I DATI DELL’OSSERVATORIO DEL POLIMI: PIÙ ATTIVE LE GRANDI IMPRESE; LA CONOSCENZA È PIÙ DIFFUSA
di Antonio Longo
Il mercato dell’intelligenza artificiale italiano è cresciuto del +27% nel 2021, raggiungendo quota 380 milioni di euro. Si tratta di un valore raddoppiato in appena due anni, per il 76% commissionato da imprese italiane (290 milioni di euro), per il restante 24% come export di progetti (90 milioni di euro). Esiste, però, un divario per dimensioni di impresa, mentre si diffonde la conoscenza tra gli utenti che, in netta maggioranza, esprimono un giudizio positivo sui sistemi di intelligenza artificiale, seppur emergano non poche preoccupazioni legate a privacy, lavoro ed etica. Sono le principali evidenze che si rilevano dai risultati della ricerca dell’Osservatorio artificial intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno online «Intelligenza Artificiale: l’Italia s’è desta!».

«Il Politecnico di Milano ha iniziato a occuparsi di intelligenza artificiale quasi cinquant’anni fa, tanto nella ricerca di base quanto all’interno dei corsi di studio in ingegneria informatica, creando le competenze necessarie per continuare a sviluppare la ricerca fondamentale degli algoritmi, per realizzare progetti industriali e per valutare scenari futuri e soluzioni esistenti», commenta Donatella Sciuto, prorettore vicario del Politecnico di Milano, «inoltre, in ragione dei profondi risvolti etici e dell’impatto sociale dell’intelligenza artificiale, abbiamo voluto affiancare l’apporto dei filosofi della scienza valutando in un’ottica più ampia le implicazioni di queste soluzioni».

La regolamentazione. Nel corso dell’ultimo anno la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento in materia di intelligenza artificiale per disciplinare lo sviluppo, l’uso e la commercializzazione di tali tecnologie. Anche l’Italia ha compiuto un passo in avanti, avviando il programma strategico per l’intelligenza artificiale che identifica 24 politiche da implementare nel prossimo triennio per potenziare il sistema. «Nell’ultimo anno sono stati compiuti importanti passi avanti nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale», evidenzia Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio, «la proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea rappresenta una pietra fondamentale nella costruzione di una fiducia nelle tecnologie. E il nuovo programma strategico lanciato dall’Italia, grazie al lavoro congiunto di tre ministeri, ha prodotto 24 raccomandazioni di azione, con un approccio collaborativo e inclusivo, che affronta in modo esplicito alcuni mali cronici dell’innovazione nel nostro paese».

I numeri del mercato. Il 35% del mercato italiano dell’artificial intelligence riguarda progetti di algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (intelligent data processing), ambito che segna anche una delle crescite maggiori, con un +32% rispetto al 2020. A seguire si piazzano le soluzioni per l’interpretazione del linguaggio naturale (natural language processing) con il 17,5% del mercato (+24%) e gli algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (recommendation system) con un’incidenza del 16% (+20%). In forte crescita rispetto all’anno scorso (+34%) le chatbot e i virtual assistant che si aggiudicano il 10,5% degli investimenti e le iniziative di computer vision, che analizzano il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione (11% degli investimenti, ma in crescita del 41%). Infine, il 10% del mercato va alle soluzioni con cui si automatizzano alcune attività di un progetto e si governano le varie fasi (intelligent robotic process automation). «L’Artificial intelligence è oggi fortemente maturata e ha tutto il potenziale per diventare un fattore centrale nella trasformazione digitale di imprese, p.a. e della società nel suo complesso», sottolinea Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio, «l’ultimo anno ha sancito un ulteriore sviluppo per l’ecosistema italiano e il mercato ha ripreso a crescere consistentemente, dopo che nel 2020 era stato condizionato dalla pandemia. Si evidenzia uno sviluppo per tutte le tipologie di progetti, ma con un’accelerazione in particolare nelle applicazioni nella computer vision, nelle chatbot e nei virtual assistant e nell’intelligent data processing».

