Palladio a gamba tesa su Uni-FonSai

di Andrea Di Biase

Colpo di scena nella partita sul futuro assetto di controllo di Fondiaria-Sai. Mentre ieri a Bologna il cda di Unipol approvava l’aumento di capitale da 1,1 miliardi, propedeutico all’integrazione con FonSai, da sottoporre all’assemblea il prossimo 19 marzo, da Vicenza Palladio Finanziaria comunicava al mercato di aver acquistato un pacchetto di azioni Fondiaria-Sai pari al 2,25% del capitale ordinario. Un pacchetto che agli attuali corsi di borsa vale poco più di 10 milioni. Ma non è tutto. La mossa a sorpresa della merchant bank guidata da Roberto Meneguzzo e Giorgio Drago, già azionista di Generali attraverso i veicoli Ferak e Effeti, è arrivata proprio mentre a Piazza Affari si rincorrevano le voci secondo cui altri pacchetti di azioni della compagnia guidata da Jonella Ligresti, inferiori allo soglia rilevante del 2%, sarebbero stati parcheggiati presso alcuni hedge fund in attesa di essere acquistati da un non meglio precisato investitore italiano, che potrebbe dunque essere il regista del rastrellamento di titoli FonSai avvenuto nelle ultime sedute (dal 30 gennaio è stato scambiato oltre il 30% del capitale con l’azione che è balzata di oltre l’80%). L’ingresso sulla scena di Palladio non sarebbe comunque ricollegabile ad altri soggetti. Almeno in questa fase, infatti, i vicentini, che il 28 dicembre scorso, prima che la famiglia Ligresti accettasse l’invito di Mediobanca a trattare con Unipol, erano stati a un passo da Fondiaria-Sai, grazie alla mediazione di Gerardo Braggiotti, non farebbero parte di alcuna cordata. La mossa di Palladio, di cui ancora non è chiaro il disegno strategico, sulle prime non sarebbe comunque stata letta come amichevole né a Bologna né in Piazzetta Cuccia. Difficile infatti immaginare che l’investimento dei vicentini possa essere di natura esclusivamente finanziaria, considerato l’interesse manifestato a suo tempo per FonSai. Ma è altrettanto difficile ipotizzare un’eventuale azione di ostruzionismo della sola Palladio all’operazione messa in piedi da Unipol, anche perché non si comprende quale possa essere l’obiettivo finale. Arduo anche immaginare una scalata alla compagnia. A questi prezzi un’eventuale opa su FonSai e sulla controllata Milano Assicurazioni costerebbe quasi 1 miliardo, cui si aggiungerebbe un altro miliardo per l’aumento di capitale necessario a riportare in sicurezza il Solvency ratio. Un impegno che potrebbe essere proibitivo per la sola Palladio, che può tuttavia contare su una liquidità di circa 200 milioni. Quasi sicuramente, però, l’operazione messa in piedi da Unipol, che gode del supporto di Mediobanca e Unicredit, potrebbe trovare ostacoli imprevisti sulla sua strada. L’accordo raggiunto lo scorso 30 gennaio per l’integrazione tra Unipol e FonSai è stato infatti siglato dalla compagnia bolognese e da Premafin, la holding controllata dalla famiglia Ligresti che detiene il 35% di Fondiaria-Sai. Dalle comunicazioni effettuate al mercato non è chiaro però se tale accordo sia vincolante anche per gli azionisti di maggioranza di Premafin. Se così non fosse, i membri della famiglia Ligresti potrebbero fare leva sulla presenza di offerte concorrenti per ribaltare le carte in tavola. A questo proposito, secondo alcune indiscrezioni, Matteo Arpe, che a fine dicembre attraverso il fondo Sator aveva anch’egli manifestato informalmente un interesse per FonSai e che attraverso Sator Real Estate sarebbe ancora in pista per la sistemazione degli immobili di Sinergia e ImCo, forte delle relazioni intrecciate con Paolo Ligresti, sembrerebbe già pronto a organizzare un’operazione alternativa a quella di Unipol. Tanto che sul mercato ci si domanda se dietro al rastrellamento messo in atto dagli hedge fund possa esserci lo stesso Arpe. Chiarimenti su questo fronte potrebbero arrivare già nelle prossime ore, considerato che la Consob ha chiesto agli intermediari più attivi negli acquisti di indicare per conto di chi hanno agito, in modo da verificare se qualche soggetto abbia utilizzato più intermediari per comprare azioni, evitando così di superare la soglia rilevante del 2% del capitale. (riproduzione riservata)