Il vino made in Italy crea valore

di Gianfranco Ferroni

«Un Global Summit per analizzare e comprendere i trend di mercato, le esigenze di produzione, distribuzione e consumatori del vino made in Italy: con Vino 4.0 Gambero Rosso si conferma attento osservatore e promotore di una delle più grandi ricchezze del nostro Paese». Così il presidente di Gambero Rosso, Paolo Cuccia, ha presentato il Global Summit Vino 4.0 che si è svolto ieri a Roma con i protagonisti del mondo vinicolo. «Questa giornata viene da lontano, da 33 anni di esperienza del Gambero Rosso», ha sottolineato Cuccia. Il focus? La creazione del valore, che Cuccia sintetizza dicendo che «bisogna alzare i prezzi dei vini». Con il senior economist Bnl gruppo Bnp Paribas Paolo Ciocca, pronto a delineare lo «scenario economico complesso» e un «saldo commerciale del settore del vino che segna un avanzo tra export e import di 6 miliardi di euro», il direttore generale di Ice Roberto Luongo che ha una ricetta, quella di «non trascurare i mercati dell’Ue, più la Svizzera», e il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella che come priorità ha in mente innanzitutto «dare valore al vino», ricordando i passi avanti fatti nel settore, «quando, mezzo secolo fa, come enologi, eravamo figure angolari, perché nelle aziende vinicole era il ragioniere che diceva come fare il vino, e c’era il fattore».
Enoteche, gdo e online: quali sono le prospettive? Il curatore della Guida Vini d’Italia di Gambero Rosso Marco Sabellico, presentando per Esselunga Daniele Colombo e per Coop Francesco Scarcelli, ha ricordato, scherzando, l’eccezionalità della vicinanza su un palco dei due manager: «Siamo riusciti a mettere insieme Don Camillo e Peppone». Accanto ai due colossi, per Metro c’era Davide Mazzola, che ha venduto un milione di bottiglie di un’unica referenza, un’etichetta che era stata premiata dal leader del b2b come «vino dell’anno». Ma è stato l’online che ha regalato interessanti anteprime: per Vivino, Mauro Bricolo ha ricordato i 42 milioni di utenti che hanno scaricato l’app, e la capacità di vendere nel mondo i prodotti tricolori, dato che una bottiglia su due acquistata con Vivino è italiana. E grazie a un accordo con il consorzio del Brunello di Montalcino, con video dedicati ai produttori, dell’annata 2015 sono state vendute 16,5 milioni di bottiglie. E Tannico, con Marco Magnacavallo, ha mostrato il futuro, con «lo sbarco nell’offline: due enoteche con formati diversi da aprire a breve a Milano, wine bar senza vendita ma solo somministrazione». Per Alibaba, Manfredi Minutelli ha voluto suggerire ai produttori di entrare nel mercato cinese pensando al vino come a un divertimento: «È un prodotto che non fa parte di quella cultura, è un consumatore diverso da quello del mondo occidentale. Per loro è un prodotto nuovo». Con Xtrawine, Stefano Pezzi ha raccontato la forza dei transalpini: «I francesi sono molto più avanti», proponendo a chi crea vini di collaborare, «perché la brandizzazione del prodotto francese è fortissima». Se con internet vuole tagliare i ponti con il passato, le enoteche non stanno a guardare: specie con Paolo Trimani, pronto a festeggiare i duecento anni di attività della famiglia, a Roma, e Signorvino con Luca Pizzighella, scommettendo nel rapporto con il cliente, così come sostenuto da Davide Simeoni di Ferrowine.
I sommelier: ecco un’altra figura chiave della ristorazione. Per il presidente del Consorzio per la Tutela del Franciacorta Silvano Brescianini serve l’incentivazione della vendita professionale, e per il presidente del Consorzio Tutela del Vermentino di Gallura Docg Daniela Pinna c’è bisogno di preparare i sommelier, anche con masterclass «semplici» e in luoghi come gli aeroporti far vivere un’esperienza enologica, che in Sardegna ha già avuto successo. La formazione, poi, è stata posta in primo piano dal preside di Universitas Mercatorum Maria Antonella Ferri, che ha evidenziato l’importanza del «lifelong learning», e dal presidente Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri, impegnato nel «promuovere storia e tradizione». (riproduzione riservata)

Export da 6,2 miliardi, in evidenza Usa e Germania

«Nell’ultimo decennio l’export di vino italiano è cresciuto quasi il triplo rispetto al totale del manifatturiero del Paese»: il senior economist Bnl gruppo Bnp Paribas, Paolo Ciocca, ha elencato i punti di forza del comparto vinicolo dell’Italia. E il focus realizzato dal Servizio Studi Bnl traccia anche le differenze tra le realtà vinicole di Spagna, Francia e Italia. Tra le singole nazioni, «l’import di vino italiano è cresciuto negli Stati Uniti e in Germania. Il 40% del vino importato dai tedeschi arriva dall’Italia, e nel caso degli Usa la percentuale arriva al 28% del totale». I dati del 2018 parlano di una produzione di 54,8 milioni di ettolitri di vino e l’export quota 6,2 miliardi di euro. «Anche se in Asia orientale ha rappresentato solo il 6,6% delle esportazioni totali, nell’ultimo decennio l’export italiano verso l’oriente è più che raddoppiato». Secondo i dati Oiv citati nel focus, «nel 2018 il commercio internazionale del vino è cresciuto in termini di valore dell’1,2% raggiungendo i 31,3 miliardi di euro. Nel panorama internazionale Spagna, Francia e Italia restano leader di mercato, totalizzando il 60% dell’export mondiale per un valore complessivo di 18,4 miliardi di euro». E «secondo l’analisi congiunturale Oiv, nel 2018 la Francia è il primo esportatore mondiale in termini di valore con 9,3 miliardi di euro, pari a poco meno di un terzo dell’export totale, seguita dall’Italia». I dati relativi ai volumi esportati «posizionano il paese iberico al primo posto con 21 milioni di ettolitri con un quota di mercato del 19,4%, e la Francia al terzo posto con 14 milioni di ettolitri. A guidare l’export francese sono soprattutto i vini in bottiglia che rappresentano il 73% delle esportazioni del paese, in volume, e gli spumanti con il 13%. Al contrario in Spagna è significativa la quota di vino sfuso sul volume totale delle esportazioni. Nonostante il prezzo dello sfuso sia cresciuto, non raggiunge, a parità di volume, il prezzo del vino in bottiglia». Altri dati del focus sono dedicati alla superficie viticola mondiale: «In termini di ettari destinati alla viticoltura, nel 2018 la Spagna ricopre, da dieci anni consecutivi, il primo posto nonostante una riduzione del 13,4%, seguita dalla Cina, dalla Francia e dall’Italia». Nell’ultimo decennio «la Cina ha registrato una crescita della superficie viticola dell’83% e nel paese è situata la vigna più estesa del mondo. Anche India e Russia hanno registrato una crescita significativa, rispettivamente, del 101 e del 35%». (riproduzione riservata)

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