RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 26/02/2020

Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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Covip chiede alle casse previdenziali private più trasparenza negli investimenti. La commissione di vigilanza ha messo in consultazione il nuovo Manuale delle segnalazioni statistiche, nel quale, come per i fondi pensione, è previsto che anche le 20 casse di previdenza (1,8 milioni di iscritti) dovranno segnalare nel dettaglio ogni investimento, titolo per titolo e non più in modo cumulato per comparto. L’iniziativa servirà ad accrescere la completezza delle informazioni e a rafforzare la funzione di vigilanza, spiega l’autorità presieduta da Mario Padula.
I soci storici di Ubi sono in fibrillazione dopo l’offerta pubblica di scambio presentata una settimana fa da Intesa Sanpaolo. In queste ore il Comitato Azionisti di Riferimento, la formazione che blinda il 17,7% del capitale del gruppo lombardo e che nei giorni scorsi ha respinto senza mezzi termini la proposta della Ca’ de Sass, potrebbe arrotondare la propria quota grazie all’adesione di un investitore istituzionale di peso. L’obiettivo è compensare la recente fuoriuscita della famiglia Bosatelli (che ha venduto 1,1 milioni di azioni nell’ambito di un riassetto societario) e portarsi così vicino al 20%. Movimenti che vanno letti alla luce del confronto in atto con Intesa. Giovedì 20 infatti il Car ha liquidato l’ops come «ostile, non concordata, non coerente con i valori impliciti di Ubi Banca e dunque inaccettabile». Giudizio su cui sembra allineato anche il patto dei Mille, la formazione bergamasca che attualmente blinda l’1,6% della banca. Lunedì infatti il sindacato a cui appartiene tra le altre la famiglia Zanetti «ha valutato negativamente» l’ops, ritenendo che «sottovaluti significativamente il valore intrinseco del titolo Ubi e non consideri adeguatamente le sue prospettive reddituali». Resta da capire se anche il terzo patto di sindacato, il bresciano Sindacato azionisti Ubi Banca, si esprimerà contro l’ops.

Il coronavirus «infetta» il lavoro domestico. Fa scattare sulle famiglie, infatti, la responsabilità di ambienti di lavoro salubri per colf e badanti, nonché l’obbligo d’informazione di eventuali rischi relativi a particolari agenti chimici, fisici e biologici (come il virus Covid-19). A stabilirlo è l’art. 27 del Ccnl lavoro domestico (l’obbligo, di fatto, è scattato con l’emergenza del nuovo virus). Due, inoltre, i problemi ricorrenti per le famiglie: la paura di essere contagiati dalla colf rientrata dall’estero e (al contrario) la tata che scappa via per paura del contagio. Ieri, intanto, è arrivato un nuovo dpcm che stabilisce che il lavoro agile «in via automatica» si può praticare solamente nelle regioni Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Liguria e fino al prossimo 15 marzo.
  • Cattolica assicurazioni
vista la situazione di emergenza legata al coronavirus, ha deciso di revocare l’assemblea straordinaria dei soci prevista per il 7 marzo. I temi all’ordine del giorno verranno trattati in sessione straordinaria in occasione dell’assemblea generale di bilancio in programma il 25 aprile.

 

  • Casse, la Covip monitorapatrimonio e portafoglio
Patrimonio e caratteristiche del portafoglio delle Casse previdenziali private e privatizzate dei professionisti sotto la lente d’ingrandimento della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), pronta a dotarsi di un «vademecum» che disciplini il flusso di informazioni sulle attività degli Enti, passando al microscopio (in particolare) la trasparenza e la «redditività» di ciascuna operazione finanziaria condotta. È stato messo in pubblica consultazione il «Manuale delle segnalazioni statistiche e di vigilanza degli Enti previdenziali ex dlgs 509/1994 e 103/1996», un’iniziativa, fa sapere l’organismo presieduto da Mario Padula nel giorno in cui il documento è stato messo in rete sul sito istituzionale, in linea con quanto è stato già realizzato in merito alle forme pensionistiche complementari; la novità maggiore del sistema segnaletico che s’intende attuare, si legge, è costituita dalla «richiesta di informazioni a livello di singolo strumento finanziario, ovvero di singolo attivo detenuto», un’impostazione, questa, che permetterà alla Commissione (incaricata di rilevare informazioni per predisporre una relazione annuale a beneficio dei ministeri vigilanti delle Casse, quelli del Lavoro e dell’Economia, ndr) di poter contare, nell’avvenire, su dettagli accurati sui beni e sugli investimenti e, così, di poter «innalzare la profondità di controllo e di analisi della gestione finanziaria» di ogni Ente, nonché dell’intero comparto, che alla fine del 2018 vantava risorse globali dell’ammontare di 87 miliardi di euro, laddove, globalmente, le somme intermediate con i fondi pensione si sono attestate a 254,2 miliardi, pari al 14,4% del Prodotto interno lordo

