RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 18/02/2019

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Insolvenze aziendali in altalena: nel 2018 risulteranno in calo del 4% rispetto all’anno precedente, toccando il minimo da sette anni a questa parte. Ma la tendenza non sarà replicata né nel 2019, anno per cui è atteso un aumento dei default aziendali del 2%, per la prima volta da quattro anni; né tantomeno nel 2020, per il quale al netto della riforma delle procedure concorsuali, è atteso un ulteriore incremento del numero dei fallimenti pari al 5%. Aumento che, appunto, il nuovo Codice potrebbe far impennare.
È Andrea Pignagnoli, analista economico di Euler Hermes Italia, società del gruppo Allianz, specializzata nell’assicurazione crediti, a spiegare a ItaliaOggi Sette stime e aspettative sulle insolvenze, anche alla luce del Codice sulla crisi di impresa e dell’insolvenza (Ccii), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 38 del 14/2/2019, che dispiegherà i suoi effetti dal 2020.
In tema di pubblicazione di informazioni non finanziarie, al primo posto si piazzano banche, assicurazioni e società che forniscono servizi finanziari con il 28%, a seguire imprese che si occupano di prodotti e servizi industriali con il 18%, sul gradino più basso del podio si colloca il settore commercio e beni di consumo con il 15%. Questo il panorama delineato dall’indagine sull’applicazione del dlgs 254/2016 condotta da Kpmg nel mese di ottobre dello scorso anno e che ha riguardato le dichiarazioni non finanziarie pubblicate entro il 15 Settembre da parte di 205 aziende, il 59% delle quali al primo anno di rendicontazione non finanziaria.
I fornitori di applicativi informatici sono responsabili esterni del trattamento: questo a condizione che intervengano sui dati per conto del cliente, dovendo pertanto predisporre tutte le misure di sicurezza da osservare nella conservazione delle informazioni e nei trattamenti demandati.
Nella corsa all’adeguamento alla normativa sulla protezione dei dati personali (il cosiddetto Gdpr n. 2016/679), che ha contraddistinto gli ultimi due anni, era previsto che i fornitori software avrebbero svolto un ruolo strategico: le loro piattaforme intervengono nel trattamento dei dati, rispetto ai quali hanno rilevanza misure di compliance e di sicurezza che necessitano specifiche implementazioni all’interno dei software, ad esempio per minimizzare l’accesso alle informazioni da parte di operatori con ruoli diversi. Molti trattamenti sono automatizzati, spesso avvengono on line, con memorizzazione dei dati su cloud che si trovano presso fornitori esterni e che sono pertanto Responsabili delle operazioni sui dati che compiono per conto dei clienti. La corretta individuazione di queste attività è dunque uno dei temi che l’applicazione del Regolamento ha proposto e propone quotidianamente alle imprese e alle pubbliche amministrazioni, ma sul quale non vi è una piena consapevolezza.

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E se Intesa acquistasse Vittoria, la compagnia prevalentemente danni della famiglia Acutis? Non è una domanda astratta. A Milano qualcuno giura che circoli un dossier sulla vendita della compagnia della famiglia Acutis che si è delistata lo scorso settembre. Intesa potrebbe essere uno dei possibili acquirenti, anche se ad Affari & Finanza risulta che finora non lo abbia visionato. L’acquisizione avrebbe indubbiamente qualche vantaggio per il gruppo guidato da Carlo Messina. D’un colpo la raccolta danni salirebbe al settimo posto della classifica italiana del comparto: ai valori del 2017 Intesa-Vittoria potrebbe contare su 1,579 miliardi di raccolta, che nel 2018 sono ovviamente cresciuti.
L’Istituto tedesco qualità e finanza ha valutato la convenienza delle offerte e poi sondato la soddisfazione dei clienti. Fanno progressi sia le compagnie tradizionali che quelle online.
Aumenta la soddisfazione degli italiani verso la propria compagnia RCA. Il miglioramento è netto e di gran lunga superiore all’anno passato: 2.1 punti percentuali per le compagnie con agenzia e 2.7 per quelle offline. Gli aspetti qualitativi che hanno maggiormente influito sull’incremento delle valutazioni sono stati l’offerta telematica, i siti web e le App. Cosi come l’evoluzione del mercato delle scatole nere e dei servizi ad esso connessi.
A utilizzarlo sono soprattutto le imprese di grandi dimensioni anche se un numero crescente di piccole aziende sta progettando dl inserirlo. Inoltre, se le prime lo prevedono per tutta la popolazione aziendale, le seconde lo riservano perlopiù a quadri e Impiegati. A salpare la fotografia circa la diffusione e le modalità dl utilizzo del premio di risultato nelle aziende Italiane è un rapporto realizzato da Od&M Consulting.
La sanità integrativa riscuote un crescente successo presso i cittadini italiani. Nel periodo 2010-2016 il numero dei fondi è passato da 255 a 323 con un numero di iscritti più che triplicato e un incremento delle risorse impegnate, passate da 1,61 a 2,33 miliardi di euro. Attorno a questa tumultuosa crescita è di recente scoppiata una violenta polemica. Ad accendere la miccia è stata la presentazione del report della fondazione Gimbe lo scorso 17 dicembre, in occasione dell’avvio da parte della presidente della commissione Affari sociali della Camera, Maria Lucia Indice, di un’Indagine conoscitiva sulla sanità integrativa.
Dalla salute al lavoro il pessimismo degli italiani è in forte crescita. Uno studio di Zurich rivela le difficoltà percepite e quando si ricorre alle assicurazioni

