RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 09/02/2019

Tra poche settimane gli investitori inizieranno a ricevere il nuovo rendiconto più dettagliato, introdotto dalla direttiva Mifid 2. E si troveranno per la prima volta maggiori informazioni sia sui costi totali sostenuti per il proprio investimento sia quanto questi hanno impattato sul rendimento. Nel facsimile riportato in queste pagine, elaborato da Pwc, MF-Milano Finanza mostra un esempio del documento, che banche, sim e società di gestione, stanno mettendo a punto, in modo che gli investitori siano consapevoli di tutte le informazioni che avranno a disposizione. «Sia per motivi tecnici, sia di mercato, la predisposizione del prospetto è ancora in corso di realizzazione presso gli intermediari», conferma Mauro Panebianco, partner Asset & Wealth Management di Pwc.
In cinque anni i consulenti finanziari hanno raddoppiato la loro quota di mercato. Oggi le reti hanno in mano il 15% del risparmio delle famiglie italiane. Percentuale che nel 2013, secondo i dati raccolti da Assoreti, era pari ad appena il 7%. Anno dopo anno i consulenti hanno continuato a rosicchiare quote di mercato alle banche tradizionali e alle Poste Italiane e i responsabili delle società di consulenza sono conviti che questo sviluppo sia destinato a continuare ancora, nonostante la Mifid Il, la direttiva europea destinata ad alzare il velo sui costi dei prodotti e sulle commissioni che vengono incassate dalle reti distributive.

Dopo l’auto, ora Carglass entra nelle case. La società di riparazione dei parabrezza delle auto ha deciso di diversificare la propria attività con il lancio, in Francia, di Carglass Maison, la società che entra sul mercato dei servizi di assistenza guasti e riparazioni domestiche da parte di fabbri e idraulici, secondo quanto ha riportato Le Figaro. Il processo di sviluppo è iniziato nel 2016. Il mercato delle riparazione auto è in declino da diversi anni a causa del miglioramento delle strade, della riduzione delle percorrenze e degli aiuti alla guida. Dal 2011 il mercato è sceso del 30% in volume, ha detto a Le Figaro, il direttore generale di Carglass, Éric Girard. Un calo strutturale, non congiunturale. La società ha deciso di reagire scegliendo di portare nelle case il proprio Dna aziendale che è quello di risolvere i problemi dei consumatori.
«Grazie all’acquisizione di Unipol banca aumentiamo le nostre dimensioni, facciamo economie di scala, beneficiamo delle sinergie e acceleriamo sull’attività di de-risking, per la quale abbiamo importanti obiettivi nel 2019»: così l’a.d. di Bper, Alessandro Vandelli, ha commentato i risultati finanziari del 2018. L’acquisizione del 100% di Unipol banca è avvenuto al prezzo di 220 milioni di euro.
Unipol ha archiviato il 2018 con un utile netto consolidato di 628 milioni di euro. La cifra include la plusvalenza di 309 milioni generata dalla cessione della partecipazione di UnipolSai in Popolare vita e la minusvalenza di 338 mln derivante dalla cessione della quota in Unipol banca a Bper (articolo a lato). Nel 2017 il gruppo aveva accusato una perdita di 169 milioni di euro, su cui aveva pesato il piano di ristrutturazione del comparto bancario per 824 mln. La raccolta diretta è migliorata dello 0,5% a 12,349 miliardi. La società ipotizza un dividendo di 0,18 euro per azione. L’a.d. Carlo Cimbri ha annunciato che ai primi di maggio verrà presentato il nuovo piano industriale. Sul versante Bper, il capoazienda ha ricordato che attualmente Unipol detiene il 15% del capitale, «ma abbiamo anche l’autorizzazione della Bce a salire al 20% entro un tempo congruo e saliremo».