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  • Foti (Fineco) “Niente panico In Borsa ora è tempo di comprare”
Il coronavirus piombato sull’Europa miete vittime istantanee sui mercati, che ieri hanno fallito il rimbalzo dopo il lunedì nero. Alessandro Foti, amministratore delegato di Fineco Bank, gestisce 81 miliardi di euro italiani. Nella lunga carriera ha già tre epidemie globali alle spalle. Cosa deve fare adesso chi ha investito? «Solo negli ultimi 15 anni abbiamo visto la Sars, la febbre suina, la Zika, di cui ci si è abbondantemente dimenticati. In tutti i tre casi a un’iniziale correzione violenta dei listini ha corrisposto entro mesi una ripresa con gli interessi. Se l’orizzonte temporale di chi investe supera i 5 anni un portafoglio azionario ben strutturato e diversificato è quel che meglio risponde agli obiettivi. E quando i prezzi scendono tendenzialmente bisognerebbe comprare altre azioni. Ma anche chi non se la sente dovrebbe almeno restare coerente con gli obiettivi di medio-lungo termine».

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  • Quanto tempo può reggere la nostra economia
Coronavirus: l’emergenza per la salute pubblica va di pari passo con quella dell’economia. Messa alla prova l’industria, che genera il 24% del Pil. Da Confindustria a Federmeccanica l’appello è di non interrompere le produzioni. Si avvantaggiano della crisi alimentare e farmaceutico. Sono state rinviate le maggiori fiere internazionali, dal Mido al Salone del Mobile. In generale, l’emergenza si traduce in una ulteriore penalizzazione del commercio tradizionale. Soffre l’economia della cultura, con mostre e musei costretti a fare i conti con la chiusura delle scuole e il divieto delle gite scolastiche, ma anche cinema e teatri, per i quali il rischio maggiore è l’effetto psicologico che cambia le abitudini. L’incertezza spaventa gli investitori e fa cadere le Borse. Il passato, però, ci insegna che, dopo eventi catastrofici, la ripresa è molto rapida, a cominciare dal turismo. Una mano potrebbe venire da Bruxelles, perché in caso di eventi di natura straordinaria, come la diffusione del virus, è già prevista dalle regole Ue la flessibilità sui deficit pubblici.
  • Prudential, gli attivisti puntano allo spezzatino
Il fondo americano guidato dal miliardario Daniel Loeb, Third Point, va all’assalto del gigante assicurativo britannico Prudential (partner in Italia di Ubi Banca). Il fondo — che nel 2019 è entrato anche in EssilorLuxottica — ha appena rilevato il 5% del gruppo e chiede di scindere le attività Usa da quelle asiatiche, in quanto la statunitense Jackson National Life risulterebbe troppo complicata da analizzare per gli investitori, il che comporterebbe anche una minore valutazione delle attività asiatiche. La compagnia ha confermato che «dialogherà» con il fondo.

