di Andrea Pira

Un passivo di bilancio previdenziale italiano per il 2014 di «soli» 560 milioni di euro e un peso effettivo della spesa pensionistica in rapporto al pil in linea con gli altri Paesi Ue al 10,06% e non al 15,4%. I numeri emergono dal terzo Bilancio del sistema previdenziale presentati ieri alla Camera. Si tratta però di cifre «ottimizzate» dall’analisi di Itinerari Previdenziali che guarda agli andamenti della spesa pensionistica, delle entrate contributive e dei saldi delle diverse gestioni pubbliche e private dal 1989 al 2014. «Fino a metà degli anni Novanta del secolo scorso si è assistito a saldi negativi e a un peso sul pil crescente», spiega a MF-Milano Finanza il professor Gianni Geroldi, coordinatore del comitato tecnico scientifico di Itinerari Previdenziali, «Fino al 2008 si sono invece registrati saldi in miglioramento, sebbene ancora negativi, e un quasi pareggio della spesa rispetto alle entrate nell’ultimo anno preso in considerazione. Mentre il peso su pil si è attestato attorno al 13%. La situazione è peggiorata con la crisi per l’impatto dei livelli occupazionali in calo, con conseguente diminuzione delle entrate contributive e, in termini di peso sull’economia per il pil negativo» Guardando nel dettaglio i dati del rapporto, la spesa per il welfare nel 2014 è stata pari a 439 miliardi. In media ogni pensionato riceve 1,4 prestazioni; il rapporto tra occupati e pensionati è di 1,37 attivi per ogni lavoratore a riposo, mentre sulla popolazione è di uno ogni 2,6 abitanti. La sola spesa pensionistica è stata pari a 216 miliardi. Tra le gestioni Inps soltanto tre hanno chiuso in attivo: commercianti; lavoratori dello spettacolo e parasubordinati. Situazione inversa tra le casse professionali, tutte in attivo escluse giornalisti e geometri. «Occorre reintrodurre un po’ di flessibilità in uscita», commenta Geroldi. «Tali interventi rischiano però di essere letti male in sede europea, perché la riforme delle pensioni è considerate la chiave per la tenuta dei conti pubblici italiani». Una possibile soluzione è il lavoro di riclassificazione fatto nel rapporto «molto apprezzato dal governo e dalle commissioni parlamentari» che «offre spunti di riflessione per i decisori politici», ha commentato il fondatore di Itinerari Previdenziali, Alberto Brambilla. Un conteggio corretto permetterebbe all’Italia di allinearsi alla media europea, mentre oggi primeggia per la spesa pensionistica, anche perché all’interno sono comprese pure altre prestazioni, come le integrazioni al minimo, le maggiorazioni sociali e gli assegni familiari. (riproduzione riservata)

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