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  • Bper e Unipol, nozze bancarie la compagnia sarà socia al 20%
Ieri il consiglio di amministrazione ha deciso di rilevare il 49% della controllata Banco di Sardegna ( dalla Fondazione medesima) e di acquisire Unipol Banca. E sempre ad Unipol è stato invece venduto un pacchetto di crediti in difficoltà – 1,3 miliardi lordi – per 130 milioni. Un’operazione che ha permesso alla banca emiliana di veder scendere l’Npe ratio dal 13,8 all’11,6%. Il complesso puzzle di misure ha visto al lavoro uno stuolo di advisor, una ” mente” decisa a chiudere l’operazione, Carlo Cimbri, e un regista – Alessandro Vandelli – che alla fine si è destreggiato con buona determinazione tra le parti in causa. Il pacchetto di misure ha permesso a Bper di annunciare un incremento dell’utile per azione del 33% al 2021 e un incremento della quota di mercato ( per impieghi) dal 2,5 al 2,9%. Già da ora ha incassato, in Borsa, un solido rialzo dell’ 8,83%, nel giorno in cui è stato anche approvato il bilancio 2018, che si è chiuso con un utile netto a 402 milioni, « il più elevato della storia del gruppo », anche grazie a effetti fiscali. Più in dettaglio l’acquisizione delle minoranze del Banco di Sardegna (che, come l’altra con Unipol, ha avuto Barclays quale esperto indipendente, trattandosi di operazioni con parti correlate) verrà pagata con l’emissione di 33 milioni di azioni Bper a favore della Fondazione (108 milioni, ai prezzi attuali) e un corrispettivo in contante di 180 milioni. Successivamente la Fondazione sottoscriverà un bond convertibile per pari importo, che potrà convertire nei prossimi otto anni. Se lo facesse integralmente la sua quota in Bper, ora salita poco sopra il 9%, si porterebbe a ridosso del 15%. La stessa attualmente in capo a Unipol, che tuttavia ha l’intenzione di salire al 20%
  • LA NUOVA VITA DI CIMBRI DA BANCHIERE AD AZIONISTA
Ecco un azionista che fa il suo mestiere in banca. Carlo Cimbri, leader di Unipol, nel passaggio di ieri termina la fase uno della sua visione. Ha sfruttato la contiguità — non sempre amorevole — tra Bologna e Modena per insinuarsi nella Bper. L’ha accompagnata a una modernizzazione, tra forzosa (la conversione in spa dopo la legge Renzi), e dettata da congiuntura e mercati (la pulizia dell’attivo). L’ha “dotata”, ieri, di una propria pedina, quella Unipol Banca nata come sogno creditizio del suo passato maestro Giovanni Consorte; sogno che stava diventando incubo per l’eccessivo zelo mostrato dalla pedina nel finanziare varie cooperative del giro. Il lavoro di sistemazione è durato due anni, ed è costato un miliardo di euro di sacrifici a Unipol e soci (anche del mercato, non premiati nell’iniziativa). Mentre faceva i compiti bancari a casa propria, Cimbri non ha smesso di pungolare, con stile diretto fino alla rudezza, l’ad di Bper Alessandro Vandelli. Né ha smesso di comprarne azioni, per gradi e fino all’attuale 15%, con vista sul 20%.

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«Con la vendita di Unipol Banca completiamo un lungo percorso, cominciato nel 2010, che ha condotto il gruppo a rifocalizzarsi pienamente nel settore assicurativo, il nostro core business. Nel 2012 abbiamo rilevato FonSai, diventando il primo operatore nazionale nei rami danni. Oggi siamo un gruppo esclusivamente assicurativo. Questa sarà la base di partenza per il nuovo piano industriale che presenteremo in maggio, dopo aver rinnovato il consiglio». Carlo Cimbri, che guida il gruppo Unipol, sottolinea così il valore strategico della cessione della banca a Bper comunicata ieri. E aggiunge: «In quanto primi azionisti siamo pronti a supportare l’istituto modenese in eventuali scelte in direzione di un consolidamento, che riteniamo necessario in Italia. E in quanto importanti investitori istituzionali vogliamo fare la nostra parte per riportare il Paese a crescere. Un dovere per noi e per tutti».

