QBE: climate change potrebbe rendere inaccessibili coperture uragani in certe zone del pianeta

Secondo il gruppo assicurativo australiano QBE il climate change rischia di rendere non assicurabili certe aree del pianeta a causa del forte incremento del costo dei sinistri che potrebbero far schizzare le tariffe a livelli insostenibili. Insomma, una considerazione molto amara, fondata peraltro sui numeri di QBE che ha registrato un deciso incremento dei costi dei sinistri causati dalle condizioni climatiche estreme nei segmenti property, agricoltura e riassicurazione.

QBE ha effettuato un’attenta analisi sui recenti eventi naturali e sui loro trend alla luce dei cambiamenti climatici in corso che spingerà gli assicuratori ad aumentare i costi delle coperture in risposta al forte incremento degli indennizzi, rendendo sempre più difficile ai consumatori avere accesso allo strumento assicurativo, nelle aree più rischiose.

QBE ha lavorato a stretto contatto con la società di modellazione e analisi dei rischi catastrofali RMS per capire come il climate change potrebbe incidere sul valore dei sinistri connessi agli uragani negli Stati Uniti e ai cicloni tropicali in tutto il mondo.

Sono stati esaminati i potenziali impatti sull’attuale portafoglio rischi di QBE, con proiezioni fino al 2.100 in scenari coerenti con un aumento della temperatura media globale di 2-3° C. L’esito della simulazione non ha mostrato significativi aumenti sul numero dei sinistri e delle perdite per l’assicuratore fino al 2.050, ma nella seconda metà del secolo le cose cambiano soprattutto in termini di un significativo aumento dei costi dei sinistri. Tutti gli scenari presi in considerazione hanno invece mostrato un sostanziale aumento dei sinistri legati ai cicloni tropicali. In particolare, nella seconda metà del secolo, QBE sostiene che il costo annuale degli indennizzi connessi agli uragani e ai cicloni tropicali, potrebbe aumentare di oltre il 50%, con una forte disomogeneità a livello territoriale.

Sono percentuali da paura sulle quali andranno fatte opportune considerazioni, soprattutto per quanto riguarda la fase di determinazione dei tassi delle coperture.

Gli esperti di QBE sottolineano come nel breve e medio termine sia alquanto difficile stimare l’impatto dei sinistri causati dai cicloni tropicali a causa ella loro volatilità, per la frequenza ancora relativamente bassa sulla quale pesa però una estrema variabilità di costi, legata al fatto che colpiscano centri abitati o aree deserte.

Alla luce di queste considerazioni QBE sta progressivamente adeguando la propria attività per far fronte all’evoluzione della domanda nell’attuale contesto di climate change.

Il cambiamento climatico lascia segni sempre più evidenti anche nel nostro Paese. Secondo le rilevazioni di Legambiente, nel corso del 2019 si sono registrati in Italia ben 157 eventi climatici di natura estrema, con 42 vittime, 85 casi di allagamenti da piogge intense, 54 casi di danni da trombe d’aria, cinque frane dovute a piogge intense e 16 esondazioni fluviali.

Anche il 2020 non è partito nel migliore dei modi. Da inizio anno, si contano due casi di danni da trombe d’aria, a Paternò (CT) e a Salerno, e due allagamenti da piogge intense, a Formia (LT) e a San Martino Valle Caudina (AV).

Nelle settimane scorse, le raffiche di vento hanno invece superato i 100 km/h in Trentino Alto Adige (sfiorando i 165 km/h in alta montagna) e in Abruzzo, dove hanno raggiunto i 175 km/h sul Gran Sasso, accanto a temperature fuori stagione di oltre 25 gradi. A livello globale, il mese scorso è stato il gennaio più caldo di sempre, battendo il primato del gennaio 2016. Ed è allarme siccità in Basilicata, dove il 31 gennaio le dighe lucane hanno registrato i livelli d’acqua più bassi degli ultimi 30 anni. Gennaio 2020 è stato inoltre il più secco nella storia della Sicilia. Caldo record anche in Sardegna, nei giorni scorsi, dove la colonnina di mercurio ha toccato i 27 gradi: una temperatura mai raggiunta sull’Isola a febbraio.

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