Caso Minali-Cattolica, un test del rapporto tra logica del profitto e della solidarietà

di Angelo De Mattia

è ancora aperta la vicenda che riguarda la governance di Cattolica Assicurazioni deflagrata nei mesi scorsi con il ritiro delle deleghe all’amministratore delegato Alberto Minali che resta comunque uno dei membri del consiglio di amministrazione. Domani si riunirà a Verona un gruppo di soci in vista dell’assemblea straordinaria che si terrà il 7 marzo, promossa dallo stesso gruppo. L’intento della convocazione assembleare è di fare approvare alcune importanti modifiche dello statuto che vanno dalla fissazione di limiti dell’età anagrafica e del numero di mandati per gli amministratori, ai poteri del presidente che dovrebbe essere eletto direttamente dall’assemblea escludendo per la carica compiti di gestione, alla trasparenza degli aspetti della remunerazione per gli incarichi conferiti. La polemica nei confronti del presidente, Paolo Bedoni, che ricopre l’incarico da 14 anni, è evidente. Dunque, si tratterà verosimilmente di un’assemblea di battaglia. È difficile, tuttavia, prevedere se l’iniziativa avrà successo visto che prevede modifiche quasi doverose. Con l’unico problema che potrebbe sorgere circa la loro applicabilità nel corso stesso dei mandati non ancora scaduti. Intanto, dopo il ritiro delle deleghe a Minali, è stata avviata sull’impresa assicurativa ed è in corso un’ispezione dell’Ivass e della Consob. Finora non è emerso, con la chiarezza che sarebbe stata necessaria, la ragione di quello che di fatto è apparso come un dimissionamento di Minali, un personaggio diffusamente noto per la sua alta competenza e la sua non comune esperienza. Non si sa se l’assemblea potrà essere il luogo per un efficace chiarimento. Certamente le ispezioni in corso verranno a capo della vicenda e non dovrebbe essere escluso che, pur tenendo conto certamente dei doveri di riservatezza, la Cattolica sarà poi invitata, al termine degli accertamenti, a informare adeguatamente il pubblico, innanzitutto sul caso. Ad esso, infatti, si collegano questioni che riguardano i rapporti tra amministratore delegato, consiglio, presidente; le ipotesi, smentite da più parti e dallo stesso Minali, circa la trasformazione in spa dell’impresa assicurativa; i rapporti di quest’ultima con le banche; l’importante ruolo di Warren Buffet tra gli azionisti; la delicata questione dell’ipotesi di assicurazione contro rischi professionali a favore di esponenti della Cattolica che ricoprano cariche in soggetti partecipati (e non la diretta assicurazione dell’impresa). Insomma, a pensarci bene, l’assemblea sarebbe stata ottimale se posizionata dopo la conclusione delle ispezioni e la conoscenza dei risultati, anche se, comunque, una nuova assemblea potrà pur sempre tenersi. Al di là degli aspetti ora menzionati, non si può però trascurare il «quid pluris» che spetta a un’impresa finanziaria nella quale, per statuto, possono votare solo coloro che professano la religione cattolica. L’intento non è di certo quello di considerare questo vincolo come un formale elemento distintivo o un mero fiore all’occhiello, pronti poi a dimenticarlo. Se così non è, allora quel che ne consegue deve essere rigorosamente chiaro. La Cattolica ha una storia importante e apprezzata, come importanti sono i principi di cooperazione e mutualità su cui si fonda. Ciò nei momenti di difficoltà ha un ruolo ancora maggiore, ma richiede coerenza e rigore dei comportamenti. Basterebbe leggersi il recentissimo discorso di Papa Francesco sulle questioni finanziarie e trarre da esso i necessari orientamenti. Naturalmente, ciò dovrebbe essere un dovere di tutti, sia di chi governa l’assicurazione, sia di chi si colloca in una posizione critica, fornendo comunque le necessarie motivazioni. Per la peculiarità di questa assicurazione è più che doveroso seguire gli sviluppi di questa vicenda che appare pure un test del rapporto tra la logica del profitto e quella della solidarietà. (riproduzione riservata)

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