Braccio di ferro Ivass-Bucarest

di Anna Messia
Braccio di ferro tra l’Ivass, l’autorità italiana di controllo sulle assicurazioni, e l’omologa rumena, la Asf, che nei giorni scorsi ha annullato un provvedimento dell’istituto presieduto da Salvatore Rossi aprendo una pericolosa falla nella normativa europea di settore. A far scoppiare il caso è stata la Onix Asigurari, una compagnia di diritto rumeno che opera nel ramo cauzioni, venuta a lavorare in Italia in regime di libera prestazione di servizi . Si tratta della normativa europea che consente a una compagnia di essere autorizzata a operare dall’autorità di controllo del Paese di origine (in questo caso la Asf) e offrire i suoi servizi in tutti i 28 Paesi membri dell’Unione Europea. L’Ivass nel 2013 aveva però deciso di intervenire sulla compagnia allo scopo di tutelare in via d’urgenza gli assicurati e i beneficiari italiani. In particolare Rossi, presidente e direttore generale della Banca d’Italia, aveva emesso un provvedimento di divieto di assunzione di nuovi affari per Onix. Misura che era stata adottata per una serie articolata di motivazioni, alla cui base vi era l’assenza di una reputazione idonea a garantire la sana e prudente gestione in capo al soggetto (un imprenditore italiano azionista totalitario di Onix) che all’epoca era anche presidente e direttore generale dell’impresa. Una persona che a tutt’oggi detiene una partecipazione di controllo (diretta e indiretta). Il provvedimento di divieto, come era naturale immaginare, è stato però impugnato da Onix, prima davanti al tribunale amministrativo (Tar) e successivamente al Consiglio di Stato che, pur propendendo per il rigetto dei ricorso, aveva deciso di chiamare in causa la Corte di Giustizia europea (disponendo la remissione di questione pregiudiziale). Anche quest’ultima, il 27 giugno scorso, aveva detto la sua ritenendo giustificato il provvedimento adottato da Ivass ma chiarendo allo stesso tempo che le misure adottate in caso di urgenza dallo Stato ospitante (nel caso di Onix l’Italia) «sono applicate solo nell’attesa di una decisione dello Stato membro di origine». Insomma, l’Ivass ha fatto bene a intervenire d’urgenza ma l’ultima parola sulla questione Onix spetta all’authority rumena.

E quest’ultima non ha mancato di dire la sua. Con una mossa inattesa e contraria all’intervento dell’Ivass, il 17 gennaio l’autorità rumena ha fatto sapere a Rossi di aver concluso, con esito positivo, le verifiche sugli azionisti della Onix. Insomma la Asf, che dallo scorso giugno è presieduta da Leonardo Badea, ha annullato il provvedimento dell’Ivass che aveva vietato a Onix l’assunzione di nuovi rischi in Italia, e ha riabilitato la compagnia a operare a pieno regime in Italia. Ma la questione non è ancora chiusa visto che l’authority italiana, nonostante abbia preso atto del venir meno della validità del suo provvedimento nei confronti di Onix, ha fatto sapere allo stesso tempo di essersi riservata ogni azione in sede europea «per addivenire a un’interpretazione unica e conforme al diritto europeo, a tutela degli assicurati». L’evoluzione più probabile è che Ivass a questo punto si rivolga all’Eiopa, l’ente che riunisce le authority di vigilanza assicurative di tutta Europa, cui spetta la funzione di garantire la convergenza degli standard di sorveglianza in uso in Europa. Del resto il rischio di non fare nulla sembra essere troppo alto visto che Onix non è un caso isolato. Più volte in passato l’Ivass ha bloccato società estero vestite, ovvero compagnie controllate da investitori italiani che, sfruttando le norme europee sulla libera prestazione di servizio, chiedevano l’autorizzazione in altri Paesi per poi tornare operare nella Penisola. In pratica di soggetti espulsi dal mercato italiano che rientravano dalla finestra grazie alle normative meno rigide di altri Paesi. Ma l’Ivass non sembra affatto intenzionata ad abbassare la guardia. (riproduzione riservata)
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