Ieri la firma del protocollo, che ora dovrà essere ratificato dai parlamenti

di Francesco Ninfole

Italia e Svizzera hanno chiuso l’accordo sullo scambio di informazioni che pone fine al segreto bancario. Dopo anni di difficili trattative, Roma e Berna hanno trovato un’intesa su di una questione che avrà rilevanti ripercussioni per chi aderirà alla voluntary disclosure. Il passaggio ufficiale è stato formalizzato ieri a Milano: il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il capo del dipartimento federale delle Finanze Eveline Widmer-Schlumpf hanno firmato due documenti. Il primo è un protocollo che modifica la Convenzione tra i due Paesi per evitare le doppie imposizioni e prevede lo scambio di informazioni su richiesta secondo lo standard Ocse. In questo modo è superato il segreto bancario. Inoltre è stata sottoscritta una road map che definisce i prossimi negoziati su altre questioni, tra cui la tassazione dei lavoratori frontalieri.

 

Il protocollo dovrà essere ratificato dai due parlamenti. In seguito le autorità fiscali italiane potranno richiedere alla Svizzera informazioni (anche richieste di gruppo), e lo potranno fare su elementi riconducibili già al periodo a partire da ieri. Si tratta di un punto di rilievo dell’accordo, perché ha conseguenze sulla voluntary disclosure, la regolarizzazione spontanea dei capitali detenuti illegalmente nella Confederazione. La Svizzera, impegnandosi allo scambio di informazioni, è equiparata ai Paesi non black list: i contribuenti italiani potranno sanare le irregolarità pagando integralmente le imposte dovute, ma usufruendo di un regime sanzionatorio più conveniente e di termini di prescrizione dell’accertamento più favorevoli rispetto a quanto avviene per i Paesi in black list. Il protocollo consente quindi alle autorità italiane di trovare subito potenziali evasori che detengono patrimoni in Svizzera; inoltre è un incentivo alla regolarizzazione dei contribuenti italiani, che entro settembre 2015 possono aderire alla voluntary disclosure.

Le informazioni su richiesta partono subito mentre bisognerà attendere ancora per lo scambio di informazioni automatico, che consente alle autorità fiscali di inviarsi dati sui contribuenti. L’Italia è tra i primi Paesi ad adottare il nuovo standard Ocse: lo farà a partire dal 2017 con riferimento alle attività finanziarie detenute nel 2016. La Svizzera si è invece impegnata ad adottare lo scambio automatico di informazioni a partire dal 2018, con riferimento al 2017. Poiché lo standard prevede la reciprocità, il primo scambio automatico di informazioni tra Italia e Svizzera avverrà entro settembre 2018 con riferimento al 2017. I conti oggetto di comunicazione automatica all’Agenzia delle Entrate sono quelli di custodia, di deposito e i contratti di assicurazione con contenuto finanziario.

La road map si occupa invece di Campione (si prevede la negoziazione di un ampio accordo in tempi più lunghi) e dei transfrontalieri (non trattato invece il tema dell’accesso delle banche svizzere in Italia). I lavoratori oltre confine saranno assoggettati a imposizione sia nello Stato in cui esercitano l’attività sia nello Stato di residenza. La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro ammonterà al massimo al 70%. Il Paese di residenza dei lavoratori applicherà l’imposta sul reddito considerando le imposte già prelevate nell’altro Stato ed eliminando l’eventuale doppia imposizione. Il carico fiscale totale dei frontalieri italiani rimarrà inizialmente invariato e successivamente, con gradualità, sarà portato al livello di quello degli altri contribuenti. Non ci sarà più alcuna compensazione tra i due Stati, come previsto oggi in base all’accordo del 1974. L’accordo con la Svizzera porterà «grandi benefici per le finanze pubbliche», ha detto ieri Padoan, perlomeno «in un’ottica di lungo termine». A bilancio l’incasso è stato indicato pari a un euro: «Azzardo una previsione, sarà più di un euro», ha scherzato Padoan. Stime di mercato ipotizzano entrate attorno ai 5 miliardi, ma non ci sono previsioni ufficiali. Dopo quello con Berna, si lavora a un accordo in materia fiscale con Monaco, mentre il 26 febbraio sarà firmato quello con il Liechtenstein. (riproduzione riservata)