Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

«Venti contrari da dollaro e incertezza: export debole, consumi frenati, industria volatile, investimenti tirati dal Pnrr», con l’economia italiana «quasi ferma», «debole» nell’Eurozona. È questo il quadro delineato, nella congiuntura flash di gennaio, dal Centro Studi di Confindustria, che sottolinea la risalita dei prezzi di petrolio e gas e la volata dell’oro che, specifica, tipicamente registra rialzi marcati nei momenti di crisi economica, rappresentando il bene rifugio per eccellenza perché considerato asset privo di rischio. «Le tensioni gonfiano l’oro e non fermano la borsa», evidenzia il Csc. E ancora: il quadro macroeconomico resta complesso e carico di incertezze. Il prezzo del petrolio non accenna a scendere, mentre il dollaro debole penalizza l’export. Le tensioni legate ai casi Venezuela e Groenlandia alimentano ulteriore instabilità, che in Italia si traduce in un aumento del risparmio delle famiglie e in una frenata dei consumi.
Il potere d’acquisto delle famiglie italiane è tornato nel 2025 sui livelli di fine 2021, quelli cioè precedenti allo shock inflazionistico del 2022-2023 dovuto soprattutto all’incremento dei costi dell’energia per la guerra in Ucraina. Lo ha rilevato un’analisi della Banca d’Italia, da cui è emerso anche che il ceto medio ha recuperato meglio, mentre lo scenario economico è stato pagato soprattutto da pensionati e lavoratori autonomi. «In media la crescita del reddito disponibile delle famiglie tra il 2022 e il 2025 ha eguagliato l’inflazione cumulata», hanno rilevato gli autori della ricerca Nicola Curci e Antonella Tomasi. «I redditi lordi individuali non si sono adeguati completamente ai prezzi e il drenaggio fiscale e l’erosione dei benefici hanno compensato parte dell’adeguamento. Tuttavia la crescita del reddito reale, trainata dalla forte occupazione, e le misure di policy hanno sostenuto il reddito disponibile delle famiglie».
Il group chief financial officer delle Generali, Cristiano Borean, è stato nominato presidente dello European Insurance Cfo Forum, gruppo di discussione a livello europeo che raggruppa i chief financial officer delle principali compagnie assicuratrici del vecchio continente.
- Generali: la prevenzione per gestire il climate change
Il cambiamento climatico sta diventando uno dei principali fattori di pressione sulla salute della popolazione e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. A spiegarlo è Gerardo Di Filippo, head of Group Risk Management Process and Operations di Generali. Il manager parte dai risultati del paper realizzato insieme al Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, «Resilience by Design: Strengthening Health and Human Development in a Changing Climate», che analizza il legame tra clima, salute, economia e società. Un legame che, sottolinea, non è più teorico ma già visibile nei suoi effetti concreti. L’impatto del cambiamento climatico sulla salute si sviluppa attraverso due canali principali. Il primo è quello degli effetti cronici, legati a un aumento costante delle temperature e a una degradazione progressiva della qualità dell’aria. Questi fattori contribuiscono ad aggravare patologie già diffuse, come le malattie cardiovascolari e respiratorie, incidendo in particolare sulle fasce più fragili della popolazione. In questo scenario la qualità della salute tende a peggiorare in modo lento ma continuo, con effetti cumulati nel tempo. Accanto agli effetti cronici si collocano quelli acuti, associati a eventi estremi come le ondate di calore o all’esposizione prolungata a patogeni già presenti, comprese le cosiddette vector-borne diseases. In questi casi l’impatto è improvviso e intenso: si registrano eccessi di mortalità e picchi di morbidità che hanno un effetto immediato sulle strutture sanitarie. La combinazione tra effetti cronici ed effetti di picco, osserva Di Filippo, mantiene i sistemi sanitari in una condizione di stress costante, che in alcuni casi porta a superare i limiti operativi. È una pressione che non si esaurisce con l’evento estremo, ma che si accumula
nel tempo. La prevenzione richiede collaborazione tra attori pubblici e privati, responsabilità condivise e capacità di adattamento continuo.

