Il ceo di Swiss Re: «In Italia c’è energia imprenditoriale»

Rossella Bocciarelli
ROMA
«La mia percezione del l’Italia è positiva, anche perché la struttura di base dell’economia italiana, parlo di industria, di bilancia commerciale, di fondamentali insomma, è più simile alla Germania che alla Francia.Certo, servirebbe più coraggio su alcune idee, servirebbe per esempio più flessibilità per avere più lavoro». A parlare è Michel Lies, ceo del gruppo Swiss Re, gigante mondiale del settore della riassicurazione (ha chiuso il 2013 con utile netto di gruppo pari a 4,4 miliardi di dollari e un Roe del 13,7 per cento). Lies, classe 1954, lussemburghese, è in Italia per festeggiare i 150 anni di vita del gruppo che, tiene a sottolineare, ha avuto origine con fondi svizzeri e know how italiano.
Dunque lei non ritiene, al pari del 60 % degli intervistati del sondaggio condotto da Gallup per Swiss Re a proposito della percezione dei rischi degli italiani, che l’economia sia oggi il principale motivo di preoccupazione?
L’Italia ha una grande energia imprenditoriale e le sue aziende hanno una grande capacità di orientarsi rapidamente verso le esportazioni. Però ogni tanto si vede un deficit, una carenza sul mercato interno. Tutta questa energia dovrebbe trovare impieghi utili anche all’interno del Paese, non solo fuori. In più, in Italia troppo pochi approfittano dell’opportunità economica fornita dalla copertura assicurativa. E questo è un vero peccato, se si tiene conto del fatto che l’Italia è il paese che ha creato la cultura assicurativa.
A che cosa si riferisce?
Mi riferisco, in particolare, ai grandi danni catastrofici come quelli sismici. In Italia il livello di copertura assicurativa è inferiore al 10%: più del 90% dei grandi danni verificatisi non era coperto da assicurazione. L’Italia, inoltre, è uno dei Paesi maggiormente esposti a questa tipologia di fenomeni, come è apparso evidente anche in occasione del recente terremoto in Emilia Romagna, che ha provocato un danno da 15 miliardi di euro. L’intervento pubblico ex post è insufficiente:occorre intervenire prima. Bisogna fare in modo che dopo tragedie di questo tipo la gente possa ricominciare a vivere senza doversi preoccupare anche dei problemi economici e finanziari.
Come?
Penso a soluzioni assicurative nelle quali anche lo Stato abbia un ruolo. Per esempio il Messico, per premunirsi di fronte ad eventi catastrofici ricorrenti, dapprima ha costituito un fondo, poi ha usato una parte di questo fondo per comprare una copertura assicurativa e accrescere in questo modo le risorse disponibili di fronte all’eventualità di una catastrofe. 
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