In Cassa mancano 3,6 miliardi

Le iniziative degli enti. Che alzano le barricate contro il «saldo e stralcio» dei ruoli
Sconti e rate per chiudere le pendenze dei professionisti
Pagine a cura di Simona D’Alessio

La contribuzione previdenziale «spezzata» (anche a causa del perdurare della crisi) coinvolge un numero elevato di professionisti, nel nostro Paese: ingegneri, architetti, così come avvocati, dottori commercialisti e ragionieri (soltanto per menzionare alcune aree del lavoro autonomo) stanno accumulando debiti che, se non colmati, rischiano di riflettersi negativamente sull’importo della pensione. Il tema del «macigno» delle morosità degli iscritti alle Casse private ha trovato spazio tra le pieghe della manovra economica per il 2019 (all’articolo 1, comma 185 della legge 145/2018) che, mediante la misura del «saldo e stralcio», ha proposto una via per l’estinzione delle somme iscritte a ruolo dal 2000 al 2017 destinata agli associati in condizioni di difficoltà. Oltre a quantificare in più di 3,6 miliardi di euro l’ammontare delle «pendenze», l’inchiesta di ItaliaOggi Sette mostra quali strategie gli Enti abbiano messo in atto per prevenire la formazione dei debiti dei professionisti. E quali sono le modalità di regolarizzazione e di riscossione dei contributi non pagati.

I mancati versamenti. Centinaia di milioni di euro non incassati e presenti (e «pesanti») tra le voci del bilancio: salta all’occhio, come è possibile osservare dalla tabella in queste pagine, il caso della Cassa geometri (845 milioni, che calano a 753 al netto del fondo svalutazione crediti) e di Inarcassa (800), ma consistente è pure la cifra dovuta dagli avvocati alla Cassa forense (500), dai ragionieri (circa 465), dai dottori commercialisti alla Cnpadc (370) e, a seguire, dagli infermieri all’Enpapi (poco meno di 277 milioni). Gli altri Enti tollerano un tasso di inadempienza più contenuto, talvolta addirittura residuale, come accade all’Enpav (veterinari) che, a fronte di poco più di 29 mila iscritti, vanta crediti verso il 6% del totale e all’Eppi (periti industriali), cui sono associati quasi 14 mila professionisti e dove la quota di contributi iscritti in bilancio e non riscossi si aggira intorno al 3%.

Le agevolazioni e la regolarizzazione. Il «debutto» del professionista negli elenchi di un Ente si accompagna spesso alla possibilità di un ingresso «soft» (in considerazione del giro d’affari in fase di costruzione), con versamenti ridotti nei primi anni d’esercizio. E ciò per permettere di edificare, sin dall’età giovanile, un montante contributivo solido. Quando, invece, esiste già una posizione debitoria, viene usata la «leva» della rateizzazione degli importi, che alcune Casse declinano in maniera elastica, per venire incontro alle esigenze degli iscritti: l’Enpapi, ad esempio, può concedere (con apposita delibera e su richiesta dell’interessato) la dilazione per importi superiori a 1.000 euro per un massimo di 72 rate mensili, di valore unitario non inferiore a 100 euro, nonché ammettere al pagamento in 120 rate mensili quando l’ammontare della rata è superiore al 20% del reddito mensile del nucleo familiare del richiedente. Nel ventaglio di opportunità offerte a ingegneri e architetti da Inarcassa per un rientro «morbido» dal debito previdenziale, c’è pure l’impiego della piattaforma Vitruvio, la soluzione innovativa lanciata nell’aprile del 2018 per anticipare l’incasso dei crediti (certificati) vantati dai professionisti per le prestazioni rese alla Pubblica amministrazione, che consente di versare direttamente le somme. E sanare le «morosità». Il processo di regolarizzazione della Cnpadc prevede «tre istituti collegati, in chiave cronologica l’uno all’altro, con sanzioni più leggere per chi intende regolarizzare le inadempienze, collaborando in modo attivo e, al contrario, sanzioni in misura piena per chi assume comportamenti omissivi nei confronti della Cassa»: la regolarizzazione «spontanea» con sanzioni ridotte (4.357 domande di dottori commercialisti nel 2017), quella «agevolata» (una sorta di «avviso bonario» con cui si richiedono, entro una determinata scadenza, gli importi con sanzioni inferiori a quelle ordinarie, 8.599 casi) e l’accertamento d’ufficio (in assenza di adesione agli altri strumenti, 5.924 casi).
Il «saldo e stralcio». La «pace contributiva» voluta dal Legislatore riguarda i carichi relativi a crediti contributivi iscritti a ruolo dagli Enti disciplinati dai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996, cui è possibile accedere con un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) da 8.500 a 12.500 fino a 20 mila euro, pagando il debito nella misura del 16%, 20% e 35%. L’Adepp (Associazione delle Casse) non ci sta e, diffidate Agenzia delle Entrate-Riscossione e Riscossione Sicilia spa dall’accogliere domande di «saldo e stralcio» (spiegando come a minori versamenti corrisponderanno pensioni più basse, perché non verrebbe sanata l’intera posizione contributiva), è pronta a dirimere la questione in tribunale: il provvedimento, scandisce, «avvantaggia l’interesse di una minoranza, a scapito di tutti quanti versano integralmente il dovuto». E contrasta con l’autonomia gestionale (connessa alla garanzia di piena sostenibilità finanziaria) sancita dalla sentenza 7/2017 della Corte costituzionale.
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