Benetton-Premafi n, caccia all’insider

di Raffaele Ricciardi

Due storie diverse, accomunate da un unico sospetto. Le vicende Premafin (holding al centro del riassetto di Fondiaria-Sai) e Benetton portano con sé un’ombra lunga che risponde al nome di insider trading. Zone opache sulle quali la Consob (e nel caso della holding della famiglia Ligresti anche la Procura di Milano) sta cercando di gettare una luce. Sul fronte Premafin, l’autorità guidata da Giuseppe Vegas sta collaborando con il team del pm Luigi Orsi per dare una spiegazione ai movimenti azionari che si sono verificati fra il 30 dicembre e il 13 gennaio. Per capire cosa sia accaduto è utile ripercorrere l’intreccio tra cronache di quei giorni e volumi scambiati in borsa. Un dato salta subito agli occhi: se nel dicembre scorso il volume medio di titoli Premafin passati di mano (si tratta di un’azione generalmente poco liquida) era di poco superiore a 250 mila, nella prima metà di gennaio il dato balza a 2,4 milioni. Ma andiamo con ordine. Venerdì 30 dicembre 2011 MF-Milano Finanza dava conto di una svolta importante nel percorso di risanamento della galassia di Salvatore Ligresti: il costruttore e i suoi tre figli (Jonella, Giulia e Paolo) accettavano di tornare a bussare alla porta di Mediobanca per organizzare un nuovo piano di risanamento, diverso da quello disegnato da Banca Leonardo. Nel fine settimana prendeva così corpo l’ipotesi di un coinvolgimento di Unipol per il salvataggio di FonSai. Dopo qualche giornata interlocutoria, gli scambi esplodevano per portarsi stabilmente oltre 2 milioni a partire dal 9 gennaio. Il sospetto delle autorità è che qualcuno a stretto contatto con il dossier Premafin-FonSai abbia potuto muoversi d’anticipo su Premafin sapendo che si andava in direzione di un’opa. Proprio quella delineata nell’offerta non vincolante presentata da Unipol il 13 gennaio (giorno in cui si è registrato il picco dei volumi, prima di quelli registrati lunedì scorso, all’indomani della presentazione della nuova offerta vincolante di Unipol). Nel complesso, dal 30 dicembre al 13 gennaio il titolo Premafin è balzato del 215% e tanto la Procura quanto la Consob si chiedono se questo boom sia coerente con i flussi informativi a disposizione del mercato, o non li abbia piuttosto anticipati con lauti guadagni per qualcuno. Naturalmente non v’è dubbio alcuno che si sia trattato di un fenomeno di insider trading: il punto, dunque, è stabilire il nome dei o del furbetto. Sul versante Benetton le cose si sono svolte diversamente, ma il sospetto è lo stesso. Come riportato da MF-Milano Finanza il 1° febbraio, il faro della Consob sul titolo dell’azienda tessile si era acceso già in relazione alla seduta del 30 gennaio (il giorno prima della sospensione delle contrattazioni), che aveva consentito all’azione Benetton di strappare un più 13% con volumi quattro volte superiori alla media. In questo caso sembra piuttosto che l’operazione sia sfuggita di mano alla famiglia veneta, che di fatto è stata danneggiata dall’andamento del titolo nei giorni precedenti l’annuncio dell’opa. Il risultato è stato di ridurre sensibilmente il premio offerto agli azionisti (cosa che avrebbe fatto infuriare il management di Benetton) e costringere Edizione a venire allo scoperto prima del previsto con l’ammissione di avere allo studio il delisting, confermato mercoledì 1 con l’annuncio dell’opa a 4,6 euro. Basti pensare che si è passati da una maggiorazione del 44,6% (considerando la quotazione media del titolo nel mese antecedente il 31 gennaio) a una del 15,6% rispetto alla chiusura del 31 gennaio (il prezzo ufficiale fissato da Borsa Italiana dopo la sospensione è 3,98 euro). Non a caso, anche se tecnicamente la sospensione del titolo di martedì 31 gennaio è stata decretata da Borsa, la decisione è stata presa di concerto con la Consob e la famiglia veneta stessa. Gli accertamenti sono tuttora in corso. Gli sceriffi dell’Authority hanno comunque già individuato cinque (forse sei) importanti intermediari, italiani ed esteri, che hanno operato con determinazione sul titolo. Il punto ora è stabilire chi sono i committenti. Compito reso più arduo dal fatto che sono scesi in campo soggetti esteri e che i titoli sono stati scambiati anche su piattaforme diverse da quella italiana (in un rapporto di circa 70 a 30 tra la borsa di Milano e i mercati Otc). Ma, dato il vantaggio di un flottante limitato, per l’individuazione dei responsabili sembra essere solo questione di tempo. (riproduzione riservata)