 

  • Il matrimonio sull’asse Modena-Bologna. Nasce un polo da 150 miliardi di raccolta
Con l’acquisizione di Unipol Banca, del 49% del Banco di Sardegna che ancora non possedeva nonché con la vendita di 1,3 miliardi di crediti deteriorati alla bad bank della compagnia assicurativa, UnipolRec, la Bper guidata da Alessandro Vandelli cambia decisamente volto, grazie anche ai 402 milioni di utili, risultati record per la banca. L’istituto registra il prossimo rafforzamento dell’azionista forte Unipol, che salirà dal 15% al 20%, e quello della Fondazione di Sardegna, che in cambio delle quote della banca isolana ottiene 33 milioni di nuove azioni e 150 milioni in bond At1 convertibili. Si delinea così un impianto di governance con soci stabili che rende l’ex popolare dell’Emilia Romagna uno dei protagonisti del prossimo risiko bancario. L’attesa per il closing è il terzo trimestre del 2019, così come l’operazione sulla Sardegna. Bper — che è stata assistita dall’advisor Citi, mentre per Unipol c’erano Mediobanca, Credit Suisse e Rothschild — paga per Unipol Banca 220 milioni di euro e cede alla compagnia assicurativa bolognese npl per 1,3 miliardi di euro per circa 130 milioni, facendo scendere la propria quota di npl all’11,6% (dal 13,8%). L’operazione — che dà vita a un gruppo da 150 miliardi di raccolta — non ha impatti negativi sul patrimonio, che resta all’11,4%, mentre le sinergie attese sono di almeno 85-95 milioni a regime, che faranno salire del 33% l’utile per azione atteso nel 2021. Sono i numeri che, insieme con i risultati del 2018, hanno spinto il titolo della banca emiliana in rialzo dell’8,8% a 3,28 euro, per una capitalizzazione ora pari a 1,4 miliardi. In Borsa hanno invece subìto una caduta Unipol (-5,4%) e UnipolSai (-3,24%) nonostante un risultato netto consolidato della capogruppo di 628 milioni, contro il rosso di 169 milioni nel 2017 legato alla pulizia della banca dagli npl, mentre la controllata Unipolsai ha chiuso l’anno con 948 milioni di euro di utile, in rialzo dai 537 milioni registrati nel 2017.
  • Caltagirone sale ancora in Generali, oltre il 5%
Francesco Gaetano Caltagirone compra ancora azioni Generali e si porta oltre la soglia del 5%, per l’esattezza al 5,002% del capitale del Leone. Lo segue Leonardo Del Vecchio che ha arrotondato la propria partecipazione al 4,8% per cento. Attraverso Quarta Iberica Caltagirone, che nei giorni scorsi si era portato al 4,96% del capitale, ha comprato sul mercato il 6 febbraio 500.000 azioni Generali a un prezzo unitario di 15,18 euro e attraverso Echetlo altri 50.000 pezzi a 15,15 euro. La Delfin di Del Vecchio, che aveva il 4,75%, ha acquistato 330.000 azioni lo stesso giorno a 15,18 euro l’una e altre 410.000 a 15,15 euro il 7 febbraio.

  • M5S contro Visco, altolà a Signorini e Ivass
L’attacco del Movimento 5 Stelle a Bankitalia si allarga ai dossier delle nomine, blocca la conferma di Luigi Federico Signorini nel ruolo di vicedirettore generale di Via Nazionale e rischia a stretto giro di paralizzare l’Ivass, l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni. In entrambi i casi la scadenza è stretta: il mandato di Signorini finisce dopodomani, mentre quello dei due membri esterni del direttorio Ivass, Riccardo Cesari e Alberto Corinti, terminato a fine 2018, può sopravvivere in regime di prorogatio fino a giovedì prossimo. E in entrambi i casi il «no» è rivolto direttamente al governatore Visco, che propone le nomine stoppate dai Cinque Stelle.
  • Bper compra la banca di Unipol Cimbri: «Pronti a salire al 20%»
Bper acquisisce Unipol Banca, sale al 100% del Banco di Sardegna e nel contempo si libera di un miliardo di euro di Npl lordi. È un’operazione composita quella annunciata ieri dalla banca modenese. Atteso da tempo, il deal ha comunque colpito positivamente gli investitori, che hanno premiato il titolo con un balzo dell’8,83% a 3,28 euro, dopo che gli scambi sono stati sospesi per eccesso di rialzo durante la giornata.
Acquisti a cui hanno contribuito anche le parole di Carlo Cimbri. Il numero uno di Unipol – che con il 15% è il primo azionista della banca emiliana – promette di rafforzarsi nel capitale della banca. «Oggi abbiamo il 15% di Bper ma siamo autorizzati a salire al 20% e lo faremo». Il gruppo assicurativo – il cui titolo è sceso del 5,4% – si vede come azionista «di lungo termine» e vuole «un’alleanza forte e stabile e possibili sinergie a livello di clienti e di prodotti con Bper».
