L’Audiencia Provincial di A Coruña ha confermato la pena di due anni e sei mesi di carcere al macchinista del treno Alvia per l’incidente avvenuto nel 2013, considerandolo autore di 79 reati di omicidio e 143 reati di lesioni, tutti per grave imprudenza. Viene assolto il direttore della sicurezza di circolazione dell’ADIF, che era stato condannato alla stessa pena del macchinista. La sentenza annulla parzialmente la sentenza del Tribunale penale numero 2 di Santiago de Compostela e valuta i ricorsi presentati dal Ministero della Giustizia, ADIF, il suo assicuratore (AGCS) e l’ex alto funzionario dell’ente.

L’udienza provinciale conferma la responsabilità civile di RENFE e del macchinista, “per cui l’assicuratore, QBE, dovrà farsi carico dei risarcimenti negli importi fissati nella sentenza, che ammontano – quelli specificati – a oltre 22 milioni di euro, di cui circa 12 milioni spettano ai familiari dei deceduti e 10 alle persone che hanno subito lesioni”.

La sentenza, di 268 pagine, conclude che il macchinista ha commesso una negligenza grave violando il suo obbligo di prestare attenzione alla guida “per aver effettuato una chiamata del tutto inutile che l’ha distratto dal suo fondamentale obbligo di adattare la velocità al tratto di strada in cui si trovava”. La Camera esclude che sia violata la presunzione di innocenza del condannato e il principio in dubio pro reo. Si oppone anche a prendere in considerazione la circostanza attenuante di ritardi indebiti per ridurre la pena. E i magistrati respingono la presenza dell’attenuante di riparazione del danno, affermando che “gli unici pagamenti ricevuti dalle vittime non hanno comportato alcuno sforzo per l’imputato, che non ha effettuato alcun pagamento entro i limiti delle sue possibilità”. A ciò aggiungono che l’azione della QBE “non può essere definita né rapida né efficace nel risarcimento delle vittime”.