Reti pronte alla sfida della Mifid

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di Anna Messia
I consulenti finanziari sono pronti alla grande rivoluzione della Mifid II, che entrerà in vigore il 3 gennaio 2018. La trasparenza assoluta su costi e commissioni che, come prevede la normativa Ue, partirà con il nuovo anno crea un po’ di agitazione, inutile negarlo. Come anche il fatto che l’industria dovrà affrontare nei mesi a venire un’inevitabile pressione dei margini. Ma come emerso ieri durante la seconda giornata di ConsulenTia2017, organizzata da Anasf all’auditorium Parco delle Musica di Roma con la partecipazione di 2.600 persone, la Mifid II può rappresentare allo stesso tempo un’opportunità di crescita per un settore arrivato a gestire 450 miliardi di euro. Gli interrogativi non mancano. Primo tra tutti il fatto che i regolamenti delegati abbiano introdotto il divieto di utilizzare lo stesso consulente per svolgere entrambe le tipologie di servizio di consulenza previste dalla normativa, indipendente (senza retrocessioni) e non indipendente (con mandato), mentre le società potranno offrire entrambi i servizi.

«Un’interpretazione che va altre la delega della normativa madre», ha osservato Francesco Di Ciommo, avvocato e docente della Luiss, e che secondo il presidente Anasf, Maurizio Bufi, potrebbe rischiare di mettere ingiustamente i consulenti davanti a un bivio, oltre a ingenerare confusione nei clienti. «Alle società chiediamo come vi state organizzando», ha detto Bufi aprendo il convegno e gli amministratori delegati delle principali banche reti, intervenuti alla tavola rotonda moderata dal direttore di Class Cnbc, Andrea Cabrini, hanno risposto, quasi tutti, che continueranno a lavorare secondo l’attuale modello di consulenza, ovvero quello non indipendente, nel quale sono previste commissioni di retrocessione. «Continuiamo il processo evolutivo già partito anni fa, e non c’è alcuno stravolgimento in atto», ha detto Paolo Molesini, amministratore delegato di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking. «Il modello del consulente non indipendente resta il futuro con prodotti diversificati e un set di regole che garantisca l’assenza di conflittualità. Al cliente, al di là del fascino del nome», ha aggiunto, «non interessa se si tratta di un consulente indipendente o no, qual che conta è la qualità del servizio».

Del resto la consulenza finanziaria in Italia già oggi segue un modello evoluto, con un’architettura aperta e strutture giuridiche perfettamente organizzate, ha osservato l’amministratore delegato di Azimut, Sergio Albarelli, aggiungendo che il cliente è disposto a pagare commissioni, anche alte, quando riceve un servizio di qualità. Anche Banca Mediolanum è intenzionata a proseguire con la consulenza non indipendente, ha dichiarato l’ad, Massimo Doris, sottolineando che la «trasparenza sui costi che sarà imposta da Mifid II rappresenta una grande opportunità per il settore, perché vale anche per il sistema bancario tradizionale, che finora ha distribuito ai clienti soprattutto titoli di Stato e fondi obbligazionari, più volatili con la ripresa dei tassi. Per loro ora sarà più difficile giustificare i costi». Anche per Armando Escalona, amministratore delegato di Finanza&Futuro Banca i consulenti finanziari devono far valere la propria professionalità, senza timore di chiedere la remunerazione che meritano, al pari di un medico. Un pensiero condiviso dall’amministratore delegato di FinecoBank , Alessandro Foti secondo il quale l’industria non deve giocare in retroguardia ma in attacco: «più ci proponiamo con trasparenza più saremo apprezzati dai risparmiatori».

L’altra tendenza emersa durante la seconda giornata di ConsulenTia2017 è la trasformazione in atto da consulente finanziario a consulente patrimoniale. In Widiba «stiamo lavorando sulla formazione per consentire ai consulenti di gestire l’intero patrimonio del cliente», ha sottolineato il responsabile rete Massimo Giacomelli. Il modello della diversificazione dei servizi e dell’offerta è il tratto caratterizzante della rete life banker di Bnl, gruppo Bnp Paribas . «Già oggi i servizi cosiddetti non core pesano per il 40% dei profitti dell’azienda e dei consulenti», ha detto il responsabile, Ferdinando Rebecchi. L’unica voce fuori dal coro in tema di consulenza indipendente. «Abbiamo aperto un tavolo per proporre anche consulenza indipendente e offrire al cliente entrambe le opportunità». (riproduzione riservata)
Fonte: logo_mf

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