Cyber risk: il rischio cibernetico

INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Perché il CYBER RISK è diventato uno dei problemi più preoccupanti della nostra società?
Per quale motivo la malavita organizzata sta spostando
la propria attività sempre più verso il computer crime?
Come stanno reagendo le compagnie d’assicurazione a
questo fenomeno allarmante?

Autore: Giorgio Pennazzato
ASSINEWS 294 – febbraio 2018

 

Secondo una stima di Juniper Research entro il 2019 i reati informatici toccheranno i duemila miliardi di dollari. Per Virginia Rometty, Ceo di Ibm, siamo davanti alla più grande minaccia per le aziende di tutto il mondo.

Tali affermazioni trovano ampio supporto sui dati che emergono dalla cronaca informatica. L’attività criminale online prosegue e si incrementa senza sosta. Non esistono tempi morti davanti ad attacchi che attraversano il globo, dalla Russia all’Australia in pochi istanti. E il trasferimento di dati, che una volta richiedeva ore, se non giorni, attualmente si esegue in pochi secondi: questa velocità straordinaria, in continua crescita, garantisce al “ladro informatico” (indicato col termine “hacker” o “cracker”) l’impunità, dato che il suo operare spesso sarà una veloce “toccata e fuga” irreperibile.

La Rete è ormai territorio di caccia da parte di creatori di virus e malware (malicious software) di ogni tipo, in cerca di vulnerabilità, di passi falsi per colpire l’incauto internauta. Dietro questo quadro inquietante agiscono hacker/cracker solitari (persone che si ingegnano per eludere i blocchi imposti da qualsiasi sistema informatico, al fine di trarne profitto o creare danni), agenzie di sicurezza, servizi segreti , strutture criminali e malavita organizzata. Ma anche giovani studenti, più o meno insospettabili e senza imponenti competenze informatiche. Esiste infine un mercato, basato sui bitcoin (moneta virtuale di scambio via internet, che garantisce l’anonimato), che offre, a chi vuole perpetrare il reato informatico, malware e strutture informatiche aggressive, senza grandi difficoltà.

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