Tutte in welfare le imposte dirette

Di Antonio Pira
dati di itinerari previdenziali. in rosso il Patrimonio dell’inps
Tutte in welfare le imposte dirette
di Andrea Pira

Per finanziare la spesa per il welfare italiano occorre attingere a praticamente tutte le imposte dirette, lasciando alle sole indirette il compito di sostenere il resto della spesa pubblica. Il dato di 444 miliardi di euro in welfare del 2014 dovrebbe confermarsi anche nel 2015, anno in cui la spesa complessiva ha raggiunto i 447 miliardi. Si tratta di una crescita su cui influisce soprattutto l’assistenza, al netto della quale il bilancio previdenziale rivela un saldo attivo di 3,7 miliardi di euro. Il quadro emerge dal quarto rapporto di Itinerari Previdenziali presentato ieri alla Camera. Nelle stesse ore la Corte dei Conti segnalava che per la prima volta il patrimonio netto dell’Inps rischia il rosso per effetto degli accantonamenti legati alla svalutazione dei crediti contribuitivi, che non saranno incassati e che quindi porteranno la perdita nel 2016 a 1,73 miliardi. Per quanto riguarda la gestione finanziaria, l’ente presieduto da Tito Boeri ha chiuso il 2015 con un avanzo di 1,4 miliardi. I giudici contabili giudicano inoltre non più procrastinabile la riforma della governance dell’Istituto, a partire «dalla revisione di funzioni e compiti dei tre principali organi (di indirizzo e vigilanza; di rappresentanza legale dell’ente; di indirizzo politico-amministrativo) che, assieme al direttore generale, compongono quel particolare assetto duale disegnato dal legislatore per gli enti previdenziali pubblici».

Intervenendo proprio a margine del convegno di Itinerari Previdenziali il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha assicurato che non sono previsti interventi del governo per sostenere l’Inps perché il sistema pensionistico è «assolutamente sostenibile». Peraltro, come spiega il rapporto di Itinerari Previdenziali, la spesa pensionistica reale relativa a tutte le gestioni, al netto delle tasse che lo Stato incassa direttamente così come della quota Gias, è di 168 miliardi (e non quindi di 217 miliardi lordi) contro 172 miliardi di entrate nette (anziché 191 miliardi comprensivi di quote Gias e Gpt). «Grazie alle numerose riforme che si sono susseguite nel corso degli ultimi anni il sistema di è stabilizzato», spiega quindi il rapporto esortando alla prudenza su eventuali proposte di tagli, deindicizzazioni o altri contributi di solidarietà. A pesare è la spesa per l’assistenza, pari nel 2015 a 103 miliardi. «A differenza di quanto spesso si afferma, cioè che in Italia si spende meno per il welfare rispetto agli altri Paesi europei, la spesa per le prestazioni sociali incide per il 54,13% sull’intera spesa statale, comprensiva degli interessi sul debito pubblico, e per il 27,34% rispetto al pil, cioè uno dei livelli più elevati d’Europa», ha commentato Alberto Brambilla, presidente del centro studi di Itinerari Previdenziali. (riproduzione riservata)
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