Gualtieri, i consulenti sono i driver della crescita

di Anna Messia

Il settore dei consulenti finanziari è in salute e continua a crescere a ritmi sostenuti: gli attivi gestiti dalle banche reti hanno raggiunto quota 600 miliardi con 4,5 milioni di famiglie clienti; gli utili delle società mandanti sono in crescita anno dopo anno, mentre aumentano anche gli operatori e i dipendenti. Ma le sfide per i consulenti non mancano, da quelle regolamentari alla necessità di prepararsi ad un ricambio generazionale, attraendo nuovi clienti. Mentre negli ultimi dieci anni (dal 2008 al 2018) le masse gestite dalle reti sono più che raddoppiate, il numero dei nuovi clienti è cresciuto molto più lentamente, con un incremento del 20%. Temi che sono stati al centro della seconda giornata di ConsulenTia 2020, l’evento organizzato a Roma da Anasf giunto ormai alle settima edizione, che quest’anno ha visto per prima volta la partecipazione del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri che ha riconosciuto ai consulenti funzione economica fondamentale. Non solo per contribuire a colmare il gap di educazione finanziaria che caratterizza i risparmiatori italiani rispetto ad altri europei, ma anche per «canalizzare il surplus di risparmio verso il deficit di investimenti, nell’economia reale, nelle imprese, le Pmi, nelle infrastrutture» e dare così una spinta alla crescita.
In ballo ci sono strumenti pensati dal governo che possono essere utili a questo scopo. Come i Pir (i Piani individuali di risparmio) che sono stati appena rilanciati eliminando le precedenti criticità oppure gli Eltif (European long term investment funds), con Gualtieri ha riferito che «è in corso un confronto con l’Unione Europea per la compatibilità con le norme sugli aiuti di Stato». I risparmiatori italiani «sono abituati alla convertibilità quasi immediata dell’investimento in disponibilità liquida, che naturalmente è una risorsa e un valore fondamentale, ma in un mondo caratterizzato da tassi zero o negativi questa attitudine genera anche effetti subottimali per il singolo e per il sistema nel suo complesso», ha spiegato Gualtieri, sottolineando che «diventa prioritario stimolare quella ricchezza e quel risparmio che oggi, per ragioni culturali e regolamentari, fatica a essere orientato verso opportunità di investimenti più di lungo termine, forse meno liquido è vero, ma più efficiente e sostenibile»
La fotografia del settore dei consulenti è stata scattata dall’indagine curata da Excellence Consulting dalla quale è emerso che le opportunità di sviluppo ulteriore per le banche reti sono tante, alla luce anche della crisi del modello di banca commerciale tradizionale. I consulenti sono rimasti indenni dai fenomeni del risparmio tradito che hanno colpito negli ultimi anni i clienti bancari, ha sottolineato il presidente di Anasf, Maurizio Bufi. «Che il nostro settore sia destinato a crescere è convinzione ormai condivisa e per questo dobbiamo farci trovare pronti alle sfide che ci attendono», ha aggiunto spiegando che l’obiettivo dell’evento di ieri era riunire «sul medesimo palco gli esponenti delle società mandanti per capire quali saranno le strategie e le aree di intervento che metteranno in atto per rimanere competitivi sul mercato».
Nel question time coordinato dal direttore di Class Cnbc, Andrea Cabrini, e da Maurizio Primanni, ceo e fondatore di Excellence Consulting, sono emerse diverse linee guida. Il reclutamento di consulenti e dei giovani resta un tema di forte attualità per tutti, come anche quello dell’aumento delle masse e della produttività. I manager delle reti sono poi pronti a valutare possibili partnership con società fintech, consapevoli dell’importanza dell’innovazione tecnologica ma anche del fatto che il ruolo del consulente resterà centrale. Lo stesso ministro Gualtieri ha osservato che «non possiamo fuggire dall’innovazione, ma l’apporto umano in questo campo sarà sempre fondamentale. Quindi, sì alla tecnologia ma», ha ribadito, «ma l’apporto umano è e resterà insostituibile». (riproduzione riservata)

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