Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Nel 2025 la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane accelera e supera quota 6.150 miliardi di euro. Secondo un’elaborazione del Centro studi di Unimpresa su dati Banca d’Italia, lo stock complessivo sale da 5.881,6 a 6.148,2 miliardi, con un incremento di 266,6 miliardi pari al 4,5% su base annua. Un aumento significativo, accompagnato da una progressiva ricomposizione dei portafogli: meno liquidità improduttiva e maggiore esposizione verso strumenti finanzi ari più dinamici. Prosegue inoltre l’espansione delle riserve assicurative, che aumentano da 1.090,3 a 1.137,9 miliardi (+4,4%), mantenendo una quota stabile del 18,5% e confermando il ruolo strutturale degli strumenti previdenziali e di protezione. In crescita, pur restando marginali, anche derivati e stock option (+12,4% a 11,2 miliardi).

La responsabilità da reato degli enti non può essere desunta dalla sola prova del reato presupposto, richiedendosi, invece, sul piano oggettivo, la realizzazione di un reato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente da parte di una persona che abbia un rapporto qualificato con esso, nonché la sussistenza della colpa di organizzazione. La Corte di Cassazione penale, Sez. V, con la sentenza n. 40755/2025 ha ribadito questo importante principio. La vicenda traeva origine dalla sentenza della Corte d’appello di Genova che confermava la condanna irrogata ad una società a cui veniva contestato l’illecito amministrativo previsto dall’art. 25-bis D.Lgs. 231/2001, in relazione all’art. 474 c.p., ascritto al legale rappresentante della stessa il quale avrebbe introdotto e commerciato nello Stato prodotti con marchi e segni falsi e contraffatti.
In materia di sicurezza sul lavoro, il Datore può essere ritenuto responsabile se consente, anche colposamente, il mantenersi di un ambiente stressogeno ovvero ponga in essere comportamenti che inducono disagi o stress, con conseguente pregiudizio per la personalità e la salute dei lavoratori. E’ quanto si evince dalla recente ordinanza n. 31367/2025 della Corte di cassazione.

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 Per provocare un disastro delle proporzioni di quello de Le Constellation di Crans-Montana sono necessarie una serie di concause, che solo il caso e la sfortuna sono in grado di incastrare drammaticamente l’una all’altra per poter uccidere con il fuoco 40 giovani nella notte di Capodanno. La principale causa, quella che innesca tutte le altre è il colpevole, criminale fattore umano. Violate le norme in relazione alle fontane, i materiali del soffitto, impianto antincendio  e vie di uscita
È solo una misura precauzionale, ma il colosso alimentare svizzero Nestlé ha deciso di ritirare volontariamente lotti di latte per neonati in 23 Paesi europei, tra cui Germania, Austria, Danimarca, Italia e Svezia, oltre a Turchia e Argentina. La decisione è legata a un problema di qualità riscontrato in un ingrediente proveniente da uno dei suoi principali fornitori. Secondo quanto comunicato dal gruppo, le verifiche hanno riguardato oli di acido arachidonico e miscele correlate, potenzialmente interessati da una deviazione microbiologica. Al momento, non risultano casi di malattia collegati al consumo dei prodotti, ma l’azienda ha invitato i consumatori a non utilizzarli e a restituirli per il rimborso.

La legge di Bilancio 2026 interviene modificando alcune regole con effetto dal 2027, mentre per quanto riguarda l’anno in corso le novità sono costituite soprattutto dalla mancata proroga di alcuni canali di pensionamento. Infatti rispetto al 2025, per le lavoratrici viene meno la possibilità di accedere a opzione donna, che consentiva, in presenza di 35 anni di contribuzione e almeno 61 anni di età (e ulteriori requisiti) di accedere al trattamento pensionistico calcolato interamente con le regole del sistema contributivo. Il ricorso a questa tipologia di prestazione era aumentato nel corso degli anni, soprattutto dopo la riforma Monti-Fornero del 2011, che ha inasprito gli ordinari requisiti di accesso a pensione. Fino al 2021, erano sufficienti 58 anni di età (59 per le lavoratrici autonome) con 35 anni di contributi, senza ulteriori requisiti. Poi, dal 2022 i requisiti sono stati innalzati e resi più stringenti, fino alla totale abolizione dal 1° gennaio di quest’anno. Ovviamente, rimane ferma la possibilità di accedere al trattamento pensionistico da parte delle lavoratrici che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024. Viene meno anche la possibilità di accedere alla pensione anticipata flessibile (quota 103) con almeno 62 anni di età e 41 anni di contribuzione che. Dal 1° gennaio 2024, il calcolo di questa pensione è diventato interamente contributivo, con un tetto provvisorio pari a quattro volte il trattamento minimo, per tornare al valore pieno (ma sempre calcolato con le regole del sistema contributivo) una volta raggiunta l’età della vecchiaia. Anche in questo caso, rimane ferma la possibilità di ricorrere a tale prestazione con requisiti maturati entro il 31 dicembre 2025.
