Germania: ciclisti pericolosi

Soprattutto per loro stessi. Aumentano i morti e i feriti. Sono precipitosi e sregolati
Superano a destra auto e camion che così non li vedono
da Berlino Roberto Giardina

Ogni vittima sulle strade potrebbe essere evitata, questo è lo slogan dall’Adac, l’Automobil club tedesco. Dipende da un errore umano, quasi sempre, e a volte da un difetto dell’auto, dovuta tuttavia a una manutenzione non perfetta e puntuale. Il caso e la fatalità non sono quasi mai colpevoli. È vero, i tedeschi pretendono la perfezione, e per questo non sono mai soddisfatti di se stessi. L’obiettivo del governo era di far diminuire le vittime del traffico, morti e feriti, di almeno il 40% entro il 2020, ma è ormai evidente che non sarà possibile. Anzi, negli ultimi mesi si registra un aumento, sia pure abbastanza lieve. Che cosa è mai avvenuto? si chiede la Süddeutsche Zeitung. Se non lo sanno loro, non posso saperlo io, ma posso intuirlo dalla mia esperienza di automobilista a Berlino, e nei miei sempre più saltuari viaggi in autostrada.
Della coalizione di governo nella capitale, fanno parte i verdi, che hanno dichiarato guerra alle auto. Se riuscissero a realizzare il loro programma ideale nessuno si dovrebbe mettere più al volante. Meglio girare in bicicletta, o prendere un bus o la metropolitana. Non sono un fanatico della velocità, ma aumentano le strade con il limite a 30, in teoria per diminuire anche l’inquinamento. Ho una normale utilitaria, ma il motore è già potente e dalla ripresa eccezionale. Rimanere nei limiti richiede un’attenzione costante, a scapito, temo, di una guida attenta. I berlinesi, andranno lenti, per timore dei radar presenti quasi ovunque, ma guidano distratti, e sono poco reattivi.

Si dibatte di porre il limite di velocità sulle autostrade. Ma quale? Da noi si continua a credere che sulle Autobahnen si possa correre come si vuole. In teoria. I tratti liberi sono il 40%, e continuano già a diminuire. La velocità è controllata, a 100 o 110, 120, oppure 80, e i tedeschi inchiodano di colpo, se da 180 devono passare a 130. I morti furono 8.750 nel 1995, ma a pochi anni dalla riunificazione (1990), i tedeschi della scomparsa Ddr non erano ancora abituati a guidare auto capitaliste. E caduti i Muri, le autostrade erano (e sono) invase da decine di migliaia di autotreni dell’Est, spesso con le gomme lisce, i freni non in ordine, e gli autisti stanchi. Le vittime calarono dieci anni dopo a 5.361, e nel 2010 si era già a 3.642. Sempre troppe, quasi esattamente dieci morti al giorno.

Si è continuati a scendere di anno in anno, ma a fine del 2018 si è scoperto che i morti sono saliti di 40, a 3.220, un aumento deprimente. E sono aumentati anche i feriti, sia pure appena dell’1%, tremila in più, a 393 mila, oltre mille al giorno. Che fare? Bisogna migliorare ancora le vetture, eliminando gli angoli morti. Ci si scontra perché non ci si vede. Dovranno essere installati dei radar. Vittime sono spesso i ciclisti che vengono schiacciati dagli autotreni quando girano a destra. Stephanie Krone, portavoce dell’Adfc, l’associazione nazionale dei ciclisti, denuncia: «Non è ammissibile che in Germania, paese leader della tecnologia, i sistemi di sicurezza nelle auto siano ancora imperfetti». Ma si penserà soprattutto a migliorare uomini e donne, automobilisti e passanti, cominciando con lezioni fin dalla scuola elementare. I ciclisti, dovrebbe ammettere Frau Stephanie, sono spesso vittime del loro comportamento: si ostinano a superare a destra camion e auto, finendo nell’angolo morto, o piombano agli incroci dal marciapiede, perché hanno la precedenza venendo da destra, ma sono invisibili, nascosti dagli alberi. Ne muoiono circa duecento all’anno. Basterebbe cambiare la norma, e costringerli a dare la precedenza alle vetture, e anche ai pedoni (che spesso vengono investiti dai ciclisti).
© Riproduzione riservata

Fonte: