Polizze vita all’insaputa di Raggi

Immigrazione, pieno sostegno dell’Ue al piano Italia-Libia
di Giampiero Di Santo ed Emilio Gioventù

Dopo otto ore di interrogatorio, dopo le fughe di notizie sulle due polizze vita (una da 30.000 e l’altra da 3.000) sottoscritte da Salvatore Romeo, capo della segeretria del Campidoglio, in favore del sindaco Virginia Raggi, adesso è tutto chiaro. La prima cittadina romana non ha commesso alcun reato non soltanto perché non sapeva nulla dei regali fatti da Romeo, ma anche perché quelle polizze prevedono che soltanto alla morte del sottoscrittore il beneficiario riceva la somma.

Dunque non c’è stata in alcun modo corruzione, né sono ipotizzabili altri reati, come hanno garantito i magistrati inquirenti, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio E anche Raggi che nella mattinata di ieri ha ottenuto il sostegno silente del leader garante del M5s Beppe Grillo, inizialmente provata da una vicenda che ha seminato rabbia e sconcerto nella base del Movimento, nel pomeriggio ha ripreso vigore e ha sferrato il contrattacco: «Non ho ricevuto un solo euro e sto valutando con i miei avvocati di querelare chiunque in queste ore, anche sui giornali, inventi o ipotizzi che io possa aver ricevuto un vantaggio da questa operazione, a me totalmente ignota sino a ieri pomeriggio», ha scritto nel suo profilo Facebbok. «Ho affrontato un interrogatorio di 8 ore, lungo ma cordiale, durante il quale ho fornito ai pm tutte le informazioni che mi hanno richiesto. Mi sono messa a disposizione dei magistrati e sono serena perché ho chiarito la mia posizione sulla vicenda», ha ribadito. «Per quanto riguarda le polizze assicurative ho spiegato ai magistrati che non ne sapevo nulla, né potevo saperlo visto che si tratta di polizze da investimento che non presuppongono la firma del beneficiario e soprattutto secondo la stessa procura «non costituirebbero fatto penalmente rilevante in quanto non emergerebbe un’utilità corruttiva». E conclude: «Del fatto che Roma abbia approvato il bilancio preventivo in tempi record il 31 gennaio, prima delle altre grandi città, non ho visto che qualche trafiletto. Basta gossip. Sono sindaco di una Capitale che deve rinascere». A sostegno della tesi di Raggi è intervenuto anche Romeo, che ha chiarito sempre via Facebook i lati più o meno oscuri della vicenda: «Ho scelto Virginia Raggi come beneficiaria di una polizza vita per una grande stima e amicizia, e non c’è stata e non c’è alcuna relazione», ha scritto. «Leggo tante inesattezze in queste ore che necessitano una precisazione, perché stanno tirando in ballo la sindaca di Roma, Virginia Raggi, e il MoVimento 5 Stelle con mio sommo dispiacere. Le polizze prevedono l’indicazione di un beneficiario terzo in caso di morte del contraente. Quindi, solo in caso di mia morte, eventualità su cui certamente non ho scommesso, il capitale andrebbe all’eventuale beneficiario. Non avendo moglie né figli, ho indicato fra i beneficiari, sempre e solo in caso di mia morte, le persone che più stimo. E fra queste c’è anche Virginia Raggi, l’attuale sindaco di Roma, indicata come beneficiario – in caso di mia morte – di una polizza da 30mila euro il 26 gennaio 2016, quindi prima che fosse anche solo candidata sindaco della Capitale, per una grande stima e amicizia nei suoi confronti». Caso chiuso, insomma, almeno così sembra, ma la giunta capitolina continua il suo percorso tra mille tentennamenti, ostacoli e vuoto amministrativo. E così, mentre le opposizioni di destra e di sinistra chiedono al sindaco di farsi da parte, Raggi assicura: «Mi sento ancora nel Movimento e non penso affatto alle dimissioni».
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