Il Car pronto a crescere in Ubi

di Luca Gualtieri

I soci storici di Ubi sono in fibrillazione dopo l’offerta pubblica di scambio presentata una settimana fa da Intesa Sanpaolo. In queste ore il Comitato Azionisti di Riferimento, la formazione che blinda il 17,7% del capitale del gruppo lombardo e che nei giorni scorsi ha respinto senza mezzi termini la proposta della Ca’ de Sass, potrebbe arrotondare la propria quota grazie all’adesione di un investitore istituzionale di peso. L’obiettivo è compensare la recente fuoriuscita della famiglia Bosatelli (che ha venduto 1,1 milioni di azioni nell’ambito di un riassetto societario) e portarsi così vicino al 20%. Movimenti che vanno letti alla luce del confronto in atto con Intesa. Giovedì 20 infatti il Car ha liquidato l’ops come «ostile, non concordata, non coerente con i valori impliciti di Ubi Banca e dunque inaccettabile». Giudizio su cui sembra allineato anche il patto dei Mille, la formazione bergamasca che attualmente blinda l’1,6% della banca. Lunedì infatti il sindacato a cui appartiene tra le altre la famiglia Zanetti «ha valutato negativamente» l’ops, ritenendo che «sottovaluti significativamente il valore intrinseco del titolo Ubi e non consideri adeguatamente le sue prospettive reddituali». Resta da capire se anche il terzo patto di sindacato, il bresciano Sindacato azionisti Ubi Banca, si esprimerà contro l’ops.
Va detto però che se i soci storici sono determinati a opporsi all’ops, gli investitori e le istituzioni internazionali hanno accolto positivamente la mossa di Intesa e il progetto di integrazione. In questo senso ad esempio vanno lette le indicazioni delle agenzie di rating. Lunedì Fitch, dopo Moody’s e S&P, ha messo sotto osservazione i rating di Ubi in vista di un possibile rialzo. Il rating watch positivo, si legge in una nota, è collegato al lancio dell’ops di Intesa e riflette, secondo l’agenzia di rating, «l’accresciuta probabilità che Ubi diventi parte di un gruppo più forte e possa perciò beneficiare del supporto istituzionale di Intesa, che ha un rating più alto, come suo principale azionista in caso di bisogno». (riproduzione riservata)

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