Il conto del virus per l’Italia: 5 mld

di Andrea Pira

Sospensione dei tributi nelle aree della zona rossa, focolaio dell’epidemia di coronavirus in Italia. Dal ministero dell’Economia arriva un primo intervento per dare sollievo alle aziende e alle famiglie negli undici Comuni messi in quarantena e in contenimento per evitare il diffondersi di Covid-19. Il decreto ministeriale messo a punto dal Tesoro è intervenuto come nei casi di terremoto o catastrofe naturale con lo stop agli adempimimenti e i pagamenti dei tributi e delle ritenute fiscali. Allo studio ci sono comunque anche misure aggiuntive, pronte a confluire e in un prossimo decreto per attenuare le ripercussioni negative sul tessuto economico nazionale, a rischio recessione, che potrebbe essere all’ordine del giorno del Cdm forse già oggi o domani. Ed è lì che si pensa di far confluire l’accesso facilitato al Fondo di garanzia piccole e medie imprese; la sospensione delle bollette elettriche e la sospensione pagamento rate mutui bancari, sui quali c’è già un’intesa con l’Abi. La task force del Mef lavora inoltre su interventi per favorire la liquidità delle imprese. Allo studio anche contributi per la ripresa delle attività in caso di accertato danno per le aziende, mentre la ministra Nunzia Catalfo evidenzia il decreto per favorire lo smart working. Come stimato dall’ufficio Studi di Confali, il coordinamento della filiera agroalimentare di Confcommercio-Imprese per l’Italia, l’impatto, d’altronde, potrebbe essere pari a 5 miliardi di pil. A essere minacciato è il motore produttivo della Penisola. Secondo l’Istat, il pil dell’Italia nel 2017 – ultimo anno per cui ci sono i dati ripartiti per regioni – è stato pari a 1.725 miliardi circa di euro. La Lombardia ha contribuito per 383,2 miliardi, il Veneto per 162,5 miliardi, l’Emilia-Romagna per 157,2 miliardi. Dunque, sommando i dati delle tre regioni, risulta un contributo al pil nazionale pari a circa 703 miliardi di euro. In percentuale rispetto al pil si tratta del 40,1%. Anche di questo il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, parlerà con i rappresentanti Confindustria, Rete Imprese, Alleanza Cooperative Italiane e Confapi. Sul piano sanitario, secondo gli ultimi dati diffusi ieri dalla Protezione civile, i contagiati sono 229 (in Lombardia 172 positivi, 33 in Veneto, 18 in Emilia-Romagna, 3 in Piemonte e 3 nel Lazio). Sale a sette il bilancio dei morti (tutti over 60) e almeno tre casi di positività. Intanto la decisione di Rfi di ridurre, in via precauzionale, l’offerta di servizi di trasporto non è stata accolta con favore da Ntv, operatore di Italo. «Arreca un grave danno ai cittadini e ai passeggeri che non potranno ricevere il servizio adeguato alle loro esigenze, in una situazione già gravemente impattata dagli effetti della chiusura dell’Alta Velocità in seguito all’incidente del 6 febbraio», sottolinea il gestore privato, mentre Rfi parla di «stupore» dopo aver confermato l’offerta . Massima attenzione arriva dalla Ue, che ieri ha stanziato 232 milioni di euro per interventi contro il coronavirus. I timori non risparmiano neppure il Parlamento, al Senato sono stati sospesi visite e convegni. E c’è anche chi in questo frangente vorrebbe limitare l’attività delle Camere dove ogni giorno tra parlamentari, giornalisti e addetti ai lavori transitano oltre mille persone, molte proprio dalle zone contagiate.

Piazza Affari brucia 30 miliardi
di Ester Corvi
La paura per un’escalation della diffusione del coronavirus in Italia, che presenta il triste primato del numero dei contagi in Europa, si è abbattuta ieri su Piazza Affari, maglia nera del Vecchio Continente, condizionando l’andamento degli altri listini europei. In Italia il conteggio dei casi di coronavirus rilevati ha raggiunto quota 229 con 7 decessi. L’indice principale Ftse Mib ha lasciato sul terreno il 5,43% scendendo a 23.427 punti, sui minimi da inizio febbraio. In termini percentuali è la peggior seduta dopo il referendum sulla Brexit del giugno 2016. In totale sono andati in fumo oltre 30 miliardi di euro.
A Parigi invece il Cac 40 ha lasciato sul terreno il 3,94%, a Francoforte il Dax il 4,01% e a Londra il Ftse 100 il 3,34%.
Male anche Wall Street, con il Dow Jones che a un’ora dalla chiusura perdeva il 3,4%, così come lo S&P500, mentre il Nasdaq lasciava sul terreno il 3,7% circa.

