di Anna Messia
Le compagnie di assicurazione, durante il periodo della pandemia, sono riuscite a svolgere il loro ruolo di stabilizzatori dei mercati e investitori di lungo periodo che tengono duro anche quando a dominare è l’incertezza? Una domanda che si sono posti all’ufficio studi di Banca d’Italia dove (Federico Apicella, Raffaele Gallo e Giovanni Guazzarotti) hanno deciso di analizzare i portafogli delle assicurazioni italiane per verificare come si sono mosse in particolare nel primo semestre del 2020, quando il covid-19 aveva già iniziato a colpire l’economia, portando instabilità nei mercati. E la risposta che arriva dai dati elaborati da Via Nazionale è solo in parte positiva visto che le assicurazioni italiane hanno continuato a svolgere il loro ruolo di stabilizzatori dei mercati anche durante la crisi pandemia. Tuttavia le assicurazioni più fragili dal punto di vista patrimoniale, sembrano aver seguito l’onda dei mercati, assumendo, invece, atteggiamenti pro-ciclici. Una questione che non è solo accademica perché, come noto, in atto in questi mesi c’è la revisione delle regole europee di Solvency II sui requisiti di capitale delle assicurazioni che punta proprio a introdurre correttivi per evitare che le assicurazioni si muovano seguendo il ciclo, come è stato il volatility adjustment. Guardando a che cosa è successo durante la pandemia, di correttivi sembrano volercene più di uno. Dall’analisi di Banca d’Italia emerge, per esempio, che le assicurazioni Vita in cui prevalgono le polizze di ramo III, prodotti più volatili, simili ai fondi comuni, in cui il rischio di perdita viene trasferito al cliente, hanno avuto un atteggiamento pro-ciclico: una tendenza che era stata riscontrata già nel periodo 2017-2019, ma che nel primo semestre 2021 si è oltre modo accentuata, con una maggiore dismissione degli asset più colpiti dalla crisi.

Nel caso delle compagnie caratterizzate da una forte esposizione al ramo primo, ovvero le gestioni separate, più stabili, il ruolo di investitori pazienti, di lungo termine, è stato invece confermato. C’è poi un altro dato positivo che emerge dall’analisi effettuata dagli economisti di Banca d’Italia: nel caso degli investimenti in titoli di Stato non c’è stato alcun movimento pro-ciclico e questo è un aspetto decisamente importante considerando che i Btp rappresentano circa il 50% del portafoglio delle compagnie italiane, che rispetto alle concorrenti europee, hanno invece una percentuale ridotta di equity. Evidente è stato invece il movimento pro-ciclico delle compagnie d’assicurazione durante la pandemia sui titoli obbligazionari con tripla B, una soglia di rating al di sotto della quale gli accantonamenti di capitale richiesti alle imprese aumentano considerevolmente. Un po’ tutte imprese, durante l’emergenza sanitaria, hanno ridotto l’esposizione a questi titoli, soprattutto da parte delle compagnie che hanno una minore patrimonializzazione confermando il trend emerso dall’analisi che mostra una minore capacità degli assicuratori di resistere agli shock in conseguenza della pandemia. (riproduzione riservata)
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