Il risparmio privato faccia scudo alle banche italiane

IL COPASIR CHIEDE STRUMENTI PER INCENTIVARE GLI INVESTIMENTI. NEL 2021 SONO STATE 465 LE NOTIFICHE LEGATE AL GOLDEN POWER
di Andrea Pira
Convogliare il risparmio privato in investimenti nel sistema bancario italiano per bilanciare la presenza di capitali stranieri. Lo chiedono i componenti del Copasir nella relazione sull’attività svolta nell’ultimo anno. Nel documento, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica esorta il governo ad avviare una riflessione per «valutare l’introduzione di strumenti normativi volti a incentivare l’investimento del risparmio privato nel sistema bancario e produttivo italiano e a preservare la presenza degli investitori istituzionali nel capitale dei gruppi bancari». Il comparto bancario-assicurativo è dall’inizio della legislatura sotto la lente del comitato presieduto dal senatore Adolfo Urso, per via della connessione tra i temi della sicurezza nazionale e la quota di debito pubblico italiano posseduta da istituti e compagnie. Già nel 2020 il settore finanziario fu oggetto di una relazione e negli ultimi mesi si sono susseguite una serie di audizioni che hanno spostato l’attenzione sull’assetto del sistema bancario italiano, anche in riferimento alla presenza di partecipazioni di capitali stranieri, e sull’efficacia dei meccanismi di monitoraggio e vigilanza rafforzati. In particolare, i lavori hanno puntato il faro sui movimenti societari attorno a Mediobanca e Generali e sul passaggio di Borsa Italiana sotto l’ombrello Euronext.

Il comitato pone anche tra gli obiettivi la tutela della solidità sistema creditizio-finanziario «dai rischi della tecnofinanza e da strategie ostili di operatori finanziari esteri», nonché la protezione del patrimonio industriale e dell’eccellenza tecnologica da interessi stranieri, soprattutto nei settori considerati strategici dalla normativa sul golden power, la cui applicazione ha conosciuto nell’ultimo anno un boom. Secondo i dati parziali, dalle 342 del 2020 le notifiche sono salite a 465. Guardando allo spaccato settoriale: 55 hanno riguardato i settori difesa e sicurezza, 16 nella tecnologia 5G, 394 il coacervo degli altri settori dall’energia ai trasporti alla finanza ed economia. In questo quadro è stato anche esercitato il potere di veto sul passaggio alla cinese Shenzhen Invenland Holdings del 70% di Lpe, piccola azienda italiana di Baranzate specializzata nella produzione dei chip, uno dei beni più contesi al mondo. Un comparto quello dei semiconduttori, al pari di quello della batterie, per i quali, secondo il Copasir, occorrerà evitare replicare ciò che avvenuto con i pannelli fotovoltaici, con la produzione di celle fotovoltaiche concentrata in Cina. «Tale condizione è anche il prodotto di una scarsa attenzione e un insufficiente supporto alla filiera nazionale di ricerca industriale, collegata con tale settore di mercato, che rischia di generare una pericolosa dipendenza da attori esteri, con la conseguente vulnerabilità e perdita di autonomia del sistema Paese», scrivono i commissari che chiedono inoltre di rafforzare l’uso dei poteri speciali a tutela delle pmi. Focus anche sulle criptovalute. La deregolamentazione, si legge nel documento, «esige di colmare al più presto le lacune normative esistenti, potenziando gli strumenti antiriciclaggio ai fini dell’aggressione dei patrimoni illeciti». Quanto allo sviluppo del cloud nazionale, per il quale è stato lanciato da poco il bando di gara europeo, il progetto rientra negli ulteriori interventi necessari per la messa in sicurezza di dati dati e servizi della pubblica amministrazione, assieme alla piena operatività della nuova Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza. (riproduzione riservata)
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