di Carlo Giuro

L’attenzione del risparmiatore nel valutare il proprio piano previdenziale si rivolge prevalentemente se non esclusivamente alle caratteristiche finanziarie e ai rendimenti prodotti e, in misura negli ultimi anni crescente, sul livello di onerosità. Viene invece dedicata davvero poca attenzione alla fase del decumulo, la conversione cioè in rendita e le tipologie di rendite offerte. Eppure in considerazione del crescente rischio longevità la funzione della rendita diventa sempre più importante e funzionale a tutelare per un tempo di vita sempre più lungo l’aderente e il proprio nucleo familiare. Quali sono le tipologie di rendita offerte dal mercato della previdenza complementare e quali sono le relative utilità? La più comune è la rendita vitalizia rivalutabile che consente al beneficiario di ottenere, a partire dal periodo seguente a quello del pagamento del premio, la corresponsione di una somma periodica per tutta la vita. Al momento del decesso del percettore però tale rendita non sarà più erogata. Cosa scegliere in caso di terza persona da tutelare? La tipologia è la rendita vitalizia rivalutabile reversibile. L’assicurato percepirà la rendita finché in vita, poi il soggetto reversionario inizierà a percepire la rendita al suo posto, vita natural durante. Rispetto a una vitalizia, la compagnia di assicurazione ha la probabilità di pagare più rate di rendita e quindi, a parità di premio, l’importo della rata si ridurrà. Più il soggetto reversionario è giovane, più si contrarrà l’importo della rata. È possibile, inoltre, che l’assicurato possa scegliere un’aliquota di reversibilità, ossia decidere che la rata percepita dal reversionario sia pari a una percentuale di quella percepita dall’assicurato. Oltre alla reversibile, è possibile poi tutelarsi da una morte prematura rendendo certo il pagamento della rata per un determinato numero di anni, anche in caso di decesso dell’assicurato. Con una rendita certa per k anni (in genere 5 o 10), quindi, la rendita viene pagata con certezza per k anni (all’assicurato o ai beneficiari) mentre dall’anno k+1 sarà pagata solo all’assicurato finché in vita. Un’altra tipologia che tutela l’assicurato dal rischio di morire prima di aver recuperato il premio pagato è la rendita controassicurata. Con questa tipologia, al momento del decesso dell’assicurato, i beneficiari ricevono una la differenza tra il premio pagato e la somma delle rate fino a quel momento erogate. Un’opzione, infine, che può essere applicata alla rendita è una maggiorazione in caso di perdita dell’autosufficienza (rendita long term care, Ltc). Se, durante il periodo di percezione della rendita, l’assicurato perde la capacità di compiere un certo numero di Adl (Activities of daily living: capacità di compiere gli atti elementari come lavarsi, vestirsi, mangiare, muoversi), definito dalla compagnia, è riconosciuto un importo una tantum o espresso come una maggiorazione della rendita in quel momento percepita. (riproduzione riservata)

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