  • Nel nuovo piano priorità a polizze e dividendi elevati
Chiuso un capitolo il gruppo Unipol è pronto ad aprirne un altro. E lo farà a maggio, a valle dell’assemblea che confermerà gli attuali vertici. In quell’occasione, ha spiegato ieri il ceo Carlo Cimbri, verrà presentato il nuovo piano industriale. Un business plan che partirà dal target chiave raggiunto con la cessione di Unipol Banca a Bper: svestire i panni da conglomerata finanziaria per diventare un gruppo esclusivamente assicurativo. «Questa operazione – ha spiegato Cimbri durante una conference call con gli analisti – completa un percorso strategico avviato nel 2010 di rifocalizzazione ed espansione nelle polizze». Certo, a guardare solo i numeri, per la holding l’operazione potrebbe non sembrare un vero e proprio affare: dalla cessione incasserà 220 milioni di euro, poco meno delle attese anche se la somma è tutta in contanti, ma dovrà pagare a UnipolSai, che ha esercitato la put sul 27,49% dell’istituto e sul 27,49% di UnipolRec, 579,1 milioni, come previsto dagli accordi del 2013. In più ha rilevato da Bper 1,3 miliardi di npl pagandoli 130 milioni e portando l’esposizione lorda sui non performing loan a 4 miliardi. Tuttavia, questi passaggi rappresentano due tasselli di un mosaico ben più ampio. «Con la cessione della banca Unipol ha posto finalmente un limite alla propria esposizione sul sistema bancario», ha sottolineato Cimbri.
  • Caltagirone oltre il 5% nel capitale di Generali
Francesco Gaetano Caltagirone raggiunge il 5% delle Generali, centrando l’obiettivo che aveva annunciato diversi mesi fa. E in questo modo diventa, se già non lo era, un azionista chiave del Leone. Fondamentale, accanto a Leonardo Del Vecchio, per definire i nuovi equilibri interni.
Lo scorso 6 febbraio, infatti, l’imprenditore romano con due differenti operazioni ha rilevato altre 550mila azioni del gruppo assicurativo, arrivando così al 5,002% del capitale. In scia ai suoi acquisti, sono continuati anche quelli della holding Delfin di Del Vecchio, che nelle scorse ore ha portato la partecipazione al 4,8%. Anche per il fondatore di Luxottica l’intenzione è di salire fino al 5 per cento. Ma nessuno, in questa fase, si sente di escludere che i due soci possano crescere ulteriormente. Fino a che punto, non è dato saperlo, molto dipenderà da quali saranno le condizioni del mercato.
  • «Sulla trasparenza dei costi servono risposte condivise»
Tempistiche, modalità di calcolo, tipologia e livello di disaggregazione dei costi. Sono queste le macro-tematiche su cui vertono i quesiti che Abi, Assoreti, Assogestioni e Assosim hanno raggruppato in un documento condiviso per inoltrarlo all’Esma tramite la Consob. Una serie di problematiche – con relative proposte di risoluzione – che Il Sole 24 Ore ha pubblicato in esclusiva ieri e su cui le associazioni rappresentative degli intermediari finanziari sperano di avere al più presto chiarimenti risolutivi per poter redigere l’informativa sui costi reali sostenuti dai clienti, così come previsto dalla Mifid2.
La direttiva Ue entrata in vigore da inizio 2018 prevede, tra le varie disposizioni, la rendicontazione ex post con cadenza almeno annuale degli oneri che il cliente sostiene non solo in percentuale (per esempio 3% annuo), ma anche in valore assoluto (su 50mila euro il costo sostenuto è di 1.500 euro), suddividendoli per le diverse tipologie di prodotti e servizi offerti, in modo da consentire ai risparmiatori di poter capire e valutare non solo quanto guadagnano dagli investimenti, ma anche quanto pagano ai diversi intermediari finanziari lungo la catena del valore, dal singolo consulente alla società di gestione. Un rendiconto che per la prima volta deve essere inviato nei primi mesi del 2019, con i dati riepilogativi del 2018, che però tarda ad arrivare.

  • Ecco come investire tagliando i costi
Un minimo di accortezza per conseguire lauti risparmi. In ambito finanziario le famiglie italiane hanno ampi margini di manovra per tagliare le spese applicate dagli intermediari per prendersi cura delle loro risorse finanziarie. In banca, in Posta, ma anche con il consulente finanziario che va a trovare a casa i propri clienti, è possibile seguire semplici accorgimenti per ridurre il peso dei costi sui bilanci familiari.