La legge di Bilancio 2026 ha confermato un incentivo che, nelle caratteristiche attuali, è stato introdotto lo scorso anno: il cosiddetto bonus Giorgetti. Come stabilito dalla precedente normativa, può essere chiesto dai lavoratori dipendenti che, entro il 31 dicembre 2025, abbiano maturato i requisiti minimi per il diritto alla pensione anticipata “quota 103” (quella che si matura con un’età anagrafica di almeno 62 anni e un’anzianità contributiva minima di 41 anni). E può anche essere ottenuto, così come ora ulteriormente esteso dalla legge 199/2025, dai lavoratori che, entro il 31 dicembre 2026, maturino il diritto alla pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per gli uomini, un anno in meno per le donne).
Dopo quasi 20 anni dal precedente intervento, la legge di Bilancio 2026 dispone l’aggiornamento del decreto ministeriale del 31 agosto 2007 che contiene le tabelle dei coefficienti attuariali per determinare l’onere da versare all’Inps nel caso in cui si chieda la costituzione di una rendita vitalizia, ma non solo. L’articolo 1, comma 196, della legge 199/2025 demanda a un apposito decreto del ministero del Lavoro, di concerto con quello dell’Economia, la pubblicazione di nuove tabelle per l’applicazione dell’articolo 13 della legge 1338/1962. Quest’ultimo fa riferimento esplicito solo alla rendita vitalizia che consente, versando un determinato importo, di “ricostituire” i periodi in cui i contributi pensionistici non sono stati versati dal datore di lavoro e sono successivamente stati prescritti. Operazione che può essere attivata dallo stesso datore di lavoro oppure dal lavoratore.
A oltre undici anni dall’ultima riforma organica della previdenza complementare, la legge 199/2025 (Bilancio 2026) interviene nuovamente sull’assetto dei fondi pensione, introducendo una serie di modifiche mirate a rafforzarne la diffusione e l’efficienza, senza alterarne l’impianto di fondo, né il regime fiscale di favore che ne costituisce uno degli elementi qualificanti. Il testo approvato dal Parlamento si muove lungo tre direttrici principali, che riprendono in larga misura le proposte elaborate da Assogestioni a partire dal 2020 e successivamente confluite nel position paper del 2023: l’introduzione di un meccanismo di adesione automatica per i nuovi assunti nel settore privato; la revisione dell’opzione di investimento di default; l’ampliamento delle modalità di erogazione delle prestazioni pensionistiche.
Dal 1° gennaio 2026 i datori di lavoro privati che hanno raggiunto o raggiungeranno la soglia media dei 60 dipendenti sono tenuti a versare all’Inps il Tfr dei dipendenti che non lo hanno destinato alla previdenza complementare. La soglia dei 60 dipendenti si applicherà per il biennio 2026 e 2027, per poi ritornare a quella ordinaria dei 50 dipendenti valida fino al 2031, in quanto dal 2032 la soglia si ridurrà definitivamente a 40, computati in base alla media annuale dei lavoratori in forza nell’anno solare precedente. È una delle novità più rilevanti della legge di Bilancio 2026, che ha integrato la disciplina del contributo del trattamento di fine rapporto regolato dall’articolo 1, comma 756, della legge 296/2006.
