Il rosso Carige sale a 385,4 mln. Più spazio ai gestori

Aumento della redditività, attività di de-risking, emissione di un bond e focus sul fare banca con investimenti nel wealth management: se questi sono alcuni dei pilastri su cui poggia la strategia dell’a.d. di Carige, Paolo Fiorentino, per quest’anno, il 2017 si è chiuso con risultati inferiori alle previsioni del piano. La perdita netta è salita a 385,4 milioni di euro dai 296,1 dell’esercizio precedente. Sono state contabilizzate rettifiche di valore nette su crediti per 416,5 milioni e perdite legate a cartolarizzazioni e cessione di portafogli di crediti deteriorati per 321,5 mln. Le rettifiche nette sul valore dei crediti sono poi diminuite dell’11,3% a 416,5 milioni. Il portafoglio degli Npl ammontava a 4,8 miliardi di euro, con una copertura migliorata al 47,5%. Il Cet 1 phased-in si è posizionato al 12,4%. «Tutte le palle sono andate in buca», ha osservato Fiorentino. «Il rafforzamento patrimoniale, andato in porto, è un traguardo straordinario. Ora guardiamo al business tradizionale e finalmente ci rimettiamo a fare banca». Un occhio particolare sarà riservato al wealth management, che l’a.d. vuole trasformare in «un business sexy» per clienti e gestori facendo leva su Banca Cesare Ponti.
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