La mattinata era stata già caratterizzata da tensioni sulle piazze asiatiche, con Seul che ha accusato un calo del 3,87%. La Corea del Sud è infatti il secondo Paese per numero di contagi da coronavirus dopo la Cina. I timori si sono fatti sentire anche sul mercato obbligazionario: lo spread Btp- Bund ha chiuso in rialzo a 145 punti rispetto ai 135 di venerdì.
Negli Stati Uniti invece la curva dei tassi si è nuovamente invertita sul segmento 3 mesi-10 anni, mentre il rendimento del Treasury decennale, uno degli asset preferiti dagli investitori per proteggere i portafogli, ha toccato un minimo a 1,365% a causa dei timori sull’impatto del coronavirus sul pil mondiale.
L’oro, considerato il bene-rifugio per eccellenza, è ai massimi da sette anni con il prezzo che punta verso i 1.700 dollari l’oncia (1.691 dollari +1,7%) in una corsa al rialzo che, secondo molti analisti, è destinata a proseguire, almeno fino a quando il panico legato all’epidemia dominerà il sentiment degli investitori. Le prospettive di rallentamento della crescita economica globale hanno fatto invece crollare il prezzo del petrolio, con il Wti giù del 5,1% a 50,63 dollari al barile. L’Arabia Saudita starebbe considerando la possibilità di uscire dall’alleanza con la Russia che dura da quattro anni. Secondo il Wall Street Journal, Riad sta infatti prendendo in considerazione una pausa dai tagli di produzione coordinati con Mosca, mentre l’epidemia di coronavirus cinese continua a ridurre la domanda globale di petrolio.
«I punti interrogativi sul futuro dell’Opec+ e la diffusione nei giorni scorsi del virus in Corea del Sud e in Italia stanno spingendo pesantemente al ribasso il prezzo del greggio», commentano gli esperti di Ing. Nel frattempo il Brent, il benchmark europeo, è arrivato a cedere ieri sera il 5,8% (a 55 dollari al barile).
Guardando al futuro, «è particolarmente difficile per il momento fare previsioni accurate sull’evoluzione della diffusione del virus e sui conseguenti impatti per l’economia mondiale», dice Alberto Artoni, portfolio manager Us Equity di AcomeA sgr. «Posso però segnalare come la reazione negativa delle borse sia a mio giudizio in parte amplificata da valutazioni storicamente elevate, anche se giustificabili in un contesto di bassi tassi d’interesse. Coerentemente con l’approccio value di AcomeA, sono pronto a cogliere le opportunità che un’eventuale correzione potrà continuare ad offrire».

Invece per Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte sim, «l’estensione dell’impatto del virus diventa sempre più la cartina di tornasole per comprendere quanto i mercati azionari stiano davvero beneficiando del mare crescente di liquidità, piuttosto che della percezione di un quadro macroeconomico in miglioramento a breve, in attesa cioè di un’ipotesi di ripresa a V in Cina, appena superato il picco dell’epidemia». Secondo lo strategist di Intermonte, le possibili manovre fiscali in arrivo potrebbero rappresentare un importante ingrediente, utile soprattutto in un’ottica di medio termine, «ma nel breve l’appeal esercitato dalla maggiore liquidità da parte delle banche centrali rimane ancora l’oggetto primario del desiderio» in attesa di conoscere quali saranno le prossime mosse della Federal Rserve americana e della Banca Centrale Europea in uno scenario che appare bruscamente cambiato.

In ginocchio trasporti, logistica e crociere

di Nicola Capuzzo
L’emergenza sanitaria del Coronavirus sta avendo un impatto molto duro anche sul mondo dei trasporti e della logistica merci. Da quando l’emergenza sanitaria è scoppiata la domanda di navi per il trasporto di rinfuse secche e liquide è crollata, nel primo caso portando l’indice di rendimento ai minimi storici, nel secondo facendo sprofondare i noli giornalieri delle navi petroliere da 100.000 a 15.000 dollari. Il blocco delle produzioni in Asia ha comportato la cancellazione di decine di partenze di linee marittime verso l’Italia e per i vettori container si stimano mancati ricavi per oltre 350 milioni di dollari a livello mondiale. Discorso simile vale per le compagnie crocieristiche (Costa ha quattro navi ferme nel porto giapponese di Nagasaki) costrette a cancellare itinerari in Estremo Oriente o a dirottare le navi verso altri mercati (come ha fatto Msc Crociere). La diffusione del virus in Nord Italia ha peggiorato la situazione perché Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna sono i bacini di import-export principali per le merci. Per capire le dimensioni del fenomeno basta ricordare che il 50% del mercato dei trasporti nazionale è generato da aziende che hanno sede dentro la provincia di Milano e oltre la metà delle dichiarazioni doganali per le merci in import e in export viene fatta in Lombardia. Oltre a ciò, più del 90% delle superfici a uso logistico si concentra entro un raggio di 45 km dal centro di Milano.
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