di Giuliano Castagneto
La tecnologia del Blockchain sembra in grado di invertire completamente un fondamentale processo della mente umana. E anche di sconvolgere il settore finanziario. Se la storia dell’uomo è stata sempre accompagnata da rappresentazioni virtuali (si pensi solo alla pittura) di una realtà effettiva, il Blockchain potrebbe infatti trasformare un’entità virtuale in qualcosa di reale. Come? Realizzando per via informatica un principio basilare dei rapporti giuridici: la continuità e quindi la certezza della titolarità di un diritto. È la conclusione cui giunge lo studio del Boston Consulting Group intitolato Thinking Outside the Blocks e curato dai senior partner Lionel Aré, Patrick Forth e Nicolas Harlé, e dal partner e managing director Massimo Portincaso. Va precisato che si possono trasformare in reale dal virtuale non certo gli oggetti fisici ma tutti quei contratti e quindi anche titoli di credito e debito che di quei diritti esprimono la titolarità.

Ma cos’è un Blockchain? È essenzialmente un gruppo di server organizzati in nodi. Nel mondo ne esistono 5.700, in gran parte ubicati in Cina. Ciò che fa del Blockchain un elemento di profonda rottura rispetto al presente è la possibilità di mettere a disposizione capacità di immagazzinamento dati ai limiti dell’immaginabile, che rendono possibile registrare più e più volte i dati relativi alla titolarità di un diritto o un contratto, e quindi dei relativi obblighi e diritti. Il fatto che l’informazione, per esempio su un diritto di proprietà, possa essere fedelmente riprodotta in tutti i passaggi da una persona all’altra rende continuo, reale, non volatile e quindi certo quello stesso titolo di proprietà.

Il primo e più famoso esempio di applicazione su vasta scala di questo concetto è il bitcoin. La valuta informatica non è che la distillazione del concetto di moneta, il cui potere di acquisto deriva dalla credibilità di chi la emette, che assume l’obbligo di accettarla a titolo di estinzione degli obblighi della controparte. Il bitcoin basa la sua credibilità sulla solidità della blockchain sottostante, estremamente affidabile, e quindi sulla stabilità e affidabilità delle informazioni relative, riprodotte per tutta la rete (alla stregua del numero di serie di una banconota). Di conseguenza comincia ad aumentare il numero di controparti che, ritenendo affidabile quell’insieme di diritti e informazioni, comincia ad accettare la moneta virtuale come mezzo di pagamento.

Il bitcoin non è che un esempio di come la quasi illimitata capacità di immagazzinamento dati, a differenza della capacità di calcolo e di trasmissione, le altre due evoluzioni fondamentali dell’informatica, ponga le premesse per qualcosa di completamente nuovo. Questo perché se l’affidabilità e credibilità di un’informazione sono legate, come nel caso del bitcoin, alla credibilità dei partecipanti alla blockchain, allora anche azioni, obbligazioni, derivati, cambiali, persino atti notarili o trascrizioni di compravendite immobiliari possono essere immagazzinati nelle Blockchain.

Ciò può avere conseguenze sconvolgenti, perché la possibilità di accedere da un terminale anche mobile alle informazioni, solide e protette, del Blockchain rende superflua una serie di intermediari che in sostanza sono custodi certificati della stessa informazione (si pensi agli studi notarili, ma anche le cancellerie dei tribunali).

Dato che oggi qualsiasi transazione finanziaria implica il coinvolgimento di svariati intermediari e banche depositarie, con percentuali di errore nel darvi corso che sfiora il 20%, si ha idea dell’impatto del blockchain sull’industria finanziaria. La stessa transazione può essere effettuata direttamente tra le due controparti, con enormi risparmi di tempo e denaro e possibilità di errore ridotte al minimo. Tra l’altro la transazione, basata su strutture solide e affidabili escluderebbe una serie di operatori periferici la cui affidabilità non è garantita. Bisogna vedere che tipo di sistema di blockchain andrà a prevalere.

Si confrontano due modelli. Uno è aperto (stile Linux) che garantisce la sicurezza perché non è interesse dei partecipanti minare il sistema, ma non può dare subito un messaggio di autorevolezza.

Intanto sono in via di formazione dei sistemi chiusi (permissioned blockchains) come quelli tra gruppi di istituzioni finanziarie (tra cui Unicredit ), per definizione sicuri e autorevoli, ma il cui obiettivo primario è la difesa dei margini che altrimenti verrebbero sottratti dai Blockchains concorrenti. (riproduzione riservata)
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