Servizi finanziari fuori da web tax

di Matteo Rizzi

Industria mineraria e servizi finanziari fuori dalla riforma internazionale delle regole Ocse sulla tassazione digitale. Ieri la comunità internazionale ha riaffermato il suo impegno per raggiungere un accordo definitivo sulla tassazione dell’economia digitale entro la fine del 2020, secondo quanto dichiarato dalla lettera d’intenti pubblicata ieri dall’Inclusive Framework del Beps, il programma contro il trasferimento degli utili e l’erosione della base imponibile dell’Ocse, che raggruppa 137 paesi. Dopo una serie di incontri a Parigi questa settimana, l’Inclusive Framework del Beps ha concordato un quadro di riferimento per riscrivere il modo in cui l’economia digitale viene tassata. Vengono così fatti «passi avanti per rispondere a una serie di domande chiave», ha detto Pascal Saint-Amans, direttore del Centro per la politica e l’amministrazione fiscale dell’Ocse. Secondo il direttore, l’approvazione dell’approccio unificato è «un passo significativo», poiché fino ad ora i membri dell’Inclusive Framework hanno preso in considerazione tre proposte differenti per affrontare le sfide fiscali della digitalizzazione. La prossima tappa per i membri dell’Inclusive Framework sarà a luglio a Berlino, dove si cercherà di raggiungere un accordo politico sull’architettura dettagliata di questa proposta. Il Primo Pilastro rinnoverà alcune delle regole su «dove devono essere pagate le imposte» (le cosiddette regole «nexus») e su quale «parte degli utili deve essere tassata» (regole di «allocazione degli utili»), per garantire che le imprese multinazionali possano essere tassate nei paesi in cui non hanno presenza fisica ma conducono attività rilevanti. I paesi hanno concordato su quali settori rientrerebbero nell’ambito di applicazione di parte delle regole di allocazione degli utili note come Importo A del Primo Pilastro, ha detto Saint-Amans. Le imprese si sono preoccupate di come l’Importo A ha definito il «consumatore» e hanno messo in guardia sul fatto che alcuni settori potrebbero essere involontariamente colpiti senza una definizione più chiara. Le regole dell’Importo A dovrebbero anche applicarsi solo alle aziende che superano una certa soglia di fatturato, che sarà decisa in seguito. La lettera dell’Inclusive Framework prende atto della proposta per l’attuazione del Primo Pilastro sulla base di un «porto sicuro», come proposto in una lettera del 3 dicembre 2019 dal Segretario del Tesoro statunitense Steven Mnuchin al Segretario generale dell’Ocse Angel Gurría. Il cosiddetto «porto sicuro» proposto dagli Stati Uniti permetterebbe alle società di scegliere se aderire alle regole del Pilastro Uno o continuare ad applicare le attuali regole fiscali globali, un’idea che non ha trovato molto sostegno tra gli altri paesi. I paesi devono tuttavia trovare un accordo ancora su altre questioni chiave, tra cui se le società del digitale debbano essere trattate in modo diverso e come inserire nel nuovo piano meccanismi che aiutino a prevenire e risolvere rapidamente le controversie tra imprese e autorità fiscali. Alcuni paesi stanno spingendo affinché le regole dell’Importo A assegnino più profitti ai paesi in cui hanno sede i consumatori quando un’impresa è digitale, o quando tali paesi sono più redditizi. I paesi non sono d’accordo su come o se creare tale differenziazione, ma esploreranno la questione, ha detto Saint-Amans.
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