Intelligenza artificiale, indigestione di norme e sanzioni in agguato. È questo lo scenario effettivo che si apre di fronte agli occhi dei professionisti, stretti in una morsa pericolosa e contraddittoria. Da un lato abbiamo la spinta potente a usare le nuove tecnologie dell’intelligenza artificiale, tanto che, a breve, chi non la usa si metterà ai margini del mercato professionale o potrà essere rimproverato di scarsa diligenza nell’esecuzione della prestazione. Dall’altro lato abbiamo la sovrapproduzione di testi di normativa primaria e di soft law, infarciti di principi generali, ma lacunosi di precetti operativi. I professionisti si trovano, dunque, costretti a usare tecnologie pericolose, senza una rete normativa e, per di più, con la prospettiva di essere sanzionati da qualche autorità pubblica.
Attenzione alla mancata espressione di pareri/avvisi contrari o all’adozione di atti esprimenti un “avallo acritico” nei confronti di decisioni a rischio di responsabilità erariale. Costituisce colpa grave per il funzionario, in veste di Rup o responsabile del procedimento, non evidenziare alle autorità competenti dell’ente di appartenenza, le violazioni di legge ed i connessi danni facilmente evincibili in base ad una istruttoria tecnica correttamente compiuta. La sentenza della Corte dei conti, Sezione di Appello per la Sicilia, 14 gennaio 2026, n. 3 dimostra come un atteggiamento meramente passivo della struttura tecnica col quale accettare ed attuare, senza opporre alcun rilievo di natura tecnica e giuridica, alle indicazioni operative provenienti da organi dell’ente di appartenente, comporti il coinvolgimento del funzionario nell’eventuale danno erariale accertato in sede giurisdizionale.
Risponde anche il notaio se l’immobile non possiede la dichiarazione di abitabilità. Il professionista che stipula l’atto di compravendita, infatti, viene meno agli obblighi di oggettiva buona fede se non informa l’acquirente della situazione e delle possibili conseguenze. E ciò benché possa essere lo stesso compratore ad accertare che non è stato rilasciato il certificato che consente l’uso residenziale del cespite compravenduto: il notaio, infatti, ha l’obbligo di consigliare oltre che d’informare il cliente. Così la Cassazione civile, sezione terza, nell’ordinanza n. 1603 del 24/01/2026.
Il datore risarcisce il dipendente perché il demansionamento è «visibile»: il quadro direttivo perde potere, perché viene meno la funzione di coordinamento, mentre altri colleghi fanno carriera, a differenza sua. Il danno, che ha natura patrimoniale, deve ritenersi sussistente sulla base di una serie di elementi presuntivi: pesa lo svuotamento progressivo del bagaglio professionale, dell’autonomia e della specializzazione. E il risarcimento può essere liquidato in via equitativa nella misura del 30% della retribuzione per tutto il periodo di demansionamento. Così la Cassazione civile, sezione lavoro, nell’ordinanza n. 1195 del 20/01/2026
L’Ape Sociale prosegue per tutto l’anno solare 2026. Il legislatore ha esteso il periodo di operatività del sussidio fino al 31 dicembre di quest’anno, garantendo una continuità strutturale a una misura che, dal 2017, rappresenta un ponte verso la pensione di vecchiaia per disoccupati, caregiver, invalidi civili e lavoratori che svolgono professioni particolarmente faticose o rischiose, come alcune categorie di docenti. A confermarlo il messaggio INPS n. 128 del 14 gennaio 2026.

Nel 2024 la spesa sanitaria in Italia è stata di 185,1 miliardi (8,5% del pil). La quota prevalente (74,3% del totale) è sostenuta dal settore pubblico; il 22,3% è a carico direttamente dei cittadini. Lo rende noto l’Ivass nel suo bollettino statistico. Marginale (3,4%) è la spesa sanitaria intermediata da fondi sanitari e imprese di assicurazione. Queste ultime hanno raccolto nel comparto salute premi per 8 miliardi di euro nel 2024 (3,6 miliardi per il ramo infortuni e 4,4 miliardi per quella malattia), con un aumento del 7,8% rispetto al 2023. Il ramo infortuni cresce del 2,9% e il ramo malattia del 12,1%.
Il cda di Anima Holding ha deliberato la cooptazione di Saverio Perissinotto (foto) come consigliere e la sua nomina a ceo e dg a partire dal 2 febbraio. Perissinotto, dopo una lunga esperienza in Banque Indosuez-Crédit Agricole, dal 2024 è stato presidente di Eurizon.
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Stato di emergenza nazionale nelle tre regioni colpite dalla furia del ciclone Harry, i governatori nominati commissari, 100 milioni di euro per i primi interventi, da dividersi in tre parti uguali. Lo decide il consiglio dei ministri presieduto dalla premier, Giorgia Meloni, in una seduta di appena 20 minuti. Durata e stanziamenti che lasciano i tre presidenti di Regione delusi e silenti. Salta la conferenza stampa annunciata e già pronta ad andare in streaming
senza che da Palazzo Chigi arrivino spiegazioni, mentre il più contrariato sembra il governatore siciliano, Renato Schifani, che fra i tre presentava il conto più salato. «Una prima ricognizione c’è — aveva ribadito prima di entrare in Cdm — e purtroppo si tende addirittura a superare il miliardo e mezzo di euro».
Rischio nuovi esodati dal 2027 per oltre 55mila lavoratrici e lavoratori che negli ultimi anni hanno lasciato il lavoro con misure di uscita anticipata. Potrebbero ritrovarsi senza reddito e senza pensione fino a 4 mesi dal 2027 a causa dell’aumento dei requisiti legato alla speranza di vita. L’allarme arriva dalla Cgil che ha aggiornato il suo precedente calcolo di 44mila esodati, valutando l’impatto delle nuove regole fissate con la legge di Bilancio e anche l’aggiornamento del rapporto sulla previdenza della Ragioneria.
Secondo l’Osservatorio pensionistico del sindacato, il nuovo quadro normativo «modifica radicalmente lo scenario su cui erano stati costruiti migliaia di accordi di uscita dal lavoro» sottoscritti fino al 31 dicembre 2025 attraverso isopensione, contratti di espansione e fondi di solidarietà bilaterali. Accordi con le imprese che si fondavano su un quadro di stabilità dei requisiti: «Nessun aumento nel 2027, nessun aumento nel 2028 e un incremento limitato a due mesi complessivi nel biennio 2029-2030». Su queste basi, sottolinea il sindacato, sono state prese «scelte individuali irreversibili», come la cessazione del rapporto di lavoro, «senza coperture per incrementi anticipati o più elevati».
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