 

  • Quota 100, la spesa nascosta il conto può salire a 90 miliardi
La proiezione a 10 anni dell’Osservatorio Cpi di Cottarelli: costi limitati ai 52 miliardi calcolati dalla Ragioneria dello Stato solo se la riforma si blocca nel 2021 dopo la “sperimentazione”
Cinquantadue miliardi e 483 milioni di euro da qui a dieci anni: ecco il vero costo di Quota 100. la sofferta riforma della legge Fornero che la Lega sta faticosamente cercando di far approvare al Parlamento, difendendosi dagli emendamenti ormai non più solo dell’opposizione ma perfino degli alleati di governo.

 


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  • Bus contro la volante della polizia. L’ipotesi dell’autista al telefono
Stanno incrociando i dati delle telefonate, l’invio di sms, i segnali di WhatsApp e delle altre applicazioni, con l’obiettivo di ricostruire una cronologia dettagliata della vita di quel cellulare tra le 7 e le 7.30 di ieri: per capire se l’autista dell’Atm lo avesse in mano, e lo stesse usando, intorno alle 7.15, quando l’autobus che guidava, linea 61, appena superato piazzale Cadorna, avanzando sul viale largo e deserto del centro di Milano ha piegato leggermente sulla destra e senza frenare ha travolto due auto della polizia parcheggiate, le ha spinte l’una contro l’altra, schiacciando e urtando tre poliziotti che, con altri sette colleghi, erano in piedi vicino alle macchine. Avevano appena preso servizio per il «controllo del territorio», turno 7-13. Il più grave, 25 anni, è stato portato in ospedale con fratture esposte molto serie ad entrambe le gambe; il secondo, stessa età, ha una caviglia rotta. Entrambi sono poliziotti in prova. Il terzo agente, 29 anni, è stato dimesso già ieri, aveva solo qualche contusione.

 

  • I 1.371 miliardi fermi nei conti degli italiani
D i che cosa hanno paura gli italiani quando parliamo di soldi? Del futuro, di rischiare troppo, di perderli? Partiamo dai numeri di Banca d’Italia: dei 4.287 miliardi di ricchezza finanziaria posseduta dalle famiglie italiane, ben 1.371 miliardi sono parcheggiati sui conti correnti. Non si incassano interessi, non si spende, non si investe. Secondo l’Abi, nel 2018, i depositi della clientela residente sono aumentati di 32 miliardi rispetto al 2017. Una cifra uguale alla manovra di bilancio approvata a fine dicembre. Negli anni 2005-2006 il «polmone» di liquidità dei privati rappresentava il 23% del totale, nel 2009 è salito al 29%, oggi siamo al 32%. Lo stesso discorso vale per le imprese. Alla fine dell’anno scorso, fra titoli immediatamente convertibili e contante, tenevano immobilizzati circa 340 miliardi di euro, oltre il 20% del Prodotto interno lordo, raggiungendo il livello più elevato degli ultimi venti anni.

  • Bper Banca. Non chiamateci più piccoli
Alessandro Vandelli, amministratore delegato dell’istituto modenese: “Unipol, Sardegna, Arca e il bilancio. Vi racconto la settimana più incredibile della mia vita”. “Avevamo 3 obiettivi: crescere, diminuire gli Npl, rimanere solidi. Siamo riusciti a centrarli tutti”.

