Pensioni non di carta

Carlo Giuro
La previdenza complementare appare come un universo in divenire, in crescita ma con la necessità di compiere ulteriori, significativi passi in avanti per favorire un maggior livello di inclusione. È interessante allora volgere le sguardo alla esperienza di realtà significative nel panorama dei fondi pensione come è il caso di Byblos, fondo rivolto ai dipendenti delle aziende grafiche, editoriali, della carta e del cartone. MF-Milano Finanza ne ha parlato con il presidente, Federico Angelo Motta.

Domanda. Quali le caratteristiche di Byblos?

Risposta. Il fondo si rivolge sia ai lavoratori a tempo indeterminato sia a quelli a tempo determinato o anche con contratti di prestazione d’opera o di collaborazione a progetto. La sua natura di fondo negoziale comporta che l’adesione del lavoratore sia per lo più su base volontaria, a eccezione dei lavoratori iscritti contrattualmente sulla base delle previsioni del contratto collettivo applicato, e rientra nella categoria dei fondi a contribuzione definita che seguono il principio della capitalizzazione individuale. Gode di agevolazioni fiscali nella tassazione dei rendimenti e delle prestazioni erogate secondo legge, ma rispetto ad altre forme pensionistiche ha costi trasparenti e contenuti, oltre al versamento di un ulteriore contributo aggiuntivo da parte del proprio datore di lavoro a fronte di un versamento minimo dell’iscritto.

D. Anche in ottica nuove generazioni, è già possibile aderire in via telematica al fondo?

R. Abbiamo già previsto da qualche anno la possibilità di aderire in maniera telematica. L’adesione attualmente in auge non è tuttavia del tutto digitale, in quanto prevede al culmine dell’operazione la stampa e l’invio della documentazione. Siamo al contempo molto attivi sulla digitalizzazione: a oggi abbiamo digitalizzato tutte le pratiche di anticipo della posizione e siamo in via di definizione per quelle di riscatto. Prevediamo nel giro di qualche anno di digitalizzare tutte le pratiche nei confronti dei nostri aderenti.

D. Le difficoltà nel settore della editoria hanno avuto qualche riflesso in termini di iscrizioni?

R. All’interno del fondo ci sono diverse anime, che corrispondono ai diversi settori di produzione, genericamente indicati come filiera della carta. In questi ultimi anni, ad esempio, il settore grafico ha attraversato un periodo di grande difficoltà, mentre quelli della carta e della cartotecnica hanno conosciuto momenti di forte sviluppo. Per quanto riguarda l’editoria, quella di libri presente in Byblos ha visto in questi ultimi due anni degli incrementi interessanti del proprio mercato. Sul versante della Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (Rita) nell’ultimo periodo è diventata uno strumento di facile utilizzo per gli iscritti dei fondi pensione. I suoi requisiti di accesso facilitati e il suo vantaggio fiscale lo hanno reso uno strumento molto utilizzato.

D. Come si struttura finanziariamente Byblos?

R. Gli aderenti possono scegliere fra tre soluzioni di investimento con un diverso profilo di rischio-rendimento. Abbiamo un comparto dinamico, uno bilanciato e un garantito. Il primo ha un profilo di rischio-rendimento elevato, mira a un pubblico giovane con un orizzonte temporale di lungo periodo. Il comparto ha una prevalenza di componente azionaria. Il bilanciato gode di un profilo rischio-rendimento medio, ed è pensato per un pubblico con orizzonte temporale medio-lungo. La componente obbligazionaria è prevalente rispetto all’equity, che pesa mediamente per il 35%. Il comparto include anche forme di investimento alternative, che grazie alla loro componente diversificata hanno il compito di ridurre il rischio e aumentare i rendimenti attesi. Infine il comparto garantito, con un profilo rischio-rendimento basso, mira a un pubblico con orizzonte temporale breve. La componente obbligazionaria è prevalente, e l’equity può arrivare al massimo al 10%. Il comparto offre la garanzia del capitale per la sola componente versata dall’aderente. Nell’ultimo periodo stiamo assistendo a una migrazione degli aderenti dal garantito al dinamico. Tale migrazione è figlia degli ottimi rendimenti ottenuti dal dinamico, ma forse anche all’aumento della cultura finanziaria.

D. Quale la vostra postura nei confronti dei processi che seguono il ciclo di vita?

R. I garantiti sono diventati un vero problema per i fondi pensione. Numerose gare sono andate deserte in quanto non ci sono più operatori disposti a erogare garanzie sul capitale, vista la natura del mandato, con prevalenza di investimenti in titoli di Stato con rendimenti negativi. Risulta perciò importante incentivare gli aderenti verso un processo che segua il ciclo di vita. Gli aderenti di Byblos in gran parte rispecchiano quanto sottolineato dalla Covip, con una platea mediamente giovane nei comparti più rischiosi e aderenti mediamente più anziani nel comparto meno rischioso. Tra i nostri obiettivi futuri ci sarà un miglioramento della comunicazione per indirizzare gli aderenti su un processo cosiddetto life cycle.

D. Come vi ponete invece verso gli investimenti socialmente responsabili?

R. Byblos si è adeguato a tutte le normative Esg e ha redatto in merito un documento sulla politica di impegno dove cerca, assieme ai gestori, di aumentare l’influenza nei confronti delle società meno virtuose presenti nei portafogli. Siamo molto attivi ad esempio sul fronte engagement con le società. Dal 2021 mappiamo anche il portafoglio misurando il rischio Esg. Crediamo che la transizione verso nuove forme di approvvigionamento energetico possa essere un volano anche dal punto di vista finanziario: pertanto restiamo vigili sull’evoluzione di questo settore.

D. Cosa si sente di proporre per rilanciare la previdenza complementare in Italia?

R. Essenziale sarebbe creare nei giovani la consapevolezza della necessità della previdenza complementare, oggi e nel futuro fondamentale per integrare la pensione ordinaria, che coprirà sempre meno le esigenze economiche e sociali. Serve una specifica formazione finanziaria utile a confrontarsi con un mondo che sarà sempre più presente nelle nostre vita. Il sistema pensionistico italiano è attualmente malato e la previdenza complementare, impostata in modo adeguato alle esigenze degli iscritti, potrebbe essere il metodo ideale per risolvere non solo il problema del singolo, ma anche quello dello Stato. È ovvio che per arrivare a soluzioni così innovative e in un certo senso rivoluzionarie, visto il modello pensionistico attuale, ci vorrebbe una forte volontà politica a rifondare completamente il sistema. (riproduzione riservata)
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