Previdenza sostenibile

Gli investimenti di Pegaso (utility) si basano su criteri etici. Il dg Mariani: con il meccanismo del life cycle combattiamo l’inerzia degli iscritti
di Carlo Giuro
L’investimento con criteri Esg assume sempre maggiore rilevanza nel contesto finanziario attuale e nel mondo dei fondi pensione. Pegaso, fondo complementare per i dipendenti delle imprese di servizi di pubblica utilità, è particolarmente attivo sotto questo profilo. MF-Milano Finanza ne ha parlato con Andrea Mariani, direttore generale di Pegaso.
Domanda. Quali sono le motivazioni del vostro approccio all’investimento Esg?
Risposta. Per un fondo pensione è importante alzare la testa e intravedere che cosa ci aspetta all’orizzonte, perché la nostra visione deve sempre guardare più lontano. La scelta di puntare sul tema della sostenibilità è giustificata dalla volontà di costruire un percorso affidabile per tutti gli stakeholders coinvolti nel fondo, perché non si può guidare una macchina guardando fisso gli specchietti retrovisori: si rischia un incidente grave.
D. Quali sono le caratteristiche del fondo?
R. Pegaso ha già integrato alcuni criteri di sostenibilità nelle convenzioni di gestione, evidenziando significativi risultati in questa prospettiva. Ha continuato il processo di investitore attivo nell’engagement nei confronti delle società e sta valutando con Assofondipensione come costruire un percorso per esercitare il ruolo di azionista attivo.
D.Come funziona l’investimento Esg in questo periodo?
R. L’integrazione dei criteri di sostenibilità ha consentito una minore volatilità nelle fasi di turbolenza del primo trimestre 2020, confermandone il carattere difensivo, qualità che li rende molto adatti a un fondo pensione. Il robusto rimbalzo che ha caratterizzato la restante parte dell’anno e che ha privilegiato alcuni settori e alcuni titoli potrebbe aver funzionato meno bene, anche a causa dell’ingente volume di denaro proveniente dagli investitori retail, meno attenti alle questioni della sostenibilità.
D. Come state fronteggiando l’andamento dei mercati?
R. Il nostro approccio strategico è caratterizzato da una maggiore diversificazione con l’introduzione delle classi di attività illiquide o private, che possono aiutare il fondo a mantenere un profilo di redditività corretta per il rischio coerente con le aspettative di alcuni anni fa. Questo è un passaggio importante per Pegaso, che sta impostando un’allocazione finanziaria paragonabile a quella di investitori previdenziali esteri con maggiore esperienza.
D. Come è stato recepita dagli iscritti la strategia life cycle del fondo?
R. Purtroppo, una delle costanti nel comportamento degli iscritti alla previdenza complementare è l’inerzia. Il disegno dell’offerta di un fondo pensione deve essere concepito avendo ben presente tale aspetto. Per difendere i nostri iscritti dalla possibilità di non comprendere o dimenticare l’opportunità di cambiare il proprio profilo di investimento all’avvicinarsi del pensionamento offriamo questa strategia automatica che può essere scelta al momento dell’iscrizione o successivamente. A due anni dall’introduzione quasi un migliaio di iscritti ha optato per questa strategia: circa il 3% della popolazione.
D. Quali sono le finalità del vostro Piano strategico triennale?
R. Il Piano è il percorso che guida il fondo pensione: il cda di Pegaso si è voluto dotare di questo strumento di pianificazione all’inizio del mandato, per definire e dichiarare i propri obiettivi e le modalità per raggiungerli, sulla falsariga di un Piano industriale di un’azienda. Nel mondo della previdenza complementare è inusuale adottare questo documento, ma da direttore l’ho trovato utile e stimolante, perché mi ha costretto a dare profondità a ragionamenti finora poco approfonditi.
D. Infine, come procede l’adeguamento a Iorp II?
R. L’adeguamento è una delle azioni qualificanti il Piano strategico, e ciò ha favorito l’avvio del processo con un certo margine di anticipo rispetto all’emanazione delle direttive generali da parte della Covip, evitando così eccessivi affanni. Rimane il fatto che il processo di adeguamento comporta un salto di qualità per i fondi pensione non indifferente, che non si esaurisce con il rispetto delle scadenze, ma piuttosto avvia una nuova fase nella governance del fondo.
D. Qual è l’elemento chiave da considerare?
R. Uno dei fronti più rilevanti per il quale si attende l’emanazione del provvedimento da parte della Covip è senza dubbio quello della trasparenza e della comunicazione, dove in base al documento posto in consultazione a maggio, l’Autorità chiederà ai fondi pensione un cambio di paradigma, accelerando fortemente sulla digitalizzazione del rapporto con gli iscritti. (riproduzione riservata)

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