Laurea, riscatto in più tempo

Gli emendamenti del governo al decreto sul reddito di cittadinanza e quota 100
Il numero delle rate sale da 60 a un massimo di 120
di Simona D’Alessio

Linea «morbida» sul riscatto della laurea, ai fini del raggiungimento dei requisiti per l’andata in pensione: il numero delle rate per recuperare i periodi di studio (non coperti da contribuzione), infatti, sale da 60 ad «un massimo di 120». E, nel frattempo, per sopperire all’esodo di personale pubblico impiegato nel comparto della giustizia che deciderà di usufruire dello «scivolo» della quota 100, si autorizza il reclutamento di altri addetti, anche in deroga all’articolo 30 del decreto legislativo 165 del 2001 (che disciplina il lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche). È quanto si legge in due emendamenti del governo al decreto 4/2019 (contenente le norme sul reddito di cittadinanza e per il pensionamento anticipato), che sbarcherà nell’aula del Senato lunedì 25 febbraio; la commissione Lavoro di palazzo Madama ha completato le votazioni sulle proposte di modifica (inizialmente, ne erano state depositate circa 1.600, a firma soprattutto di esponenti delle opposizioni), consegnando il testo all’esame dell’assemblea, mentre fonti dell’esecutivo hanno fatto già sapere a ItaliaOggi che le correzioni più rilevanti avverranno nel secondo passaggio parlamentare.

Come accennato, viene fissato il raddoppio delle possibilità di rateazioni per riscattare gli anni della laurea per gli under45, e si mettono nero su bianco gli oneri per l’applicazione della misura: 8 milioni di euro per il 2019, 16,1 milioni per il 2020, 24,4 milioni per ciascuno degli anni dal 2021 al 2023, somme ricavate, si legge, «mediante riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica» (legge 307/2004). Per sopperire, poi, all’andata in quiescenza dei lavoratori del comparto pubblico che decideranno di usufruire della quota 100 (le domande, ha reso noto l’Inps, hanno superato oramai le 60 mila unità), la maggioranza composta da Lega e M5s ed il governo hanno studiato delle «contromosse» per favorire il ricambio negli organici: per quel che concerne l’ambito scolastico, ad esempio, un emendamento leghista al provvedimento ha previsto, per «garantire lo svolgimento dell’attività didattica», di far sì che nel primo dei concorsi disciplinati da decreto legislativo 59 del 2017, che verrà bandito successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto 4/2019, le graduatorie di merito vengano predisposte «attribuendo ai titoli posseduti un punteggio fino al 40% di quello complessivo», sottolineando che tra i titoli valutabili debba esser «particolarmente valorizzato il servizio svolto presso le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione, al quale è attribuito un punteggio fino al 50% del punteggio attribuibile ai titoli».

Dal canto suo, il ministero della Giustizia, per fronteggiare alle «gravi scoperture d’organico» che si produrranno negli uffici a seguito dei pensionamenti anticipati, è pronto a dare il via libera ai concorsi: il dicastero, si legge, «è autorizzato, dal 15 luglio 2019, ad effettuare assunzioni di personale non dirigenziale a tempo indeterminato, nel limite di 1.300 unità di II e III area». E se, nell’ultima seduta dell’XI commissione i senatori avevano impresso un «giro di vite» sull’erogazione del reddito di cittadinanza, disponendo, tra l’altro, sanzioni «maggiorate del 20% in caso i beneficiari risultino già occupati in nero, e restrizioni per i condannati per mafia e terrorismo (si veda anche ItaliaOggi di ieri), una delle correzioni mira a render più spendibili sul mercato le competenze di chi riceverà la misura: le abilità acquisite dovranno esser registrate da Centri per l’impiego (Cpi), agenzie per il lavoro ed enti di formazione.
Un emendamento del governo prevede che lo Stato non vedrà le singole spese effettuate grazie al reddito. Un altro (targato M5S) precisa invece che l’obbligo di accettare un’offerta di lavoro scatterà solo se il salario sarà di almeno 858 euro al mese.
Va infine segnalato l’innalzamento da 30 a 45 mila euro dell’anticipo del Tfs agli statali. La modifica, approvata su proposta della Lega, prevede che la quota superiore ai 30 mila euro possa essere chiesta anche dai soggetti che abbiano già presentato la domanda di finanziamento. «Lo avevamo detto e abbiamo mantenuto l’impegno», ha twittato il ministro per la pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno.
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