Con la diffusione dell’IA, la tutela dei dati non è più un tema solo normativo ma diventa una leva strategica: in Italia, l’88% delle organizzazioni ha già rafforzato i propri programmi di privacy e il 92% prevede di aumentare gli investimenti. Un segnale chiaro: senza privacy non c’è IA responsabile né scalabile. Una tendenza, questa, confermata anche da investimenti in significativo aumento: in Italia, il 29% delle aziende intervistate ha destinato almeno 5 milioni di dollari ai programmi di privacy nell’ultimo anno (38% a livello globale), rispetto al 14% del 2024, secondo quanto emerge dal Data and Privacy Benchmark Study 2026 – un’indagine condotta da Cisco su oltre 5.200 professionisti IT, tecnologia e sicurezza con responsabilità in ambito data privacy, in Italia e in altri 11 mercati a livello globale – e che in tutta evidenza mettono in risalto un cambio di passo nel modo in cui le aziende gestiscono privacy e dati.

La crescente richiesta di dati affidabili per alimentare i sistemi di IA sta infatti facendo emergere criticità nella governance e nella supervisione delle informazioni, aumentando l’importanza di fiducia, sicurezza e trasparenza. In questo scenario, il messaggio è chiaro: le organizzazioni devono puntare su strategie di innovazione responsabili, fondate su un approccio maturo e integrato alla privacy e alla gestione dei dati.

In Italia, il 96% delle organizzazioni ritiene che solidi framework di privacy siano fondamentali per rendere l’IA più agile ed efficace, mentre il 97% riconosce che la tutela dei dati è essenziale per rafforzare la fiducia dei clienti nei servizi basati sull’IA.

I risultati indicano un cambiamento strutturale profondo: la fiducia non nasce più solo dal rispetto delle normative, ma da una gestione consapevole e trasparente dei dati. Oggi la governance è vista sempre più come una leva strategica per il business. Il 99% delle organizzazioni italiane dichiara di aver ottenuto benefici concreti dalle proprie iniziative sulla privacy, tra cui maggiore agilità, capacità di innovazione e fidelizzazione dei clienti. In questo contesto, quasi la metà degli intervistati (47% In Italia, 46 a livello globale) indica una comunicazione chiara su come i dati vengono raccolti e utilizzati come lo strumento più efficace per costruire fiducia.

Nonostante questi progressi, la governance dell’IA è ancora in fase di maturazione. Molte organizzazioni stanno lavorando per definire strutture adeguate a gestire l’IA in modo responsabile e su larga scala. Se da un lato tre aziende italiane su quattro dichiarano di aver istituito un organismo dedicato alla governance dell’IA, dall’altro solo il 13% considera queste strutture realmente mature. La crescente complessità dei dati complica ulteriormente la situazione in Italia: il 68% delle organizzazioni (65% a livello globale) fatica ad accedere in modo rapido ed efficiente a informazioni rilevanti e di alta qualità, un limite che rischia di rallentare l’innovazione e minare la fiducia.

L’Intelligenza Artificiale accende nuove sfide globali nella circolazione dei dati

Con l’espansione dell’Intelligenza Artificiale, cresce anche il dibattito sulle regole che governano la circolazione dei dati a livello internazionale. In Italia, il 71% degli intervistati esprime un giudizio positivo sulle normative in materia di privacy, nonostante emerga una richiesta sempre più forte di semplificare e aggiornare i requisiti sui dati per renderli più adatti a un contesto digitale globale e guidato dall’IA.

Lo studio evidenzia come l’81% delle organizzazioni a livello globale (72% in Italia) si trovi ad affrontare una crescente pressione verso la localizzazione dei dati. Tuttavia, questa tendenza comporta conseguenze concrete: l’82% delle aziende italiane (85% a livello globale) afferma che la localizzazione aumenta costi, complessità e rischi nella fornitura di servizi oltre i confini nazionali, mentre il 75% (77% a livello globale) segnala difficoltà nel garantire servizi continui e senza interruzioni.

In questo scenario, le imprese italiane mostrano una preferenza crescente per partner tecnologici con una presenza internazionale: l’82% ritiene che i fornitori su scala globale siano più efficaci nella gestione dei flussi di dati transfrontalieri. Allo stesso tempo, sta venendo meno l’idea che i dati conservati localmente siano automaticamente più sicuri: a livello globale, questa convinzione è scesa dal 90% nel 2025 all’86% nel 2026, a conferma di una visione più matura e pragmatica della sicurezza dei dati.

Costruire fiducia e innovazione nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Per passare da una gestione della privacy puramente reattiva a un approccio più strategico e proattivo, secondo Cisco le aziende devono investire in infrastrutture dati solide, puntando su trasparenza e integrando sicurezza e tutela della privacy fin dalle prime fasi di ogni progetto di Intelligenza Artificiale. Occorre inoltre compiere scelte consapevoli sulla localizzazione dei dati, rafforzare la governance dell’IA e supportare i team con competenze adeguate, formazione continua e tutele chiare. Sono questi gli elementi che permettono di costruire fiducia nel lungo periodo, favorire un’innovazione responsabile e affrontare con successo le sfide di un’economia digitale sempre più guidata dall’IA.