La spa diventa Benefit

Anche l’assicurazione Assimoco cambia lo statuto per essere sostenibile e sociale. Si aggiunge alle 500 italiane che lo hanno fatto dal 2016, tra cui Alessi e Aboca. Ora tocca alle quotate

di Anna Messia
È spuntata anche un’assicurazione tra le oltre 500 società italiane che hanno scelto di diventare Benefit. Si tratta di Assimoco, compagnia partecipata dal gruppo R+V (assicurazione di bandiera del mondo cooperativo tedesco), dalle casse rurali Raiffeisen, da Fondosviluppo, oltre che dalle bcc. La compagnia guidata dal direttore generale Ruggero Frecchiami, dopo aver ricevuto a maggio del 2018 la certificazione B Corp, ha deciso di fare il passo successivo verso sostenibilità e sociale mettendo mano allo statuto per trasformarsi in Benefit.
Si tratta di un cambio di paradigma. Perché, mentre le società tradizionali operano con l’obiettivo di distribuire dividendi, le imprese Benefit hanno una visione più ampia: oltre al profitto vogliono avere un impatto positivo sulla società o sull’ambiente e si impegnano a creare valore non soltanto per gli azionisti ma anche per gli altri portatori di interessi, i cosiddetti stakeholder, dai dipendenti ai clienti fino a chi vive nel territorio, scrivendolo nello statuto. Nell’elenco delle imprese italiane che hanno scelto di diventare Benefit ci sono aziende di tutti i settori: da Aboca (società di cosmetica di Sansepolcro, in provincia di Arezzo) alla Chiesi Farmaceutica di Parma, dallo storico marchio del design Alessi al gruppo Fratelli Carli che produce l’omonimo olio. Di certo l’elenco è destinato ad allungarsi sulla spinta dall’onda green che si sta alzando in tutta Europa. L’Italia è stato il primo Paese dopo gli Stati Uniti (dove tutto è partito) ad avere introdotto questo modello societario con la Legge di Stabilità 2016 su iniziativa dell’onorevole Mauro Del Barba (oggi Italia Viva) che attualmente presiede Assobenefit, l’associazione italiana per le società Benefit. La Francia si sta muovendo nella stessa direzione con una normativa simile a quella italiana. Il vantaggio per le imprese è soprattutto reputazionale ma una migliore gestione del business dovrebbe ridurre anche i rischi e garantire allo stesso tempo migliori risultati nella gestione. Bilancio che potrà essere stilato da qui a qualche anno.
Intanto l’elenco continua a crescere a un ritmo incalzante, come rilevato in uno studio messo a punto da Assonime, l’associazione che rappresenta le società italiane per azioni. «Bisogna distinguere tra le società che hanno la certificazione di qualità B Corp (assegnata dall’italiana Nativa, prima certified B corp in Europa, ndr), la quale assicura che l’impresa opera secondo standard di performance sociale e ambientale, e lo stato di società Benefit», spiega Margherita Bianchini, vicedirettore generale di Assonime. In quest’ultimo caso deve essere lo statuto a prevedere, nero su bianco, che cosa la società intende fare per favorire gli interesse della collettività. «Sono i soci che scelgono l’impronta da dare alla gestione dell’impresa e l’obiettivo di sostenibilità deve essere perseguito indipendentemente dal management che guiderà l’azienda», aggiunge Bianchini.
A verificare che i fatti corrispondano alle promesse è una figura interna all’azienda (il responsabile del monitoraggio), ma a dire la sua potrebbe essere anche l’Antitrust, come autorità vigilante su possibili pratiche commerciali scorrette. E nel caso di Assimoco, visto l’impegno statutario, potrebbe scendere in campo pure l’Ivass, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni. La compagnia nel suo statuto ha preso impegni nei confronti dei 400 dipendenti (che promette di valorizzare e di favorirne il bilanciamento tra impegni personali e professionali), dei clienti finali e degli intermediari (per prendersi cura delle loro effettive esigenze) e del sistema di welfare integrato (visto anche il carattere territoriale del modello cooperativo di Assimoco, a matrice pubblico-privata).
Tra le società Benefit per ora non c’è alcuna quotata, ma qualcosa che bolle in pentola. Enel, per esempio, ha iniziato a misurarsi con lo strumento del B Impact Assestement. Il progetto ha permesso di integrare i modelli di analisi e di valutazione di Enel con quelli del B Corp per avere una visione complessiva dell’impatto generato dall’organizzazione e dalle iniziative avviate. Non solo; Evolvere, società controllata al 70% da Eni (tramite Eni Gas e Luce) che detiene il maggior numero di impianti fotovoltaici in Italia, ha già ottenuto la certificazione di B Corp ed è diventata Benefit. A frenare il passaggio delle quotate a Benefit è il rischio di possibili causa legali da parte di azionisti contrari a una simile novità, vista la necessità di modificare lo statuto. Ma diverse società di Piazza Affari avrebbero iniziato a valutare il dossier e a loro supporto è arrivato il parere legale chiesto da Assobenefit a Domenico Siclari, nel quale il giurista sostiene che in caso di trasformazione in Benefit gli azionisti non avrebbero diritto di recesso. (riproduzione riservata)

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