Il divario tra grandi imprese e pmi. Dagli esiti del focus emerge un significativo divario in termini di avvicinamento alla tecnologia per dimensione di impresa. Infatti, aumenta il numero di grandi aziende che ha avviato almeno una progettualità di intelligenza artificiale (59%, + 6 punti percentuali rispetto al 2020), mentre solo il 6% delle pmi ha fatto altrettanto, in particolare nel 4% dei casi si tratta di semplici sperimentazioni e solo nel 2% di progetti a regime. Entrando nel dettaglio sullo stato di avanzamento dei progetti avviati dalle grandi imprese, si conferma la dinamicità di tali realtà che negli ultimi dodici mesi hanno aumentato le sperimentazioni: si riduce al 13% il numero di grandi aziende che non hanno avviato iniziative (-9 punti percentuali rispetto al 2020) e crescono coloro che hanno avviato progetti pilota (18%, +5 punti percentuali rispetto al 2020). Rimane sostanzialmente invariata la quota di coloro che hanno almeno un progetto pienamente esecutivo (41%, contro il 40% del 2020) e chi invece si dichiara interessato ad avviare iniziative in futuro (27%, era il 25% nel 2020). «Ora è necessario compiere il passo successivo, la creazione di un piano esecutivo», evidenzia Nicola Gatti, direttore dell’Osservatorio, «che dovrà prevedere meccanismi di governance e monitoraggio, con l’articolazione temporale degli interventi, bilanciare tra velocità con cui distribuire le risorse e presidio dei risultati, bilanciare tra le direzioni di intervento stabilite dal programma (top-down) e quelle proposte dall’ecosistema industriale e accademico (bottom-up), per orientare le priorità di azione».

La conoscenza fra i consumatori. Solo il 5% dei consumatori non ha mai sentito parlare di intelligenza artificiale. Una conoscenza diffusa, quindi, pressoché nella totalità degli utenti anche se a livello superficiale, se si considera che solo il 60% ha la capacità di riconoscere la presenza di funzionalità di intelligenza artificiale nei prodotti e servizi utilizzati. In tale quadro, delineato nell’ambito dello studio, si rileva, peraltro come l’80% degli intervistati abbia un’opinione abbastanza o molto positiva circa l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Nonostante rimangano alcune perplessità in merito agli aspetti che riguardano la privacy, gli impatti sul lavoro e, in generale, le implicazioni etiche. Come sottolineato dagli analisti, bisogna, inoltre, tenere in debita considerazione anche opinioni differenti in merito a specifici scenari di applicazione. Per esempio, in ambito sanitario-assistenziale, il 48% dei rispondenti è contrario all’ipotesi di un robot «badante» in grado di prendersi cura di persone anziane o fragili. Percentuale simile di contrari (47%) anche per un consulente finanziario che gestisca autonomamente gli investimenti.

Sempre più attenzione verso la sostenibilità. In base a quanto emerge dalla ricerca, durante la pandemia è cresciuto l’interesse per l’analisi dei dati che consente di integrare ed elaborare, in tempo reale, dati di tipo eterogeneo. Inoltre, è rimasta elevata anche l’attenzione nei confronti della sostenibilità, tenendo conto di alcune ricerche che evidenziato come l’1% del consumo mondiale di energia riguardi i data center su cui sono eseguiti molti algoritmi di intelligenza artificiale. La sostenibilità energetica, quindi, entra a fare parte del design delle soluzioni di intelligenza artificiale e, come sottolineano gli analisti, nel futuro giocherà un ruolo sempre più rilevante dal punto di vista algoritmico. Tutto ciò in uno scenario, quale quello attuale, condizionato dalla crisi dei semiconduttori che ha portato l’attesa per una scheda o un chip hardware ad alte prestazioni per l’intelligenza artificiale a una media di 35 settimane.
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