LA DISCESA IN CAMPO DI ASSOGESTIONI PER L’ASSEMBLEA RISCHIA DI FAVORIRE CALTAGIRONE
Luca Gualtieri e Anna Messia
Le due opzioni sono aperte. In Assogestioni non hanno ancora deciso se presentare o meno una lista di candidati in vista dell’assemblea di Generali che in 29 aprile nominerà il nuovo cda. E la scelta appare particolarmente dibattuta e sofferta. Da una parte c’è chi ricorda che, guardando ai precedenti storici, Assogestioni dovrebbe fare un passo indietro di fronte alla battaglia per la contesa del Leone triestino. È stato così, per esempio, nel 2012 quando l’associazione che rappresenta i gestori decise di non presentare i suoi candidati all’assemblea di Impregilo che vedeva lo scontro tra la lista di Salini e quella di Mediobanca. La stessa cosa avvenne nel 2018, quando Assogestioni preferì fare un passo indietro davanti all’aspro confronto tra Vivendi e il fondo Elliott. Non solo. Nel caso Generali la situazione appare ancora più ingarbugliata. A guardare le norme dello Statuto, la presentazione di una terza lista, da aggiungere a quella del cda pronto a riconfermare per un terzo mandato il group ceo, Philippe Donnet, e a quella di Francesco Gaetano Caltagirone (azionista con l’8%),rischia addirittura di rappresentare un’azione a favore dei soci che chiedono il cambiamento: ovvero il fronte che, oltre all’imprenditore capitolino raccoglie anche Leonardo Del Vecchio (6,618%) e Crt (1,7%). Nel caso della presentazione di tre liste, per assicurarsi almeno un seggio, infatti, non solo Assogestioni dovrebbe ottenere almeno il 5% del capitale, ma dovrebbe anche raccogliere più di un quarto dei voti ottenuti dalla seconda lista. Altrimenti, secondo il metodi dei riparti, tutti e quattro i seggi che spettano alle liste di minoranza (in caso di un cda con 13 e anche di 14 membri) potrebbero andare alla lista di Caltagirone. Il confronto, all’interno dell’associazione è aperto, con il comitato dei gestori che non si è ancora riunito e molto potrebbe dipendere, con un effetto domino, dalla prima mossa dell’imprenditore capitolino. Se Caltagirone presenterà una lista lunga (di maggioranza), la terza lista sembra meno probabile, mentre se preferirà la corta (solo di minoranza), Assogestioni sarebbe più decisa all’azione. C’è poi un’altra questione che nell’associazione stanno seguendo da vicino: le mosse di Ines Mazzilli, oggi in cda di Generali e nel comitato nomine in rappresentanza di Assogestioni, che avrebbe dato disponibilità per la lista del consiglio, mentre secondo le regole del Comitato Corporate Governance, almeno per un anno non si posso accettare incarichi direttivi o cariche sociali nella stessa società. La vicenda Generali tiene banco anche al vertice della Crt. La fondazione torinese presieduta da Giovanni Quaglia potrebbe presto decidere se restare o meno nel patto a cui ha conferito l’1,71% della compagnia. In questi giorni il clima è particolarmente caldo a Torino: se martedì 8 febbraio i consiglieri di indirizzo e di amministrazione si sono riuniti per monitorare l’evoluzione della partita, ieri il segretario dell’ente Massimo Lapucci ha rassegnato le dimissioni dal cda della Caltagirone spa. Figura chiave della governance di Crt, Lapucci è anche il trait d’union con gli altri pattisti visto che, oltre alle connessioni con Caltagirone, in passato ha ricoperto il ruolo di amministratore nella Beni Stabili di Leonardo Del Vecchio. A questo punto è possibile che la Fondazione assuma decisioni rilevanti già la prossima settimana, quando è convocata una riunione del board. Al momento non risulta ancora un ordine del giorno, ma quasi certamente sul tavolo ci sarà il futuro del patto con Del Vecchio. Dietro le quinte si starebbe già muovendo Fabrizio Palenzona, già numero uno della stessa Crt e tuttora figura influente sulle scelte della fondazione. A tenere sotto monitoraggio il dossier Generali è anche il Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica presieduta da Adolfo Urso che ieri ha fatto sapere che «è stato esaminato il rapporto tra Mediobanca e Generali con riferimento alla ipotesi che, a fronte di un aspro scontro per il controllo della più grande compagnia assicurativa italiana, si possano configurare le condizioni per un ingresso di capitali stranieri in realtà che costituiscono importanti asset strategici per il nostro Paese». Mentre Massimo Doris, amministratore delegato di Mediolanum, ha chiarito ieri di non avere intenzione di comprare azioni Generali: «è una battaglia che non ci interessa direttamente: se va in una direzione o nell’altra non ci saranno dei cambi nelle nostre strategie». (riproduzione riservata)
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