Oltre 476 mila pensioni pagate da 40 anni

Simona D’Alessio
Un assetto previdenziale «troppo generoso» (caratterizzato da «requisiti di enorme favore») tra il 1965 e il 1980 ha fatto sì che, al 1°gennaio 2021, l’Inps si ritrovasse a pagare 476.283 pensioni liquidate da oltre 40 anni (423.009 prestazioni del settore privato, godute sia da lavoratori dipendenti, sia dalla platea degli autonomi, e 53.724 assegni erogati a dipendenti pubblici). E, nel frattempo, si staglia, nel Paese, uno scenario di insostenibile «pesantezza» del welfare, giacché il costo a carico della fiscalità generale ha toccato, nel 2020, quota 144,748 miliardi, in ascesa di 55,76 miliardi, rispetto a quello del 2012 (+62,6%).

È quel che si legge nel IX Rapporto di Itinerari previdenziali, presentato ieri al Senato, che ha messo sotto i riflettori le conseguenze delle vittime del Coronavirus nella popolazione anziana: in un anno c’è stato «un decremento del 16%, pari a 79.318 prestazioni eliminate», molte delle quali a causa della pandemia. Se si calcola per compensazione l’erogazione delle nuove pensioni di reversibilità, si «quantifica in 1,11 miliardi il risparmio, tristemente prodotto nel 2020 dal Covid, in favore delle casse dell’Inps, e in circa 11,9 miliardi la minor spesa nel decennio (2020-2029)».

L’analisi, argomenta il presidente del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali Alberto Brambilla, fa affiorare un autentico (amaro) paradosso, poiché più lo Stato spende per aiutare famiglie e cittadini e più aumentano i poveri. Tra il 2008 e il 2019, l’anno, cioè, che precede l’avvento dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, «la spesa assistenziale è aumentata del 57%: ci si aspetterebbe, per contro, una riduzione del numero dei poveri», invece i cittadini in condizioni di indigenza assoluta «sono più che raddoppiati e passati, scrive l’Istat, da 2,11 milioni a 4,59 milioni, quelli in povertà relativa sono cresciuti del 36%. È il risultato del modello italiano», va avanti, «basato sulla distribuzione di sussidi a piè di lista senza controlli, piuttosto che su un’effettiva presa in carico delle famiglie in difficoltà, lasciate sole e abbandonate dai servizi sociali e da quelli del lavoro».

Fra i nefasti effetti pandemici, poi, il peggioramento del rapporto contribuenti attivi-pensionati: questi ultimi, nel 2020, sono saliti fino ad oltrepassare i 16 milioni e 41.000 e sono calati di 537.00 unità gli occupati. Il sistema previdenziale obbligatorio presenta un saldo negativo tra entrate e uscite di circa 39,3 miliardi (con «un deficit che supera di 18,4 miliardi» la performance del 2019), mentre, «ad eccezione dell’Inpgi, l’Istituto dei giornalisti», le Casse professionali presentano «bilanci positivi e un buon rapporto attivi/pensionati».

Per agevolarle, ha dichiarato il senatore del M5s Sergio Puglia, occorrerebbe «adeguare la tassazione italiana sui rendimenti (al 26%, ndr) a quella dei paesi europei» e per il collega di FdI Andrea de Bertoldi il rapporto di Itinerari previdenziali mostra come, nel sistema pubblico, «il lavoro debba essere alla base della sostenibilità, come avviene per gli Enti privati».

Simona D’Alessio
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