Le ultime ipotesi sul tappeto per cambiare quota 100

E’ ripartito il cantiere pensioni con l’avvio del nuovo tavolo di concertazione 2.0 tra governo e sindacati. L’obiettivo esplicitato dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e condiviso dalle parti sociali è quello di approdare a un assetto per quanto possibile stabile, con un orizzonte temporale almeno decennale. In un Paese come il nostro in cui la frequenza delle riforme previdenziali è intensissima l’intento sembra sicuramente lodevole. Numerosi sono i temi in agenda dal come evolvere in maniera strutturale rispetto a quota 100 al termine del periodo di sperimentazione (si vorrebbe inserire la nuova soluzione che si individuerà nel Def e poi nella prossima legge di Bilancio), al come dotare il contributivo di una pensione di garanzia per i giovani, al come posizionarsi in prospettiva su opzione donna e Ape sociale che la recente legge di Bilancio ha prorogato di un anno, ai lavori gravosi e quelli di cura, alla rivalutazione delle pensioni. Dopo il primo incontro lo scorso 27 febbraio il cronoprogramma fissato prevede a febbraio una serie di incontri tecnici, il 3 sulle pensioni di garanzia; il 7 sulla perequazione pensioni in essere; il 10 sulla flessibilità; il 19 sulla previdenza complementare. La prima verifica del tavolo sulle pensioni si terrà a marzo.
Come strutture di supporto va sottolineato ancora come il ministro del Lavoro ha firmato il decreto istitutivo del tavolo tecnico di studio sulle tematiche previdenziali al quale è affidato il compito di definire linee di indirizzo ed interventi di riforma del sistema pensionistico e saranno poi avviate le due commissioni previste dalla legge di Bilancio sul rapporto tra lavori gravosi e sulla separazione tra spesa previdenziale e assistenziale.
Nelle settimane scorse è stata costituita al Cnel un’altra commissione di studio con il compito di formulare proposte di modifica del sistema previdenziale. Uno dei punti chiave del nuovo processo evolutivo, come anticipato, è quello di prevedere un nuovo canale di pensionamento anticipato che sostituisca al termine della sperimentazione fissata (dicembre 2021) quota 100 e che stabilmente dal 2022 si affianchi al pensionamento di vecchiaia (67 anni di età e 20 anni di contributi) e alla pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi se uomini e 41 anni e 10 mesi se donne). Su quota 100 vanno riportati anche il recente giudizio del Fondo Monetario Internazionale secondo cui la introduzione di tale canale ha aumentato ulteriormente le spese e creato una discontinuità nell’età pensionabile e il pensiero del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri secondo cui se si vuole affrontare il problema delle pensioni in modo strutturale bisogna pensare anche alla natalità e sostenerla sottolineando anche come la sostituzione pensionati-nuovi lavoratori che era uno degli obiettivi di quota 100 non si è verificata, almeno non con i numeri che erano stati annunciati. Ha poi rimarcato come sia indispensabile per l’equilibrio sociale e previdenziale occorre creare nuovi posti di lavoro. Andando poi al come potrebbe evolvere quota 100 va ricordato come lo status quo prevede come requisiti di accesso la coesistenza di 62 anni di età e 38 anni di contributi con la previsione di una finestra trimestrale per dipendenti privati e autonomi e semestrale per i dipendenti pubblici. Quali sono le ipotesi sul tappeto? Una prima soluzione in approfondimento è quella di prevedere un canale di flessibilità in uscita simil opzione donna (attualmente 58 anni di età e 35 di contributi) ma in versione unisex, aumentando il requisito anagrafico minimo a 64 anni di età e anzianità contributiva di 36 con un trattamento previdenziale però calcolato integralmente con il metodo contributivo.
Tra le ipotesi vi è anche quello di un requisito contributivo di 38 anni di contributi generando quindi una sorta di quota 102 con la facoltà però attribuita al pensionando di combinare i requisiti anagrafico e contributivo in maniera flessibile, così come, mutatis mutandis, era lo spirito della riforma Dini. La proposta unitaria dei sindacati è quella di prevedere l’accesso alla pensione dai 62 anni con almeno 20 di contributi e calcolo della pensione pro-rata (i contributi versati col retributivo non vengono dunque ricalcolati e penalizzati), con l’attivazione di un ulteriore canale con 41 anni di contributi a prescindere dall’ età. (riproduzione riservata)

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