  • Pensionati-giovani, staffetta difficile
Lavoratore dipendente, prevalentemente maschio, impiegato nella pubblica amministrazione. È l’identikit del candidato potenzialmente interessato a uscire dal mondo del lavoro sfruttando il treno di “quota 100”. I lavoratori fra 60 e 64 anni risiedono in 680mila al Nord e in 529mila al Sud. A questo profilo si contrappone la fotografia dei giovani in cerca di impiego: al Sud sono in 882mila e per la metà si tratta di donne.
È il quadro che emerge dall’analisi svolta dalla Fondazione Leone Moressa per il Sole 24 Ore del Lunedì, per provare a capire – in base alle statistiche del mercato del lavoro – quanto aprire le porte della pensione a circa 300mila lavoratori all’anno fra il 2019 e il 2021 (questa la stima del Governo sulle adesioni a quota 100) potrebbe creare nuovi spazi di occupazione per i giovani.
  • Amministratori e direttori fuori dagli sconti sul welfare
I benefit di welfare corrisposti all’amministratore unico di una società non possono essere esclusi dalla formazione del reddito di lavoro dipendente, perché la sua condizione lavorativa non è compatibile con la condizione di lavoratore subordinato. È uno dei chiarimenti forniti dall’agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello 10 del 25 gennaio 2019, nella quale sono stati chiariti diversi profili sul regime fiscale di favore di alcuni tra i benefit annoverati all’articolo 51, comma 2 del Testo unico delle imposte sui redditi.
L’analisi delle Entrate si è concentrata, da un lato, sui destinatari delle misure agevolative e sulla nozione di “categoria” di dipendenti; dall’altro lato, è stato chiarito l’ambito della deducibilità dei costi relativi ai benefit riconosciuti in base al regolamento del piano di welfare.
  • Medici, prova incerta sugli errori pre-riforma
A quasi due anni dall’entrata in vigore della legge Gelli-Bianco (la 24/2017) resta aperto il contrasto sulla retroattività di una riforma che, inquadrata la responsabilità dei sanitari – dipendenti o operanti in case di cura pubbliche o private – come extracontrattuale, sovverte gli oneri probatori addossandoli sul paziente che reclama un danno da malasanità e ne chiede il risarcimento.
Oggi, infatti, al malato spetta dimostrare non solo l’insorgenza o l’aggravarsi di una patologia ma anche l’inadempimento medico e il nesso con la lesione subìta mentre al professionista basterà negare la mancanza o convincere il giudice che l’evento non sia dipeso da lui. Tuttavia, se la responsabilità sanitaria diventa più soft, alla vittima di malpractice viene fornita un’arma in più: citare l’azienda cui si sia affidata, tenuta a rispondere – per contratto di “spedalità” – sia per carenze organizzative che per condotte, colpose o dolose, dei medici dipendenti o che vi abbiano svolto la professione in regime intramurario, di ricerca o sperimentazione.
Ma queste regole, capaci di ribaltare le sorti processuali, valgono nelle cause pendenti?

La giovane startup dell’assicurazione sanitaria francese, che produce 22 mln di euro di ricavi annuali e punta a 100 mln entro due anni, ha ottenuto fondi per 40 mln di euro, un record nel settore.

 

  • Risultati Zenith per Allianz
Nel 2018, l’assicuratore tedesco ha registrato il suo miglior risultato netto in dieci anni. Ha lanciato un nuovo programma di riacquisto di azioni proprie fino a 1,5 miliardi di euro.
Il gruppo tedesco ha inoltre registrato un risultato operativo record di 11,5 miliardi di euro (+3,7%).
Il miglioramento del risultato operativo è dovuto principalmente all’andamento del ramo Danni/Infortuni. Il conto per i disastri naturali sarà stato molto più basso l’anno scorso rispetto al 2017, un anno segnato da tempeste in Europa, tempeste di Harvey, Irma e Maria, e giganteschi incendi boschivi in California. Di conseguenza, il gruppo guidato da Oliver Bäte è riuscito a raggiungere gli obiettivi di redditività tecnica con un combined ratio in calo al 94% (+1,2 punti). Per il 2019, il gruppo bavarese mira a raggiungere un risultato operativo netto compreso tra 11 e 12 miliardi di euro. Come il suo concorrente svizzero Zurich Insurance Group, Allianz proporrà per il 2018 un dividendo maggiorato di 9 euro per azione, rispetto agli 8 euro del 2017.