Gestioni, nemmeno le boutique stanno ferme

di Antonio Lusardi
L’arrivo della normativa Mifid II non ha soltanto dato ai risparmiatori informazioni più trasparenti sul fronte dei costi, ma ha anche scatenato un’ondata di aggregazioni su scala europea. A partire dalla Francia dove l’attività ha riguardato anche diversi player indipendenti, come nel caso dell’accordo tra la boutique di gestione Financière de l’Echiquier e Primonial. Quest’ultima è entrata nel capitale di Financière de l’Echiquier con il 40%, diventandone azionista di riferimento e assegnandole tutte le sue attività nell’asset management, superando così i 10 miliardi di euro di masse, e creando uno dei primi player indipendenti nell’asset management in Francia. Jean François Bay, responsabile della strategia, dello sviluppo e dell’attività internazionale di La Financière de l’Echiquier, spiega come intende muoversi la società.

Domanda. Quali le ragioni di questa operazione? Vi siete preparati alla Mifid II?
Risposta. L’accordo con Primonial non è stato fatto in funzione della Mifid II, ma per affrontare al meglio le trasformazioni del mercato. Nella fascia intermedia pensiamo ci sia una importante fetta di clienti che pur disponendo di un patrimonio troppo importante per gestirlo in proprio sulle piattaforme online, non hanno la possibilità di accedere ai servizi più dispendiosi propri della consulenza evoluta. Rischiano di restare, come dire, lost in translation. Pensiamo che questo settore sia un target importante per le società di consulenza e gestione indipendenti, in grado di generare buoni rendimenti con i loro prodotti e avere un rapporto personale di fiducia con i clienti. Pensiamo di essere ben posizionati per intercettare questa categoria di clientela.

D. Che tipo di prodotti e servizi pensate siano i più adatti questo tipo di clientela?
R. Non vogliamo competere con i grandissimi player del risparmio gestito, che contano centinaia di fondi e reti capillari. Non vogliamo industrializzare il nostro business. Il nostro obiettivo è focalizzarci su pochi fondi e strategie in cui abbiamo esperienza e sappiamo fare la differenza. La nostra abilità sta nello sfruttare le inefficienze dei mercati. Nel futuro questo tipo di investimento sarà sempre più appannaggio degli investitori privati. Infatti gli istituzionali, a causa delle regole Solvency sulla liquidità, non possono più permettersi di essere investitori di lungo periodo. Ed è nel lungo periodo che si trovano le migliori opportunità. Inoltre, gli investimenti a lungo termine sono quelli che stimolano la crescita economica su base locale, un obiettivo non solo etico, ma che crea un ritorno potenziale perché crea ricchezza e innesca un circolo virtuoso.

D. Quali asset sono più adatti a questo tipo di strategia?
R. I bond convertibili, gli investimenti socialmente responsabili e soprattutto l’azionario small e mid cap, su cui abbiamo in gestione diversi miliardi. In tutta Europa i governi e le autorità dell’Ue intendono stimolare la crescita economica soprattutto attraverso queste società. C’è un allineamento di interessi. Per far valere il nostro know-how in questo campo abbiamo lanciato il fondo Rinascimento in Italia, che investe proprio in società di piccole e medie dimensione e sta ottenendo ottimi risultati. (riproduzione riservata)
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