Ubi Banca. L’ops fa tappa a Brescia

Dopo il voto contrario del Car (che ha arruolato la Cattolica) e di Bergamo, l’offerta di Intesa adesso è al vaglio dei gardesani, i quali potrebbero allinearsi agli altri soci. Mossa tattica in attesa degli eventi

di Luca Gualtieri

La teoria dei giochi insegna che, in certe situazioni, la collaborazione garantisce guadagni superiori rispetto alla rivalità. La microeconomia può aiutare a capire cosa stia accadendo in queste settimane nella movimentata compagine sociale di Ubi Banca.
Lunedì 17 febbraio Intesa Sanpaolo ha spiazzato tutti, presentando un’offerta pubblica di scambio sulla cugina lombarda. Una mossa che ha spinto Ubi e i suoi azionisti storici sulle barricate. I primi a esprimersi sono stati i soci riuniti nel Comitato Azionisti di Riferimento (Car), la formazione promossa nell’autunno scorso e arrivata oggi al 18,8% della banca: la proposta di Intesa «appare ostile, non concordata, non coerente con i valori impliciti di Ubi Banca e dunque inaccettabile», ha tagliato corto il Car a cui, pochi giorni dopo, si è allineato il Patto dei Mille, il sindacato bergamasco che oggi solo l’1,6% di Ubi e a cui appartiene tra le altre la famiglia Zanetti: l’ops di Intesa sottovaluta «significativamente il valore intrinseco del titolo Ubi e non consideri adeguatamente le sue prospettive reddituali». Nel frattempo si sono fatte sentire anche le fondazioni azioniste, compatte nel respingere la proposta di Intesa. L’integrazione «può provocare gravissimi effetti socio-economici all’area di Milano-Pavia», ha messo nero su bianco la Fondazione Banca del Monte di Lombardia (3,9% del capitale), a cui venerdì 28 ha fatto eco la Fondazione Cr Cuneo (5,9%): il consiglio generale dell’ente «ha espresso all’unanimità il sostegno e la condivisione della posizione assunta dal Car». Nel frattempo il fronte del no ha arruolato Cattolica Associazioni che, dopo acquisti sul mercato, ha apportato al Comitato il suo 1%. Un’operazione, si mormora, a cui avrebbe lavorato personalmente il presidente del Car Armando Santus.
A prima vista può risultare difficile stabilire quale sia il collante che tiene insieme il Comitato. Di certo non la fede calcistica, se è vero che tra le file del Car militano sostenitori dell’Atalanta come Domenico Bosatelli (che ha appena regalato ai tifosi del club presieduto da Antonio Percassi il Gewiss Stadium) e lo storico presidente dell’Albinoleffe Gianfranco Andreoletti. E neppure il richiamo del campanile se è vero che, oltre alla componente orobica, nel patto sono confluiti i capitali piemontesi della Fondazione Cr Cuneo, quelli pavesi della Fondazione Banca del Monte e, negli ultimi giorni, perfino quelli veronesi della Cattolica. L’ordito del Car è insomma più sottile rispetto a quello dei raggruppamenti sorti in precedenza, come il Patto dei Mille o il Sindacato Azionisti Ubi Banca, ma proprio per questo più tenace. Lo dimostra il progressivo allargamento che, nelle prossime settimane, potrebbe portarlo molto vicino al 20% o anche oltre tale soglia.

A questo punto però si tratterà di capire quali saranno le mosse del patto bresciano che, con il suo 8,5% del capitale, potrebbe riunirsi in tempi brevi per decidere sull’ops. La teoria dei giochi suggerisce che, in una fase come quella attuale, al sindacato converrebbe collaborare e pronunciare un no tattico in attesa degli eventi. Di questo avviso, secondo quanto risulta, sarebbero i Lucchini (che hanno apportato circa lo 0,5%), mentre le altre famiglie bresciane come i Fidanza, i Rampinelli Rota, i Folonari e i Camadini non avrebbero ancora preso una decisione. Nel Sindacato Azionisti Ubi peraltro ci sono anche gli Zaleski, con oltre 7 milioni di titoli.
Se i tre patti esprimessero una posizione unanime, la tenuta di questa alleanza dipenderà dalle prossime mosse della banca. Al momento il vertice di Ubi appare determinato a rispondere all’ops di Intesa con una strategia difensiva. In che modo? Il ceo Victor Massiah e i suoi più stretti collaboratori sarebbero già al lavoro, ma per il momento nei corridoi della banca si rincorrono solo ipotesi suggestive. Una su tutte la possibilità di proporre agli azionisti l’acquisto di un Montepaschi ripulito. (riproduzione riservata)

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