Cessione del quinto, giù le mani dal salario

di Anna Messia
Ci risiamo. La Banca d’Italia prepara una nuova stretta nel settore della cessione del quinto dello stipendio. Dopo gli interventi messi in atto nel 2009 e ancora nel 2011 Via Nazionale ha preso atto che in questo mercato, che rappresenta una fetta importante del credito al consumo (più di 5 miliardi di erogato rispetto ai 30 complessivi), esistono ancora comportamenti scorretti che bisogna eliminare velocemente. Argomenti che sono stati al centro di un incontro tenutosi a fine gennaio in Via Nazionale, al quale hanno preso parte i principali operatori bancari del settori e le ex 106 che hanno avuto il via libera all’iscrizione al nuovo albo tenuto dalla Banca d’Italia. Ma non solo. Intorno al tavolo, oltre ai rappresentati di Via Nazionale, c’erano le associazione dei consumatori e anche esponenti dell’Arbitro bancario e finanziario (Abf).

Molte delle lamentele e segnalazioni che arrivano sul tavolo dell’Abf riguardando proprio contratti sulle cessione del quinto, una tipologia di prestito che prevede trattenute dirette sul salario (stipendio o pensione che sia) fino a un massimo di un quinto dell’importo. Un mercato nel quale di recente è entrata tra l’altro anche Banca Mediolanum , con l’acquisizione di EuroCqs, oltre che Banca Ifis che per operare in questo settore ha rilevato Cap.Ital.Fin. Un business che a oggi è dominato da una manciata di operatori che detengono più del 50% del giro d’affari complessivo, ovvero Ibl Banca, leader di mercato, il gruppo Intesa Sanpaolo , Bnl Bnp Paribas , Findomestic e Compass. Tra l’altro entrare con nuove iniziative non è affatto, semplice visto che per generare utili c’è bisogno di avere almeno il 5% del mercato.

Grazie alle garanzie offerte da pensione e stipendio, e alla presenza obbligatoria di una copertura assicurativa, la cessione del quinto ha però meno rischi rispetto ai prestiti personali, tanto che l’Abi ha chiesto al parlamento europeo di abbassare le richieste di assorbimento di capitale; se la sua proposta venisse accolta le banche italiane risparmierebbero quasi un miliardo di euro di capitale. I margini, poi, restato buoni, nonostante i bassi tassi d’interesse, e anche i volumi crescono.

I nodi da sciogliere riguardano quindi essenzialmente i rapporti con i clienti, che in più di qualche caso restato opachi. Almeno per una parte degli operatori visto che molte società, specie le più grandi, hanno aderito a un protocollo di intesa firmato da Assofin (l’associazione del credito al consumo) con i consumatori. L’obiettivo di Banca d’Italia è chiaramente allineare il resto del mercato alle prassi degli operatori più virtuosi che sono già presenti nel settore.

Undici, in particolare, sono state le criticità osservate tra le società. Prima di tutto Bankitalia ha fatto chiaramente presente agli intermediari che devono offrire il prodotto più adatto alle esigenze del cliente e fare molta attenzione ai rischi di sovraindebitamento, anche tenendo conto delle condizioni del nucleo familiare. Sempre nella fase di concessione, Via Nazionale ha poi affrontato la questione dei rinnovi effettuati prima del tempo. Come noto, la legge prevede che sia vietato contrarre una nuova cessione prima che siano trascorsi due anni nel caso di una cessione stipulata per 5 anni o 4 anni per una cessione di 10 e il termine deve decorrere dalla prima trattenuta.

Ma l’argomento centrale del confronto con Banca d’Italia è stato ovviamente quello dei costi su cui si concentrano i ricorsi all’Abf. La vigilanza ha invitato tutti gli intermediari a concentrare il più possibile le commissioni nel Tan (il tasso annuale nominale), determinandone anche il rimborso in caso di estinzione anticipata del finanziamento per il periodo di rischio non goduto. «Il livello dei prezzi non sempre riflette le attività concretamente svolte e funzionali all’erogazione del credito e sul cliente gravano costi non sempre giustificati», osserva Banca d’Italia che chiede agli operatori anche controlli più frequenti e a sorpresa sulle reti distributive. Per ora si tratta solo di consigli ma la sensazione è che a breve l’istituto guidato da Ignazio Visco trasformerà queste indicazioni in linee guida da inviare al mercato. (riproduzione riservata)

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