Anno bisesto, anno funesto?

Per quanto riguarda le pensioni il 2016 non si apre con buone notizie.

Accantonata, almeno per l’anno appena concluso, un’ipotesi di riforma del sistema, a partire dal primo gennaio molte sono le novità che coinvolgeranno i prossimi pensionati per effetto delle disposizioni normative passate, poche quelle contenute nella “Legge di stabilità 2016”.

Incremento per la speranza di vita
Gli uomini, e le lavoratrici del settore pubblico, acquisiranno il diritto per la pensione di vecchiaia al compimento dei 66 anni e 7 mesi. Mentre, la pensione anticipata potrà essere ottenuta solo in presenza di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne.

Aumento dell’età pensionabile
Con il nuovo anno viene anche a maturazione l’incremento dei requisiti previsto dalla Legge 201 del 2011 al fine di conseguire la convergenza verso un requisito uniforme tra uomini e donne e tra lavoratori dipendenti e lavoratori
autonomi. Nello specifico, per le donne del settore privato e per le autonome, fermo restando il requisito contributivo minimo di 20 anni, l’età pensionabile passa da 63 anni e sei mesi a 65 anni per le prime e da 64 anni e sei mesi a 65 anni e sei mesi per le seconde. L’effetto combinato tra la previsione normativa della Riforma Fornero e l’incremento per la speranza di vita, porterà le dipendenti del settore privato ad attendere 22 mesi in più per raggiungere l’età pensionabile, rispetto al 2015. A partire del 2016 e per tutto il 2017, quest’ultime andranno in pensione di vecchiaia con 65 anni e 7 mesi, mentre le autonome con 66 anni e 1 mese.

Revisione coefficienti di trasformazione
Dal primo gennaio 2016 entrano in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione (validi fino a dicembre 2018) utilizzati per convertire il montante corrispondente ai contributi versati in rendita pensionistica per la quota calcolata con il sistema contributivo.

L’Articolo integrale a cura di Silvin Pashaj e Maria Elisa Scipioni di Epheso è pubblicato sul numero272 di ASSINEWS.