superiore alla media Ue (19,4%) e molto più alta che in Germania (10%) e Francia (12,5%). L’obsolescenza è più marcata nel Mezzogiorno, dove è maggiore la quota di auto vecchie e minore quella di vetture nuove (0-3 anni), a conferma di una minore capacità di rinnovo del parco nelle aree economicamente più deboli.
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