Se Mediobanca torna a essere crocevia della finanza

Stretta nella tenaglia tra Leonardo Del Vecchio e Unicredit, nella seconda metà del 2019 la Mediobanca che il mercato conosce è sembrata a un passo dalla fine. I bruschi scossoni nella governance si sono però interrotti con l’uscita di Unicredit dal capitale e lo stop di Delfin al 9,9%. Nel frattempo sul fronte del business la merchant è entrata in una fase particolarmente propizia, culminata nei giorni scorsi con l’annuncio dell’offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo su Ubi. Un’operazione che dovrebbe fruttare laute commissioni a Piazzetta Cuccia e che cementerà quell’asse con via Monte di Pietà attorno al quale nei prossimi anni potrebbe orbitare gran parte della finanza italiana. Va detto che l’avvicinamento tra la merchant di Alberto Nagel e la banca di Carlo Messina è iniziato a fine 2017 con l’operazione Intrum sui crediti deteriorati per poi consolidarsi grazie ai deal con Prelios e Nexi, anche grazie al lavoro di Francesco Canzonieri, cui Messina non lesina mai i complimenti. Ma non c’è solo Ubi; negli ultimi mesi Mediobanca è stata coinvolta in un’altra grande operazione di m&a, quel matrimonio tra Fca e Psa che è destinato a ridisegnare il panorama dell’auto europea. Altri deal rilevanti che hanno visto il coinvolgimento di Piazzetta Cuccia sono stati la fusione fra Inwit (la società delle torri cellulari controllata al 60% da Tim) e Vodafone Towers, la cessione del 60% di Kantar a Bain Capital e la vendita delle partecipazioni di Veolia negli Usa. Se insomma Mediobanca ha riguadagnato centralità nel sistema finanziario, gli investitori si interrogano se l’indipendenza del management sarà messa in discussione da nuovi bruschi scossoni nella governance. In particolare gli occhi sono puntati su Del Vecchio. Formalmente l’istanza per salire nel capitale di Mediobanca non è ancora stata presentata, ma Delfin potrebbe presto rompere gli indugi. Se ciò accadesse, però, c’è chi ritiene che la prima linea della merchant potrebbe trovare una sponda in Ca’ de Sass dopo i buoni servizi resi negli ultimi anni. (riproduzione riservata)

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