Il “carico” di commissioni, del resto, è oggi molto gravoso in Italia, come spesso emerge anche dai confronti realizzati a livello internazionale. Dalla storica indagine annuale sui costi dei conti correnti condotta da Banca d’Italia, all’ultimo neonato rapporto su costi e performance dei fondi comuni realizzato dall’Esma (vedi grafico a lato), l’immagine dell’Italia non esce particolarmente bene, con il peso dei costi che incide pesantemente sulla gestione della liquidità e sui ritorni degli investimenti. E tra tassi di interesse pressoché nulli sui conti correnti e rendimenti ridotti al lumicino – se non in perdita – sul fronte degli strumenti d’investimento, i costi rappresentano quindi un punto dolente su cui agire e non da trascurare, come invece avviene abitualmente.
  • La polizza può diventare più leggera
Risparmiare sulla polizza è un buon modo per tagliare i costi del bilancio familiare ma non sempre è una buona idea. Tanto più che ci troviamo in un Paese sotto assicurato dove la protezione è un concetto che non è ancora entrato nel Dna degli italiani.
Nel mondo assicurativo non bisogna infatti solo guardare al premio pagato in sè, ma al contenuto di ciò che si compra.
Questa è la prima regola, valida in particolare nel settore danni e protezione. Giusto per fare un esempio è ovvio che se compro una copertura caso morte per 150mila euro di capitale assicurato spenderò di più rispetto a un contratto da 50 mila euro. Lo stesso vale quando sottoscrivo una polizza di rendita: ovvio che il premio si alza (a parità di importo della rendita scelta) se è reversibile al coniuge.
Insomma i contratti assicurativi vanno conosciuti e valutati sotto molti aspetti e non solo in base al prezzo. Si pensi ancora al caso di un contratto Rc Auto con esclusione della rivalsa per stato di ebbrezza: spenderò di più rispetto a chi non si copre dal rischio di essere chiamato in causa dalla compagnia assicurativa nel caso di tasso alcolemico anche solo lievemente alterato. O si pensi ancora alla possibilità di fissare delle franchigie che ovviamente abbassano il premio.
  • Genertel accelera nella cessione del quinto e mira al 20 per cento
Dopo aver ricevuto l’autorizzazione da Ivass ad operare anche nel ramo XIV, ovvero nel ramo credito, Genertel insieme a Genertellife, punta con decisione al settore della cessione del quinto.
Come è noto per poter ottenere da una banca o da una finanziaria un finanziamento attraverso la cessione del quinto dello stipendio (Cqs) o della pensione (Cqp) è necessaria l’attivazione di coperture che consentano, alla parte erogante, il recupero del debito residuo in caso di perdita di lavoro o decesso del contraente. Ciò permette al tempo stesso la tutela dei familiari di quest’ultimo, visto che in caso di decesso del debitore la parte residuale del finanziamento non andrà a pesare su di loro ma sarà completamente a carico della compagnia assicurativa. L’obbligo di queste coperture assicurative vale per la Cqs sia per la Cqp. Si tratta di un mercato che alla fine del primo semestre 2018 valeva circa 4 miliardi di euro di finanziamenti erogati, in crescita di circa il 10%, con una accelerazione nella seconda parte del semestre. La previsione per fine anno, sembra puntare a un target superiore a 7 miliardi di euro di finanziamenti erogati e con tante novità che sicuramente andranno a cambiare la competizione del settore, come la discesa in campo di Genertel, la compagnia diretta di Generali Italia. Ce ne parla, in esclusiva, Manlio Lostuzzi, amministratore delegato di Genertel e Genertellife.
  • «Polizze legate ai prestiti ancora care»
Le polizze legate ai finanziamenti sono da sempre attenzionate dall’Authority assicurativa. Elena Bellizzi, titolare del Servizio Tutela del Consumatore dell’Ivass, spiega a «Plus24» quali sono le novità e quali saranno gli impatti sulla tutela dei consumatori derivanti dall’applicazione della nuova direttiva Idd, un tema che verrà affrontato anche durante l’incontro di lunedì, 11 febbraio (alle 17,30) a Reggio Emilia nell’ultimo appuntamento del ciclo di incontri di educazione finanziaria organizzati da «Plus24».