  • Intesa-Ubi, sfida allargata ai legali Fitch&co per le nozze
Si profila lunga e aspra la battaglia tra Intesa Sanpaolo e Ubi Banca. L’offerta da 4,9 miliardi lanciata la scorsa settimana da Ca’ de Sass per l’acquisto dell’ex popolare – mediante uno scambio carta con carta che vede 17 azioni Intesa per 10 Ubi – al momento ha trovato le porte sbarrate degli azionisti di peso della banca target. Dopo il “no” arrivato giovedì scorso da parte del patto Car – che riunisce il 17,7% del capitale di Ubi -, lunedì è stata la volta dei soci bergamaschi riuniti nel Patto dei Mille, che rappresentano l’1,6% del capitale: anch’essi contrari all’offerta Intesa che valorizza le azioni Ubi con un premio del 28% sul prezzo medio ponderato al 14 febbraio. Il deal potenziale, secondo i pattisti, sottovaluta «significativamente» il valore intrinseco del titolo Ubi e non considera «adeguatamente le sue prospettive reddituali».
  • Casse, controlli rafforzati come per i Fondi pensione
Dal prossimo anno anche la Casse previdenziali dei professionisti dovranno comunicare a Covip informazioni quantitative sugli attivi patrimoniali in linea con quanto fanno i Fondi pensione. In particolare la comunicazione sugli asset gestiti passerà dall’attuale livello per aggregati settoriali ai singoli strumenti finanziari e a ogni singolo attivo detenuto. Nel nuovo sistema segnaletico verrà poi anticipata l’acquisizione dei dati a valore di mercato rispetto a quelli contabili, disponibili solo dopo l’approvazione dei bilanci. Covip utilizzerà per la registrazione annuale delle segnalazioni della Casse la stessa piattaforma già in uso per i Fondi, vale a dire la Infostat-Covip predisposta da Bankitalia. La novità è arrivata oggi dalla Commissione di vigilanza guidata da Mario Padula, che ha avviato una pubblica consultazione sul nuovo Manuale delle segnalazioni statistiche. La consultazione resta aperta fino al 24 aprile, dopodiché Covip avvierà il passaggio al nuovo sistema di segnalazione, con una fase test a partire dal prossimo settembre. L’entrata in vigore del nuovo format di segnalazione è prevista invece dal prossimo gennaio, il che significa che il primo flusso di dati contabili effettuato sulla base delle nuove regole uscite dalla pubblica consultazione sarà sulle gestioni relative al 2020.
  • Cattolica rinvia l’assemblea: assise unica a primavera
Alla fine Cattolica ha deciso di revocare l’assemblea straordinaria per modificare lo statuto convocata per il prossimo 7 marzo. La decisione, ovviamente, è stata assunta sulla scorta del quadro di emergenza da Coronavirus che il paese sta vivendo. In particolare, il consiglio di amministrazione «valutata la situazione che si è venuta a determinare in conseguenza della nota emergenza epidemiologica da Covid-19, dei provvedimenti già assunti, o che potranno essere prossimamente assunti da parte delle Autorità Pubbliche, e in considerazione dei fondati rischi che l’assemblea dei soci convocata per il 6-7 marzo 2020 a Verona non possa tenersi per esigenze di sicurezza della comunità, dispone, a causa della circostanza oggettiva sopravvenuta, la revoca della convocazione dell’assemblea straordinaria predetta». Contemporaneamente il board ha deciso di rinviare «l’adunanza al 25 aprile 2020, in concomitanza con la programmata assemblea ordinaria dei soci». Sarà quindi in sede di approvazione dei conti che verranno discusse le potenziali modifiche allo statuto secondo le regole del Buon Governo prospettate da un gruppo di soci dissidenti capitanati da Francesco Brioschi e Massimiliano Cagliero.

  • SCOR vuole eliminare i dubbi sulla sua strategia
I risultati annuali di SCOR, che saranno presentati giovedì, saranno abbastanza convincenti da attirare gli investitori? Questa è la prossima, e forse l’ultima, sfida di Denis Kessler, il cui mandato di CEO scade nell’aprile 2021. Dopo il rifiuto, nel settembre 2018, dell’offerta di acquisto da parte della mutua assicuratrice Covéa, al prezzo di 43 euro per azione, il riassicuratore francese è stato sotto pressione, con una quotazione azionaria che martedì è stata scambiata a circa 35 euro. Covéa ha ancora una volta confuso le acque facendo un’offerta in contanti di 9 miliardi di dollari per PartnerRe, a lungo ambita da… SCOR. Si apre così un nuovo periodo di incertezza per il quarto riassicuratore al mondo, che appare isolato e privo di strategia.  “SCOR è stato un caso semplice, con una svolta spettacolare e una crescita organica sostenibile e redditizia.  Oggi è diventato un dossier complicato, con molte incognite sulla strategia, la governance e l’evoluzione del suo capitale”, riassume un analista finanziario. 
  • Natixis vende il 29,5 % di Coface per circa 500 mln euro
Dieci anni dopo la sua messa in vendita, martedì mattina Natixis ha annunciato la vendita di un blocco di azioni Coface per quasi 500 milioni di euro, in un momento in cui l’assicuratore del credito presenta il suo nuovo piano strategico. La banca d’affari del gruppo BPCE ha sottoscritto un accordo di vendita con Arch Capital Group, assicuratore con sede alle Bermuda e quotato a New York, per il 29,5% del capitale al prezzo di 10,70 euro per azione, pari a circa 475 milioni di euro. “Questo è un passo importante per Natixis”, ha detto a Les Echos François Riahi, amministratore delegato della filiale di Banques Populaires e Caisses d’Epargne. È il risultato del lavoro di svolta svolto da Coface, che abbiamo sostenuto come azionista”. L’assicuratore del credito ha concluso un piano strategico coronato alla fine del 2019 dall’approvazione di un modello interno di solvibilità da parte dell’autorità di vigilanza. Natixis manterrà una partecipazione del 12,2% in Coface, ambita negli ultimi anni dal concorrente cinese Sino Guarantee e dal fondo d’investimento Apollo Global Management. Con il 29,5% del capitale, Arch Capital Group sarà certamente il maggiore azionista, ma la compagnia di assicurazione del credito sarà indipendente. Coface è libero di decidere il proprio destino”, insiste François Riahi. Non esiste un azionista di controllo. »