Conto alla rovescia per l’avvio operativo dell’Arbitro assicurativo (Aas), dal prossimo 15 gennaio, con la possibilità di presentare ricorsi da parte dei clienti consumatori delle
compagnie assicurative ma anche da parte di professionisti e imprese. L’organismo per la composizione stragiudiziale delle controversie del settore, nato sotto l’egida dell’Ivass
e presieduto da Concetta Brescia Morra, ha avuto una lunghissima gestazione, oltre sette anni dalla sua istituzione per legge. Dall’Autorità guidata da Luigi Federico Signorini viene considerato, innanzitutto, uno strumento aggiuntivo di tutela del consumatore e ci si attende che nel periodo di avvio dei lavori ci sia uno “tsunami di ricorsi”. Il settore si caratterizza infatti per i molti contenziosi: nel 2024 il numero dei reclami ricevuti dall’Ivass è arrivato a
36.000, con una crescita del 20% rispetto al 2023. Il comparto della Rc Auto rappresenta il 61% del totale dei reclami. All’Arbitro assicurativo potranno presentare ricorso, solo in
via telematica e ad un costo contenuto di 20 euro, il contraente di una polizza, l’assicurato, il beneficiario, oppure un danneggiato che può agire direttamente contro la compagnia
(il caso più evidente sarà quello della Rc Auto).
Sta per iniziare la “corsa” per targare e assicurare i monopattini elettrici, introdotto un anno fa dalla legge di riforma del Codice della strada (la 177/2024). Per completare l’iter attuativo dell’obbligo di targatura, manca solo la pubblicazione del decreto direttoriale (Dd) sulla piattaforma telematica per richiesta e rilascio delle “targhe” (che nel caso dei monopattini in questione – quelli «a propulsione prevalentemente elettrica» – si chiamano «contrassegni identificativi»). È dall’entrata in vigore di questo Dd che parte il conteggio dei 60 giorni entro cui ci si dovrà mettere in regola. Questo periodo di 60 giorni per adeguarsi all’obbligo era stato fissato con il decreto (Dm) 6 ottobre 2025, emanato dal ministero delle Infrastrutture e trasporti (sentito quello dell’Economia e finanze) e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 novembre. Il Dm ha stabilito le modalità di emissione, richiesta e rilascio dei contrassegni identificativi, fissando anche il prezzo di questi ultimi. Il 27 giugno 2025, un decreto dirigenziale dello stesso ministero (il Mit) aveva determinato le caratteristiche dei contrassegni, con le modalità di stampa e di formazione delle combinazioni di lettere e numeri che li compongono.
In una nota, ieri sera, il colosso assicurativo ha annunciato che Eric Andersen sostituirà nel ruolo di Amministratore delegato Peter Zaffino, manager che ha guidato il gruppo dal 2021, anni dopo il turbolento salvataggio pubblico avvenuto nel 2008 dopo la crisi di Lehman Brothers
Dopo il Ceo Philippe Donnet, due membri del board di Generali hanno venduto azioni del gruppo negli ultimi giorni con un prezzo che si aggira intorno ai 36 euro ad azione, in aumento rispetto a precedenti transazioni. Questo avviene dopo che Donnet ha venduto 200mila azioni a 35,63 euro il 19 dicembre. Lo riporta un report di BNP Paribas. Jean-Laurent Granier (Country Manager Francia e CEO Global Business Activities) ha venduto 26.423 azioni a 35,59 euro (per un valore di 940.000 euro) con data di negoziazione 29 dicembre, Simone Bemporad (direttore Comunicazione e Relazioni pubbliche del Gruppo) ha venduto 13.872 azioni a 36 euro (per un valore di 500.000 euro) con data di negoziazione 2 gennaio.

L’uso dell’intelligenza artificiale (IA) sta cambiando notevolmente le strutture occupazionali nel settore assicurativo. “Non sappiamo con quale rapidità i posti di lavoro saranno sostituiti da un maggiore utilizzo dell’IA. Ma è lecito supporre che gli sviluppi apportati dall’intelligenza artificiale avranno un impatto più rapido della rivoluzione agricola”, afferma Alexander Bernert, ex dirigente di Zurich, che ora lavora come consulente nel settore. Questo è evidente in Allianz Partners, una filiale del Gruppo Allianz. Un esempio lampante: a fine novembre è stato annunciato che Allianz Partners prevede di tagliare oltre 1.500 posti di lavoro nei prossimi 12-18 mesi, poiché mansioni semplici, come quelle nei call center, vengono sempre più sostituite dall’IA. Sebbene l’azienda non lo abbia confermato ufficialmente, un portavoce ha dichiarato: “È inevitabile che la nostra attività cambi in questa nuova realtà”.