Le nomine all’Ivass non siano in stile Prima Repubblica

di Angelo De Mattia

Avviata al superamento con la proposta di nomina di Paolo Savona l’impasse che aveva prodotto una vacatio di circa cinque mesi al vertice della Consob, è sperabile che si decida sollecitamente, a questo punto, il conferimento di altri incarichi pubblici pendenti? Più in generale, si può confidare in una linea trasparente, selettiva e meritocratica alla base di tali decisioni, comunque, anti-lottizzatoria oppure, come molti segnali lasciano intendere, si vuole ritornare al metodo delle spoglie della Prima Repubblica, sia pure con l’eccezione che ha riguardato Savona?

Intanto, anche nella gestione di incarichi pubblici sorgono delicati problemi relativamente al rapporto tra Authority o Agenzie e il governo, come ci dice l’improvvisa decisione di Raffaele Cantone di abbandonare la presidenza dell’Anac. Un segnale di inversione di impostazione e di distanza dalla lottizzazione potrebbe (e dovrebbe) venire dalle nomine riguardanti due dei tre componenti il consiglio dell’Ivass (l’Istituto per la Vigilanza sulle assicurazioni) Riccardo Cesari e Alberto Corinti, i quali compongono l’organo insieme con il presidente, Salvatore Rossi.
Il mandato di sei anni dei due membri, che nel sessennio hanno dato ampia prova di competenza, capacità e dedizione, è venuto a scadenza il 2 gennaio; essi possono, tuttavia, rimanere in carica, in regime di prorogatio, per 45 giorni dopo la scadenza. La nomina o la riconferma per un altro mandato sono proposte dal governatore, che presiede il direttorio della Banca d’Italia allargato al consiglio Ivass che ha competenza su atti aventi rilevanza esterna riguardanti l’esercizio di funzioni istituzionali e svolge attività di indirizzo e di direzione strategica. Sulla suddetta proposta decide il Consiglio dei ministri, su iniziativa del presidente del Consiglio di concerto con il ministro dello Sviluppo economico. Il provvedimento finale di nomina o di conferma è di esclusiva competenza del Capo dello Stato.

Ora, la proposta del governatore è stata da un po’ di tempo formalizzata e potrebbe pure riguardare la conferma dei due esponenti testé menzionati. I 45 giorni della prorogatio scadranno il 15 di questo mese, dopodiché il consiglio dell’Ivass non potrà più funzionare, neppure per l’ordinaria amministrazione, se nel frattempo non dovessero intervenire i provvedimenti in questione. Se ciò accadesse sarebbe assai grave e, poiché l’iter è stato avviato, e il potere di proposta è superiore anche al potere di rendere un parere obbligatorio e vincolante, ciò potrebbe rispondere solo all’intento di aggiungere queste misure alle altre nomine pubbliche da decidere per formare il classico calderone, con intenti verosimilmente spartitori.
Come si è detto, l’iniziativa per promuovere la decisione del Consiglio dei ministri è del premier, Giuseppe Conte, che, alla fine, nel caso Consob ha dimostrato autonomia propositiva e astuzia tattico-strategica. Per un caso, quale quello Ivass, che non presenta affatto le difficoltà che, a un certo punto, presentava lo scioglimento del gaddiano gnommero Consob, si dovrebbe sperare che non trascorra altro tempo e che Conte adotti la decisione di sua competenza attivando preliminarmente il concerto con il ministro del Mise. Non si potrebbe rimanere nella paralisi di un Organo di controllo dell’importante comparto assicurativo in una fase non certo tranquilla dei mercati e delle relazioni tra Paesi.
Le conseguenze dello sconfinamento dalla prorogatio sarebbero gravi anche per i poteri che potrebbero essere conseguentemente attivati e che esporrebbero l’Italia a una immagine non certo esaltante nel mondo finanziario europeo. Si dovrebbe dire che non esiste alternativa alcuna a una decisione entro i termini della prorogatio. Anche tra le difficoltà e la tempesta Navigare necesse est. (riproduzione riservata)

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